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Gli anni perduti della Sindone

Gli esami radiocarbonici collocano l’origine della Sindone tra il 1260 e il 1390 d.C. eppure ricerche storiche ed iconografiche confermano la presenza del Sacro Telo in epoche antecedenti.

Secondo la tradizione, la Sindone oggi conservata nel duomo di Torino non è altro che il lenzuolo nel quale fu avvolto Gesù dopo la morte in croce. Dal XIV secolo, quando il Sacro Telo compare nel villaggio francese di Lirey, non esistono lacune storiche riguardo alle vicende a cui è andata incontro la Sacra Sindone. Non possiamo affermare la stessa cosa riguardo al periodo precedente, anche se è possibile ricostruire con buona approssimazione ciò che è accaduto al Sacro Lenzuolo sulla base dei risultati concordanti delle ricerche storiche, numismatiche, archeologiche e iconografiche.

Queste ricerche, unitamente alle indagini scientifiche, ci consentono di ipotizzare, con un alto grado di probabilità, che la Sindone di Torino abbia un’origine più antica che quella risultante dai tanto contestati esami radiocarbonici, che collocano il Lenzuolo tra il 1260 e il 1390 d.C. Nel ricostruire una cronistoria delle vicende terrene del Lenzuolo di Cristo la ricerca ha sempre dovuto affrontare una questione assai spinosa. Si tratta di un vuoto di quasi centocinquanta anni, compreso tra l’assedio di Costantinopoli del 1204 e la ricomparsa a Lirey intorno alla metà del XIV secolo, durante i quali se ne perdono completamente le tracce. Dove si trova la Sacra Sindone in questo periodo?

Per cercare di rispondere a quest’interrogativo occorre partire da un’ipotesi che è quella che attualmente trova maggiore riscontro tra i sindonologi, poiché risulta essere la più ricca di testimonianze documentarie. Secondo questa interpretazione,la Sindone che compare in Francia intorno alla metà del XIV secolo, nelle mani del nobile cavaliere Geoffroi I de Charny, è la stessaconservata a Costantinopoli e trafugata durante il sacco dei crociati del 1204. Numerose sono, infatti, le testimonianze di comuni viaggiatori e illustri sovrani, risalenti ai secoli XI e XII, che segnalano la presenza della Sacra Sindone a Costantinopoli. Nella capitale dell’impero Bizantino, il Sacro Lenzuolo, rimane fino ai primi anni del XIV secolo, quando sulla città si abbatte l’impeto dei crociati.

Tra i cronisti che narrano gli eventi della quarta crociata, vi è il cavaliere Robert de Clary. Egli nelle sue memorie, descrive i numerosi “tesori” di Costantinopoli: “Tra le meraviglie che sono là c’era un’altra chiesa chiamataSanta Maria delle Blacherne dove c’era la sindone in cui Nostro Signore era stato deposto e che ogni Venerdì Santo veniva alzata verticalmente affinché si potesse vedere bene la figura di Nostro Signore.”

In seguito alla conquista della città insieme alla caccia alle ricchezze, scatta anche quella alle reliquie. Cosa ne è della Sindone? La risposta, quanto mai oscura, ci è fornita sempre dal de Clary: “Nessuno, né greco né latino, conosce cosa avvenne della Sindone dopo il saccheggio della città.”

Possiamo affermare, con relativa certezza, che la Sindone scompare da Costantinopoli nel periodo di tempo compreso tra il mese di aprile del 1204 e l’agosto del 1205. L’aiuto per limitare all’agosto del 1205 il periodo in questione ci arriva da una lettera; facente parte del Chartularium Culisanense, un documento risalente all’inizio del XIII secolo. In questa lettera è segnalata la presenza del Sacro Lino ad Atene. Inoltre, altre due testimonianze, di Benedetto di Santa Susanna e Nicola d’Otranto, confermano la presenza del Lenzuolo nella città ellenica.

Al fine di scoprire il percorso effettuato dalla Sacra Sindone nel passaggio da Atene a Lirey occorre indagare da vicino su un personaggio che partecipò attivamente al saccheggio di Costantinopoli: Othon de La Roche. Costui riveste il ruolo di consigliere di Bonifacio del Monferrato, comandante in capo della quarta crociata. Visto l’importante apporto fornito nel corso della spedizione, rispettando pienamente gli accordi intercorsi prima dell’assedio del 1204, Bonifacio nomina Othon Signore d’Atene. È dunque nelle mani di questo nobile francese che si trova la Sindone.

Per quanto riguarda la modalità con cui il Lenzuolo è finito nelle mani di Othon de La Roche, l’ipotesi più probabile è che al momento della spartizione del bottino, i capi della crociata abbiano deciso di ricompensare Othon con una delle reliquie più preziose, la Sindone appunto. Le prove a nostra disposizione confermano la presenza ad Atene di Othon de La Roche fino al febbraio del 1225. Dopo questa data il Signore d’Atene ritorna in Francia, nel suo possedimento di Ray-sur-Saône, in compagnia del Lenzuolo.

Due nuovi elementi ci consentono di affermarlo con certezza. Nella chiesa di Seveux, un villaggio nelle vicinanze di Ray-sur-Saône, possiamo trovare la lastra tombale di Othon. Lastra riprodotta anche nel castello di famiglia. L’esistenza della tomba dimostra inequivocabilmente il ritorno in Francia del nobile crociato. In aggiunta a ciò, nello stesso castello è conservato un semplice cofanetto di legno finemente decorato che, stando a quanto riportato nelle memorie di famiglia, ha conservato il prezioso Lenzuolo al momento del suo ritorno in Francia. Le dimensioni interne del cofanetto, simili a quelle di altri contenitori che nel corso dei secoli hanno ospitato la Sindone, si adattano alla piegatura del Lenzuolo in 96 parti.

Queste nuove prove suggeriscono che la Sindone rimane conservata per diversi anni nel castello di Ray-sur-Saône, prima di passare al signore di Lirey: Geoffroi I de Charny, imparentato alla quinta generazione con il de La Roche. I risultati di questa ricerca rappresentano un nuovo passo in avanti per potercollocare storicamente ancora più indietro nel tempo l’origine della Sacra Sindone, in netto contrasto con i risultati di una datazione sperimentale tutt’altro che affidabile..

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