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Come la brace sotto la cenere

L’Eutanasia è un tema delicato e molto discusso. Attraverso la scrittura automatica giunge a noi un punto di vista “spirituale”: l’anima non ha età ed è consapevole delle condizioni che sceglie per la sua incarnazione…

Questo è un problema che periodicamente si presenta e così anche da Lassù hanno voluto far sentire la Loro voce.

Sono le ore 16:00 del 10 luglio 2008, sto riposando, vengo svegliata da una folata di vento improvvisa, apro gli occhi e vedo davanti a me un’ombra grande e grossa.

D. “Chi sei?”

R. Anche per me tu hai scritto…

D. Forse sei Welby? Penso a lui data la mole di quell’ombra che ho davanti…

R. Molti hanno bisogno di sapere …

Sento urgente il bisogno di scrivere. Mi alzo, prendo carta e penna e attendo. L’Entità che si presenta parla in modo convulso, corre ed io faccio fatica a starle dietro. Lei vuole parlare dell’Eutanasia. La invito alla calma quindi comincio a scrivere…

R. Il problema di fondo non è se quello che succede sia giusto o ingiusto, ma il fatto è che l’uomo spesso agisce d’impulso e non riflette sulla situazione oggettiva. Quando un’anima si trova a vivere una situazione ambivalente, la necessità dell’ascolto è fondamentale. Un corpo apparentemente morto che continua a vivere in stato vegetativo, è come la brace sotto la cenere. Tutto sembra tranquillo, il fuoco sembra spento ma basta una folata di vento perché il tutto si ravvivi ed il fuoco riprenda a vibrare. L’anima è un soffio vitale che può dare vita ad un corpo se il vento la alimenta, perciò bisognerebbe aspettare che quella fiamma si spegnesse lentamente da sola, non accelerare il processo finale.

D: Nel caso di Eluana, sono passati 16 anni, ed il fuoco vitale non si è riacceso. Perché? Qual è la sua condizione?

R: Un’anima spesso vaga incerta senza la cognizione del tempo e dello spazio. Queste misure sono solo per gli uomini che non capiscono i nostri meccanismi ed hanno fretta di concludere. La fiammella della vita può essere riaccesa se si ha la pazienza di aspettare.

D. Che cosa bisogna aspettare?

R. Il soffio di vento che possa di nuovo alimentarla. L’indifferenza dell’uomo non aiuta a risvegliarsi e le percezioni che si hanno spesso frustrano lo spirito di sopravvivenza e chi sta bene non ha voglia di tornare.

D. spiegati meglio.

R. l’anima si nutre di sentimenti, quindi sono questi che rappresentano il soffio vitale e che possono permettere il risveglio. Se dopo tanti anni intorno a lei si è creata solo attività di routine, ciò significa che l’aiuto che le si dà fa parte solo della pietas umana, così l’anima prende coscienza che ormai tutti sono rassegnati alla sua perdita, per cui non si creano più le condizioni per le quali un’anima debba desiderare di tornare a vivere in stato di sofferenza.

Nella condizione di spirito la sofferenza è più sopportabile di quanto non lo siano le sofferenze del corpo, perciò spesso un’anima può decidere di continuare il suo percorso meglio in uno stato vegetativo che in uno stato di infermità mentale o fisica. In questo modo l’anima porta ugualmente a termine il suo percorso pur restando in situazione ambivalente. Intendo con ambivalente, tra il Cielo e la terra.

Non dimenticate che spesso gli spiriti non desiderano ritornare sulla terra, soprattutto quando sono consapevoli di una vita di sofferenza che li attende. Ma, se per evolvere hanno bisogno di vivere quella sofferenza, allora è giusto che continuino e non interrompano il percorso intrapreso.

Chi si prodiga per mettere fine a questa situazione, sicuramente agisce in funzione di condizioni di disagio fisico e materiale personali, poco propensi a dare importanza all’immortalità dell’anima, ed alle reali necessità di quell’anima che sta usando quel modo di essere vegetativo per portare a termine il suo percorso di perfezionamento che, comunque si deve compiere e sarebbe giusto che si compisse nel modo che l’anima ha scelto, senza interferenze da parte di nessuno, nemmeno dei genitori che non hanno le opportune conoscenze nè il diritto di impedire qualcosa di cui non conoscono esattamente i termini.

D. L’uomo, sulla base della sua razionalità, non accetta questo discorso e le sue motivazioni sono di ordine pratico. Cosa succede all’anima che viene ostacolata nel suo procedere?

R. Anche quando un corpo vive in stato vegetativo, partecipa all’evoluzione della sua anima, perché quello stato è una condizione di disagio e sofferenza, lenta e prolungata nel tempo ed ha, come abbiamo già detto, una ben precisa motivazione di essere.

D. Se non ci fossero state le macchine moderne, Eluana sarebbe morta molti anni fa. Quindi la questione come può risolversi?

R. Ogni anima che viene sulla terra conosce già il suo percorso, ed anche se ancora non ha fatto l’esperienza diretta, è consapevole di aver scelto di vivere in una realtà condizionata dalle macchine e dal progresso scientifico. Questo è già stato messo in conto, e costituisce per quell’anima un nuovo motivo di conoscenza attraverso un’esperienza nuova che dovrà arricchirla e farla evolvere.

Sulla base di questi elementi, l’anima sceglie di reincarnarsi in un determinato periodo storico, accettando di sottomettersi a tutti i condizionamenti che la sua personale vicenda le permetteranno di sperimentare. In pratica tutta la nuova esperienza di vita deve adeguarsi alle modalità di vita del periodo storico scelto.

D. Questo significa che se Eluana non si sveglia bisogna tenerla all’infinito in quella condizione?

R. Infinito e tempo sono nozioni umane. La verità è che c’è poca fede nel miracolo o nella buona riuscita di un accadimento. Quando si interrompe per volontà di altri un percorso evolutivo, si valuta quanto l’anima dell’ammalato abbia partecipato a quel progetto. So cosa stai per chiedermi ma ti faccio presente che l’anima è sempre vigile, è solo il corpo che vive lo stato vegetativo, perciò nelle decisioni degli uomini può esserci anche la volontà dell’anima interessata. In questo caso tutto si compie, e la responsabilità di tale gesto ricade anche sull’anima che lo ha permesso, consapevole di dover affrontare una nuova vita di dolore. Ma se questa volontà non c’è, l’uomo deve rispettare, astenendosi da qualsiasi presa di posizione, la volontà superiore.

D. Come si fa a capire quale sia la volontà dell’anima?

R. Per volontà dell’anima si deve intendere la volontà dello spirito pensante, non la posizione ideologica espressa dalla persona fisica, quando era ancora in buona salute, perché da persona comune non ha le conoscenze giuste per esprimere la sua volontà con cognizione di causa. In pratica, voglio dire che quando si esprime un pensiero questo è solo il riflesso di idee generali espresse dalla mente umana, sulla base di conoscenze umane ma senza una vera conoscenza del divenire del mondo spirituale. Spesso gli uomini dimenticano quello che già più volte è stato detto.

L’uomo non ha il diritto di decidere per gli altri, le situazioni si dipanano da sole e l’uomo deve solo assecondare gli eventi senza forzarne l’esito. Non tutte le anime sono belle e sante, abbiamo parlato di spiriti bassi, legati ancora alla vita e questa potrebbe essere una risposta che implica cioè il desiderio di ritornare alla vita, ma l’altra alternativa potrebbe essere anche la scelta prolungata di una vita vegetativa ad una vita di sofferenza.

In pratica se impediamo a quest’anima di compiere il suo percorso, lei sarà costretta a reincarnarsi affrontando una vita ancora più dolorosa, che sentirà ancora più pesante perché non è stata una libera scelta ma piuttosto una costrizione. Non cerchi l’uomo di modificare le leggi del Cielo, perchè non ne ha né il diritto né l’autorità.

Ma soprattutto, uomini di poca fede, ogni tanto alzate gli occhi al Cielo e cercate di ascoltare il vostro cuore. Lì troverete tutte le risposte. Ricordate che la ragione è limitata, non attribuitele la capacità di poter risolvere t.

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