Intimità: una condizione dell’anima

L’intimità all’interno della relazione è una conseguenza di come ci si rapporta con sé stessi. E non sempre è facile aprirsi all’intimità, perché apre antiche ferite createsi durante l’infanzia.

L’intimità è una condizione dell’individuo che può essere vissuta quando è capace di svelare a sé stesso, prima che ad altri le proprie parti più nascoste. Questo concetto, in genere, viene più facilmente associato al proprio corpo, quindi al proprio aspetto esteriore. In realtà l’intimità è, prima di tutto, una condizione interiore. Essa presuppone l’essere più aperti, esposti, meno difesi e disponibili ad affidarsi. Questi atteggiamenti si riferiscono, prima di tutto, al rapporto della persona con sé stessa.

Come si vive la dimensione dell’intimità in una relazione è solo una conseguenza di come ci si rapporta con sé stessi e con il proprio corpo. Spesso, ci sono persone che temono la propria intimità perchè si giudicano e si negano a tal punto che “scoprirsi” fino in fondo provoca dolore e riapre, magari, vecchie ferite che risalgono, in genere, ai primi anni di vita.

E’ in quella fase, infatti, che i genitori possono porre le basi in un bimbo per un rapporto armonioso con la propria immagine, con le sue prime scoperte (nel bambino più che nell’adulto, “ciò che è dentro è fuori”, quindi corpo, emozioni e pensieri sono un’unica esperienza).

Quando le risposte dell’ambiente non sono state inibenti e di vergogna nel mostrarsi reciproco, il bambino crescerà senza pudori e vivrà con naturalezza le sue varie forme di espressione, anche le più intime. Sarà anche capace di scegliere liberamente quando, come e con chi condividere la propria intimità.

Quando, invece, le risposte dell’ambiente sono state ansiogene ed inibenti in tal senso, il bambino comincerà a trovare naturale nascondersi, non mostrarsi neanche a sé stesso perché si porterà dietro il fantasma del proibito, della vergogna, del giudizio (che in questi casi è sempre negativo), della punizione.

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