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La natura dei nostri poteri mentali

La natura dei nostri poteri mentali

Il nostro apparato mentale crea in modo automatico ed illusorio, fino a quando non decidiamo di governarlo in modo cosciente, ad esempio attraverso una pratica meditativa. Nella nostra mente e nelle sue forme di pensiero – intimamente connesse con i processi di abitudine e gli stati emotivi – risiede quindi sia la fonte dell’illusione, sia la possibilità di andarvi oltre.

Una delle verità espresse da Gotamo, il Buddha, fu che l’uomo è l’unico responsabile delle sue catene.

Egli intendeva parlare della natura mentale di ognuno di noi.

Per riuscire a cogliere realisticamente ed obiettivamente l’essenza ed i significati del concetto occorre sintetizzarne alcuni altri, che ne sono connessi.

Il primo riguarda la natura elastica dell’esistenza. Ossia, lo scambio costante che appare tra la modalità energetica dell’essere e quella sostanziale. In effetti, si tratta di un nodo puramente teorico. Difatti, non esistono due aspetti della realtà, bensì un costante avvicendarsi formale di suoi differenti punti di manifestazione.

Nel volume Il Tao della Fisica, di Fritjof Capra, l’autore – descrivendo la fisica delle particelle – afferma che l’apparente solidità della materia è dovuta all’estrema velocità con cui si manifesta il muro delle strutture atomiche soggiacente ad essa. Velocità che dà la sensazione del contrasto, e della materia, qual è da noi intesa.

Fino a quando, tuttavia, un certo tipo di conoscenza non sarà riuscita a filtrare nella diretta esperienza quotidiana dell’uomo, questo ultimo continuerà a vivere in un mondo di sensazioni provocate, in ultima analisi, dal potere sbalorditivo della sua mente primordiale.

Altro concetto da considerare, nella nostra analisi, è la natura del vuoto archetipico (sia dal punto di vista della scienza moderna, che da quello spiritualistico). Il vuoto non è un contenitore privo di elementi esistenziali; ma, al contrario è la radice energetica che dà fondamento e continuità alle cose tutte. È quel di cui parlano tutte le filosofie dell’essere, come traguardo della ricerca interiore.

Identifichiamo, quindi, questo nulla (Mulaprakriti, nella letteratura vedica) quale oceano radicale di sostanza prima, su cui e con cui qualunque forma vitale (dalle più sottili, all’uomo, ed oltre) è plasmata. Anche noi, di conseguenza, siamo una condensazione di energia, in costante e mirabile movimento ed espressione.

Il valore di ogni gamma di meditazione (dalla più informale, alle tecniche squisitamente iniziatiche) risiede nel potenziale di possibilità che l’uomo ne sviluppa, e che gli offre la rivelazione e la padronanza sempre più intensa della plasticità universale.

Ognuno di noi, quindi, si confronta, di conseguenza, sempre e solo con la sua natura mentale, quando decide di cambiare la sua ottica di modulazione espressiva, in rapporto alla vera natura dell’essere. Una natura mentale che è intelligenza, progettualità, conoscenza delle geometrie radicali dell’armonia innata; e che è, pure e tuttavia, la chiave di entrata in una dimensione universale di forza genetica pura.

L’individuo, da tale punto di vista, si riconosce come un’onda sonora ed evidenziata di un mare sottostante e molto più ampio di quanto egli stesso non possa immaginare in un primo tempo. Sta a lui decidere se dovrà restare succube delle correnti disordinate di quel mare, oppure, gradualmente ed operosamente, prendere in mano i remi del proprio destino ed iniziare a guidarlo.

Ecco, quindi, i valori preziosi della visualizzazione, dell’immaginazione creativa, del controllo del pensiero. Non si tratta solo di dare un ordine mentale della propria soggettività, ma, innanzitutto, di decidere se sopravvivere – in prima istanza – e gestire, poi, quella complicata placenta invisibile di sostanza vivente primordiale, che circonda tutti noi, a da cui tutti noi deriviamo.

Quel che bisogna necessariamente aggiungere, qui, è che, secondo i postulati espressi, l’inizio di ogni nuovo ciclo umano (sia esso una semplice azione, o un complesso rinnovo della propria vita) si trova sempre coinvolto, nel bene e nel male, da una pesante ed intricata ragnatela vivente di tutti i pensieri, i desideri e le rappresentazioni spontanee ed innate che derivano dai cicli precedenti.

Ogni pensiero è composto da una rudimentale intelaiatura di volontà formale; da un’emissione radiante caratteristica; da un potere di sintonizzazione e di attrazione verso una banda armonica planetaria della stessa natura.

La mattina, quando usciamo da casa, qual è il nostro atteggiamento mentale?

L’anfora di quello che ci aspettiamo è mezza vuota, o mezza piena?

Quando ci troviamo di fronte a qualcuno che trattiamo con apparente cordialità, quali sono le pulsioni reali che la nostra struttura soggettiva ha nei suoi riguardi?

Siamo sicuri che il suo io occulto non le capti, a sua volta; o che egli non ne venga influenzato?

Qual è l’approccio generale e globale che abbiamo verso le cose tutte della vita?

Diamo e ci attendiamo amore (la forza elettromagnetica più potente dell’universo), oppure respingiamo, in cuor nostro, l’afflato verso l’esistenza tutta?

Quel che daremo, ci ritornerà; anche se nessuno testimone apparente assiste al nostro modo di pensare soggettivo.

“L’uomo è l’unico responsabile delle sue catene”…
Note
Tratto dal volume Le Chiavi Mistiche dello Yoga, di Guido da Todi.

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