Intervento di Erica F. Poli al convegno Voci Dai Mondi (Milano, 26 febbraio 2017, organizzato da Anima Eventi). Tema: il diavolo necessario: psichiatria, neuroscienze e codici dell’anima alle prese con la realtà del male.

 

Tra gli argomenti del video:

Ci sono possessioni e fenomeni paranormali che sono il frutto di un disagio psichico?

La psicosi non è un elemento mentale, ma di profonda disconnessione dal corpo fisico.

Il “posseduto” si sente tranquillizzato dal fatto che non è responsabile di quanto gli accade, perché dipende da un demone, da un male esterno di cui è vittima.

Forse che nella malattia ci sia una divinità non riconosciuta? Forse anche nel demonio c’è una divinità non riconosciuta?

I disturbi dissociativi sono collegati fortemente alle esperienze dell’infanzia e addirittura al periodo prenatale.

Dissociazione vuole dire distacco, separazione. Le persone dissociate non sanno come si sentono, come stanno nel corpo.

L’etimologia di “diavolo” significa “colui che separa”.

La dissociazione è un meccanismo di difesa da una sofferenza non digeribile, non significabile.

Il diavolo esiste veramente oppure o è una forma pensiero prodotta dalla nostra coscienza che ha bisogno di vivere nella separazione?

Il diavolo teme Tanatos (la morte) ed Eros, perché sono dimensioni che portano oltre, che rompono i limiti.

Dal punto di vista neurologico, le aree cerebrali correlate alla dissociazione sono quelle collegate alla memoria biografica, troviamo quindi che funziona poco l’ippocampo, come se la persona stesse cercando di mettere nell’oblio quel che è successo.

Il diavolo ci permette di non ricordare la sofferenza, di non farci un ragionamento sopra, di non raccontarla, per il semplice fatto che in questo modo non siamo più la persona che a tre anni magari ha subito un abuso, ma siamo qualcuno che ora è posseduto da qualcos’altro.

A volte il vero aspetto paranormale è rappresentato dalla mente umana stessa, capace per esempio di memorizzare memorie antichissime di cui si era persa traccia e poi di rievocarle.

Nel delirio mistico-religioso la persona smetteva di essere “normale”, ma oggi sarebbe subito etichettata come “psicotica”.

Quando la persona si lascia agire dal male accettando di non essere perfetta, in qualche modo si apre alla possibilità di cambiare.

Nella tradizione ebraica “Satana” significa “l’avversario”.

Satana permette la relazione tra il creatore e la creatura; il creatore necessita della creatura una volta che l’ha creata per essere intero, perché creandola l’ha messa fuori di sé. Il diavolo, il creatore del dubbio, è necessario per riportare la creatura a Dio.

Ciascuno può dire di sì e di no, e in questo può fare la differenza.

Il paziente psicotico con il suo disturbo dissociativo è psicotico o sta manifestando un aspetto della divinità?

L’io deve obbedire solo parzialmente al diavolo o alla divinità che porta domande e dubbi; se riesce a stare lì e a tollerarlo, allora questo fa la differenza.

Se vogliamo vivere questa dimensione bisogna che accettiamo il male dentro di noi e decidiamo cosa farne… vuol dire che tutte le volte che temiamo di fare del male perché vogliamo agire al di fuori del percorso “normale” chiesto dagli altri, in realtà stiamo facendo qualcosa di divino e diabolico allo stesso tempo. L’aspetto profondo della questione è che dobbiamo assumerci la responsabilità della scelta.

Siamo abituati a mettere le nostre ombre in un angolo e negarle, polarizzandoci lontano da esse, questo crea il malessere.

Che colpa ha un bambino che nasce malformato? Dov’è Dio in questo caso? Perché permette tutto questo?

Bisogna concepire Dio come non onnipotente, perché se non è onnipotente allora noi smettiamo di essere impotenti.

Ma il diavolo esiste davvero? Possiamo dire che in qualche modo esiste nella dimensione in cui siamo, manifestandosi attraverso il dualismo, ma al di là di questo il conflitto diabolico è la possibilità che può salvare la tua unicità, il tuo essere individuo.

Il diavolo e le sue presunti manifestazioni riportano quello che oggi è diventato clinico e meccanico nel posto della metafisica, ossia in una dimensione dove non siamo gli esseri che crediamo di essere. Allora il vero problema è se riusciamo a tollerare questo attraversamento energetico, e se ci riusciamo faremo un passo avanti.

Tollerare le forze delle divinità che ci attraversano , siano esse presunte buone o cattive, è ciò che veramente ci compete.

Cercare di essere buoni è una illusione, Jung invita a non essere buoni ma piuttosto a essere integri. L’unico scopo per cui siamo qui, infatti, è integrare dentro di noi i piani alti e profondi dell’esistenza.

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