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Molte delle opere artistiche più famose di tutti i tempi contengono dei codici nascosti che gli storici dell’arte non vedono e non ci raccontano. Per esempio, il celebre affresco di Michelangelo della Creazione di Adamo rappresenta in modo preciso il cervello umano…

 

L’arte, quella vera, cela tra luce, forme, cromie e armonie, dei codici nascosti che suscitano da sempre la curiosità degli appassionati del mistero. Parliamo di scultura, pittura, disegno, musica e scrittura, di capolavori unici e di straordinaria bellezza. Molte delle opere più famose di tutti i tempi trascinano con sé da sempre ambiguità e suggestione, che spesso gli storici dell’arte non vedono e non ci raccontano. Come il Cenacolo di Leonardo Da Vinci, una delle opere più controverse e studiate di tutti i tempi, oppure la Cappella Sistina, il David di Michelangelo, o la Primavera del Botticelli. Come possiamo riuscire a decifrare questi codici segreti e comprendere quanto l’arte sia fatta da enigmi e storie esoteriche? Nei dipinti troviamo non solo geometria sacra e alchimia, codici aurei ed euclidei, ma anche vere e proprie provocazioni, goliardie, giochi ed enigmi per nulla nascosti. Anzi, sbattuti in faccia a noi che guardiamo e non vediamo, anche se inconsciamente ci accorgiamo di qualcosa, di un non so che, che ci fa rimanere a bocca aperta. Vediamo un esempio.

Nel 1975, Frank Mershberger, un chirurgo americano, alzando gli occhi sul celebre affresco della Creazione di Adamo di Michelangelo nella Cappella Sistina a Roma, rimase a dir poco sbalordito. Quello che vide era qualcosa che conosceva molto bene: l’esatta riproduzione di un cervello umano, in chiave simbolica, in una sezione laterale in cui erano ben visibili i dettagli anatomici dell’organo. Il tutto, riprodotto ad arte, dal grande pittore toscano, che in questa maniera dichiarava agli occhi del mondo e della Chiesa i suoi studi e le sue conoscenze sull’anatomia umana. Il dottore americano riconobbe quella figura a lui così familiare, tanto studiata nei libri ai tempi dell’Università. Il lobo frontale, il cervello, il cervelletto, il lobo occipitale, la corteccia, il tronco cerebrale, tutto rappresentato in maniera chiara ed evidente, una perfetta sezione del cervello umano.

Sono ben visibili il contorno della volta del cervello, e della base; il panneggio verde descrive il corso dell’arteria vertebrale, l’arco del braccio sinistro di Dio delinea il giro del cingolo, la schiena dell’angelo che sorregge Dio corrisponde al ponte di Varolio, e le sue gambe si prolungano a costituire il midollo spinale. Addirittura Michelangelo avrebbe rappresentato l’emisfero destro, l’emisfero che la scienza moderna studierà cinque secoli dopo e classificherà come essere l’emisfero creativo, quello degli artisti.

[…] A questo punto l’immagine rivela un codice, un messaggio a strati, rivolto a chi per conoscenze e sapere, è in grado di vedere oltre l’apparenza e di decifrarlo. Quello che pochi istanti prima era un anziano signore volante, adesso è un Dio inserito in un cervello. D’ora in poi, quando riguarderemo quest’immagine, che cosa vedremo? Qualcosa che prima, per noi, non c’era. Se poi, incuriositi da questa piacevole scoperta volessimo proseguire nella decodifica del messaggio segreto, potremmo scoprire sempre più informazioni e significati. La curiosità si alimenta attraverso le domande. Il funzionamento del nostro cervello e anche dell’intuizione è governato dalla capacità di farci delle domande.

Perché mai Michelangelo avrebbe dipinto Dio dentro un cervello? E perché, avrebbe raffigurato proprio l’emisfero destro? Potremmo proseguire il gioco delle domande per ogni dettaglio anatomico, per le mani, le vesti, i colori, i simboli e come un’infinita matrioska il messaggio del geniale artista potrebbe diventare un enigma quantistico. L’emisfero destro infatti, è il cervello creativo, illimitato, intuitivo. Come faceva il Buonarroti ad avere queste conoscenze nel 1500? Informazioni che sarebbero state scoperte dalla scienza molti secoli dopo? E soprattutto, perché gli storici dell’arte non vogliono vederlo e ne negano l’esistenza?

L’arte che rivela misteri e conduce alla sfera dell’ignoto produce nuova consapevolezza e rende conosciuto lo sconosciuto. Imago è un termine antico per definire l’immagine, ciò è illuminante per suggerire il significato magico dei simboli, degli archetipi. Le figure dipinte o disegnate diventano veicolo di messaggi subliminali, ipnotici e simbolici. Queste immagini sono studiate e poi riutilizzate nei tempi moderni dalla pubblicità e dal mondo della comunicazione.

Alessio Atzeni

Estratto dal libro L’Arte del Risveglio (di prossima pubblicazione con Anima Edizioni)

Chi fosse interessato può approfondire queste tematiche nel video-seminario “L’Arte del Risveglio”, alla pagina www.alessioatzeni.it

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