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Il bacio e la forza dell’amore

L’amore, in ogni sua forma, sembra essere il più potente tra gli “elisir di lunga vita”. Via libera quindi al bacio, se fonte di reale appagamento e gioia, perché il benessere che ne deriva coinvolge mente, spirito e… corpo.

L’amore, quando sboccia e divampa, si fa soprattutto bacio. E quanti baci sono entrati nei sogni di tutti dal mondo mitico del cinema: Clark Gable chino su Vivien Leigh, Cary Grant avvinto a Grace Kelly, James Stewart stregato dalla bocca di Kim Novak… Baci che, come racconta Nuovo cinema paradiso di Giuseppe Tornatore, una volta la censura avrebbe forse tagliato volentieri, e che oggi invece sarebbero uno spot perfetto per una campagna sulla salute e sul benessere: le labbra di Burt Lancaster su quelle di Deborah Kerr nel film Da qui all’eternità, magari all’insegna dello slogan terapeutico “Baciare, amare, guarire”.

Incredibile? Mica tanto. L’Organizzazione mondiale della sanità ha definito il sesso un’esperienza fondamentale per la salute e il benessere dell’uomo e della donna. E non solo il sesso. Bastano già da soli i baci, espressione di un amore, di una passione, stimolo di piacere, a rendere più forti le difese immunitarie di una coppia. L’io si disgrega e si rifonde e confonde con quello della persona amata. Il bacio, atto d’intimità fisica e psichica, è anche il momento dell’esplorazione chimica e biologica dei due partner. E dalla bocca partono terminali nervosi complessi, tattili e sensitivi, che innescano a livello cerebrale quei neurormoni, le endorfine in particolare, che in parole povere cambiano una vita. In meglio. Molto meglio. Un organismo innamorato diventa più forte in ogni sua cellula. Fino a combattere in modo più efficace ogni malattia. Parafrasando un noto proverbio, si potrebbe dire: “Un bacio al giorno leva il medico di torno”. L’importante è che il bacio sia coinvolgente, fonte di piacere.

Eppure, quando la medicina si trova di fronte a guarigioni impreviste, la cui causa potrebbe proprio essere un forte amore o una rinnovata vita di coppia, tende a negarle. Lo stesso Linus Carl Pauling, premio Nobel per la chimica e grande fautore della vitamina C, in un suo libro racconta della miracolosa guarigione di un malato di tumore in fase molto avanzata (la prognosi era un anno di vita al massimo), che per non lasciare nulla in eredità ai suoi diretti parenti si mise a mangiare i limoni delle sue tenute (chili al giorno). Ad una prima lettura, secondo la personale interpretazione di Pauling, furono i grandi quantitativi di vitamina C assunti a determinare la svolta nella malattia. Ma esiste un’altra verità: il settantenne, ricco ma malato e depresso, si era innamorato perdutamente della giovane infermiera che lo accudiva e aveva ritrovato sia la voglia di vivere, sia un vivificante rapporto di coppia. E finalmente, dopo l’incomprensibile guarigione, anche un nuovo erede. Leggenda? Forse.

Ma la storia di cui è stato testimone il mio collega Roberto Orecchia, radioterapista dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, è molto simile. Il protagonista è un sessantenne con un tumore al fegato e una previsione di vita che non superava i sei mesi nel 1998. L’anno dopo, a Londra, gli fu trapiantato il fegato e si sposò. Oggi ha un tumore alla prostata e deve sottoporsi ad un nuovo trapianto di fegato, perché il donatore di allora aveva l’epatite C. Lui però non vuole farsi operare alla prostata per non rischiare l’impotenza, innamorato com’è della moglie trentenne. Risultato? Orecchia, che lo segue da vicino, dice: “Non so come andrà a finire. Però, intanto, i sei mesi di vita sono diventati sei anni”.

I cinesi contemporanei di Cesare Augusto la pensavano diversamente. Loro erano convinti, da sempre, che il sesso potesse diventare una fonte di energia, e coltivavano la sessuologia come una scienza. Sono stati i medici cinesi a studiare per primi il modo di trasformare il rapporto sessuale in una sorta di elisir di lunga vita. Ovviamente per l’Imperatore, le cui mogli e concubine erano considerate una fonte di energia vivificante: la prescrizione di una sorta di vampirismo sessuale avrebbe garantito benessere e longevità al Signore Celeste. Le concubine, innanzitutto, dovevano essere giovani, inesperte, “prede”. Ma anche l’atto sessuale aveva regole ben precise, affinché avvenisse il trasferimento di energia all’Imperatore.

Scientificamente è stato visto, all’inizio sui ratti e poi sui primati (la ricerca è apparsa sulla rivista Nature), quale meccanismo scateni un rapporto sessuale nei diversi apparati dell’organismo: dall’ossitocina, sviluppata a livello degli organi genitali, parte l’input per le zone del cervello (ipotalamo in primis) deputate a comandare un’ondata di endorfine, neurormoni del benessere, che annullano il dolore, inducono piacere e ottimismo, innalzano le difese dell’organismo. Quest’ultimo punto è la chiave.
Un curioso, recente studio sembra confermare tutto ciò anche per l’uomo. È stato visto che avere due, tre rapporti sessuali alla settimana protegge dal raffreddore. Il virus del raffreddore è uno dei più “tosti”. Un vaccino per bloccarlo non è stato ancora creato, nonostante il sicuro ritorno economico per chi riuscisse a metterlo a punto.

Quindi, sulle difese dell’organismo il sesso sembra avere un effetto stimolante. Effetto stimolante che però non sarebbe sufficiente a curare un tumore. È il parere espresso dal “maestro” Umberto Veronesi: “Anche se”, aggiunge Umberto, “l’innamoramento e il sesso hanno comunque un effetto protettivo, grazie a tutti gli ormoni e ai neurotrasmettitori che chiamano in causa. Per una donna, ad esempio, avere un primo figlio in giovane età, averne più di uno durante l’età fertile, e allattare, sono un valido scudo contro il carcinoma del seno. Poi l’amore di coppia e un’attività sessuale normale sono fondamentali nella riabilitazione dopo un tumore sia della donna sia dell’uomo”.

Per questo il San Raffaele ha voluto aprire un ambulatorio di sessuologia diretto da Alessandra Graziottin, che ha studiato per anni le basi biologiche dei rapporti fra l’innamoramento e le condizioni generali dell’organismo. Ormai si sa che un ruolo fondamentale è svolto dal sistema limbico, la zona del cervello più arcaica. Alcune aree (ipotalamo, talamo, amigdala, ippocampo) che compongono questa zona producono neurotrasmettitori implicati nel complesso gioco tra desiderio e soddisfazione.

E quale malattia più dell’Aids è in grado di evocare il sesso in senso negativo? Ricordo i racconti di un mio paziente, 42enne, pianista, colpito dal virus HIV. “Io mi sono salvato”, diceva, “grazie all’amore del mio compagno, un amore vero, completo. Prima di ammalarmi avevo solo rapporti con partner occasionali. Poi, quando il mondo mi è crollato addosso, ho trovato uno stimolo talmente forte nell’amore da non aver avuto nemmeno più la paura di morire. È stato sufficiente per farmi sopravvivere, dopo che da sieropositivo sono diventato malato conclamato. A differenza di altri, ho resistito bene fino all’arrivo dei nuovi farmaci”. In effetti, gli ammalati che questo mio paziente conosceva sono morti. Lui c’è ancora.

Molti temono che il sesso non faccia troppo bene al cuore e alle coronarie. Non la pensa così un medico di grande esperienza come Antonio Bartorelli, responsabile dell’unità operativa di cardiologia invasiva al Centro Cardiologico Monzino di Milano. L’ha ripetuto molte volte: “Chi muore di infarto tra le braccia della partner aveva le coronarie già ostruite, magari senza saperlo. L’attività sessuale fa bene al cuore“. Una forte arrabbiatura invece mette in pericolo l’apparato cardiovascolare. Come? Innescando una serie di reazioni negative che possono mandare in tilt un cuore non in perfetta forma.

Ma quanto l’amore aiuta la ripresa dopo l’infarto? Fino a vent’anni fa il sesso era vietato nel periodo di convalescenza. Oggi non più. E quanto un coinvolgimento emotivo aiuta a sopravvivere? E’ difficile dare una risposta precisa, ma un episodio accaduto allo stesso Bartorelli può aiutarci a capire. Ecco la sua testimonianza: “Una notte, alle 3, è arrivato d’urgenza nel mio reparto un sessantenne con un infarto in atto. Aveva avuto un arresto cardiaco durante un’operazione di angioplastica. Per 50 minuti abbiamo tentato di rianimarlo, ma senza successo. I miei mi guardavano facendomi segno che non c’era più nulla da fare. Sono uscito e ho visto, però, una giovane donna che, quasi dandomi un ordine, mi ha detto: ‘Aspetto un bambino da quell’uomo, lei deve farlo vivere’. Impossibile. Ma sono tornato sui miei passi e ho fatto quello che sarebbe stato illogico fare… Oggi quell’uomo è ancora vivo. E l’amore, in questo caso, ha dato una forza particolare al medico…”.

Note:
Articolo realizzato insieme a Mario Pappagallo, giornalista de Il Corriere della Sera.

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