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La casa come luogo dell’anima

Ri-scoprire se stessi a partire dal proprio habitat. La casa in cui viviamo dovrebbe rappresentare e alimentare la nostra verità: quello che siamo veramente.

La casa come luogo dell’anima è il titolo di un libro di Christopher Day (1). La casa come luogo dell’anima è l’idea da cui voglio partire per le riflessioni che cercheranno di accompagnarci verso un nuovo modo di vedere l’abitare e il vivere.

Siamo quello che mangiamo. Siamo gli spazi che abitiamo. Ma se per il cibo possiamo scorgere una relazione lineare e diretta (2), più difficile è stabilire il rapporto con la casa in cui viviamo.

Anni fa a Pechino visitai la città proibita: un luogo certamente magico, generato e strutturato attorno alla figura e al ruolo dell’imperatore; per arrivare alla sala del trono si passano in successione edifici sempre più monumentali e imponenti, e solo dopo aver attraversato numerose porte (3) e parecchi recinti, si giunge alla grande sala dove l’imperatore e la sua corte amministravano la giustizia e la politica.

Cos’era dunque l’imperatore in quella sede se non il tramite stesso del divino che si materializza in mezzo agli uomini? Ma poco oltre, invisibile ai visitatori di allora, sono oggi visitabili (quale profanazione!) le stanze da letto dell’imperatore. Memori del letto del Re Sole a Versailles, ci si aspetta di trovare un grande letto in una enorme stanza, collocata al centro di un apparato con al cuore l’imperatore stesso.

Cercando il grande giaciglio e il gran lusso può capitare di imbattersi in una stanzina bassa, un po’ dimessa, con un piccolo letto incassato nella parete: il letto di un servitore? Ecco la sorpresa di leggere sull’indicazione per turisti la stanza da letto dell’imperatore.

Il Re Sole era il centro del suo regno anche di notte, l’imperatore della Cina di notte era un uomo.

Ciascuno di noi è a volte un po’ Re Sole, un po’ Imperatore, un po’ uomo e un po’ servo: la casa è il palcoscenico privilegiato della rappresentazione che che ciascuno porta avanti in modo più o meno cosciente della propria vita.

Cosa rappresenta per me la mia casa? È il palco su cui essere ammirato e da cui dominare la platea di amici e nemici? Esiste un luogo, una stanza della mia casa in cui riconoscermi uomo, con un corpo da sfamare, delle membra da far riposare e dei bisogni primari da soddisfare?

La casa dovrebbe essere quel luogo in cui riscoprire sé stessi, o meglio riscoprire ed alimentare il proprio Sé: troppo spesso finisce per essere la patria dell’Io, di ciò che si vorrebbe essere, ma non siamo; diventa un altro ufficio, un altro luogo in cui far carriera e dominare gli altri, nell’illusorio tentativo di dominare e nascondere noi stessi.

La casa dovrebbe avere un angolo vuoto, in cui fermarci e fare silenzio: in cui forse meditare e pregare, per metterci di fronte, nel buio, nella solitudine, nel silenzio, a noi stessi.

Note:
(1) Christopher Day, La casa come luogo dell’anima, Red Edizioni, Como, 1993.
(2) Ciò che mangiamo si trasforma direttamente nel nostro corpo, anche se molto si può indovinare di sé e degli altri dal rapporto che abbiamo con il cibo.
(3) Dovendo scavalcare alte soglie di legno.

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