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Ascoltare l’inconscio: impegno quotidiano

Ascoltare l’inconscio è possibile ma richiede impegno. Stefano Siccardi, intervistato sul tema, espone la sua opinione a riguardo e suggerisce gli strumenti per approfondire il contatto con sé stessi.

– Sintonizzarsi con il linguaggio dell’inconscio, con le intuizioni, con la parte più profonda di noi: si può imparare a farlo?

Prima di tutto, collegarsi con l’inconscio e con i nostri sentimenti più profondi, non prescinde dall’ascolto delle proprie sensazioni fisicheche, secondo me, rappresentano i mattoni costitutivi delle nostre conoscenze, sia consce che inconsce. E’ possibile ascoltare l’inconscio ed è molto importante, in quanto attraverso l’inconscio arriviamo a sapere molte più cose di quanto non ci rendiamo normalmente conto.

L’inconscio riguarda anche il saper fare… basti bensare a quante cose, in pratica, facciamo in maniera automatica: una volta che abbiamo imparato ad eseguirle, entrano a far parte del nostro modo quotidiano di lavorare. Si pensi all’azione del guidare: possiamo farla senza pensare ad ogni momento “sto per girare il volante”, “ora schiaccio il pedale” etc. Si tratta invece di un’azione che eseguiamo in modo spontaneo, e questa modalità automatica è collegata con il nostro inconscio.

Certamente, è possibile avvicinarsi all’inconscio, conoscerlo meglio, ed entrarvi in sintonia. Esistono moltissimi metodi che ci aiutano a far ciò, come il rilassamento guidato o l’osservazione di sé stessi,. Ad esempio, tenere un diario, osservare e annotare i propri sogni, come anche praticare una fra le svariate tecniche di meditazione che provengono da tradizioni millenarie come lo yoga. Poi, ci sono pratiche come il Tai Chi, la meditazione trascendentale, o la semplice attenzione al respiro, e così via. Se si è veramente interessati ad approfondire questo aspetto di sé, si dovrebbe guardare un po’ in giro fra le varie discipline proposte, fare diversi tentativi, sperimentare e scegliere quelle che sono più adatte a noi e con le quali ci sentiamo più a nostro agio.

Anche per la parapsicologia, consigliamo di utilizzare tecniche di rilassamento, di meditazione, di lavoro su sè stessi in generale, per favorire il dialogo con l’inconscio, poiché molto spesso le informazioni “psi”, quelle di cui si occupa questo settore, passano attraverso la parte inconscia.

Per quanto riguarda il dialogo con l’inconscio, raramente si è portati per carattere ad avere una bassa barriera di comunicazione fra conscio e inconscio e quindi a mettere in contatto questi aspetti, più in generale bisogna tener conto che occorre effettuare un vero e proprio lavoro su sé stessi. Si tratta di un impegno che va preso con una certa serietà, e se non si è disposti ad affrontarlo con coerenza, forse non vale neanche la pena di cominciare… perché richiede fatica e continuità. E non è diverso da altre situazioni, come imparare a sciare: se si va a lezione una volta e basta, non si impara nulla.

– Quindi un impegno con se stessi…

Diversamente è solo tempo buttato via.

– Lei ha scritto un libro con Lucia Pavesi: “Il potere magico della piramide”. Le chiedo, a proposito, se la piramide può essere considerata uno strumento che può aiutare a sintonizzarsi con l’inconscio.

In certe occasioni, la piramide, intesa come struttura entro cui meditare, può essere di aiuto per favorire la concentrazione, ma ci sono anche tante altre proprietà… Alcuni esercizi di meditazione e concentrazione con la piramide, sono spiegati nel libro.

– Può darci altri dettagli?

Uno dei metodi è quello di costruirsi una piccola piramide, grande come una tenda canadese, di modo che si possa tenere in casa, in cantina o in un posto dove raccogliersi. Meditare o rilassarsi regolarmente al di sotto di questa struttura, può comportare dei benefici, e in questo senso è un mezzo di aiuto. Poi, la piramide è anche utilizzabile per molti altri contesti. Per quanto concerne l’utilizzo per meditare e simili pratiche, non occorre che la struttura piramidale sia realizzata con un materiale specifico, si va dal plexiglass ad una intelaiatura in legno, oppure si possono usare piccoli bastoncini di metallo.

– Quindi quella che conta è la forma?

E’ la cosa più importante, soprattutto in termini di proporzioni. Esistono due o tre tipi di proporzioni per le piramide, e che sono le più consigliate; diciamo che la proporzione più opportuna è quella utilizzata per la realizzazione delle piramidi egizie, che sono piramidi a base quadrata con un preciso valore per gli angoli etc…

– In conclusione, meditare sotto una tale piramide favorisce il contatto con le parti più profonde di noi.

Favorisce la profondità della meditazione ma non solo: sono state fatte anche delle misure sulla qualità dell’aria all’interno della struttura piramidale e ci sono delle differenze… diciamo comunque che per quanto riguarda l’argomento in oggetto, che è quello di favorire la profondità della meditazione, occorre sperimentare e attenersi alla sensibilità personale. Mettersi sotto una piramide richiama nell’inconscio dei simboli che possiamo definire archetipici, cioè che provengono in un certo senso “dalla notte dei tempi”. Per la maggior parte di noi, la piramide, il triangolo e figure simili, richiamano alla memoria qualcosa di molto antico e profondo, e in questo senso ci aiutano a scendere dentro di noi. Non si parla di miracoli, naturalmente, ma di un aiuto in più..

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