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L’astrologia olistica

Intervista a Rino Siniscalchi: tra Jung e i quattro elementi, un modo nuovo di intendere l’astrologia.

D: Oltre a praticare da quasi 25 anni l’astrologia olistica, Lei praticamente l’ha introdotta in Italia attraverso la prima traduzione di un saggio sul tema, Studio Astrologico dei processi psicologici. In cosa si differenzia il suo modo di praticare e intendere l’astrologia rispetto all’interpretazione più diffusa?
R: L’astrologia olistica pone al centro la persona. L’interpretazione si concentra, innanzitutto, sulla determinazione delle funzioni psicologiche individuali, formulate da Jung, che postulò l’esistenza di quattro funzioni psicologiche corrispondenti ai quattro elementi. La prima cosa che si fa nell’astrologia olistica è stabilire la funzione superiore, cioè la caratteristica di base in un individuo. L’astrologia olistica quindi definisce precisamente il quadro psicologico individuale. L’astrologia predittiva (cioè quella “tradizionale”) invece stabilisce un quadro psicologico grossolano per poi rivolgersi soprattutto agli eventi. Per me al contrario l’evento non è definibile, non può essere predetto, dato che i pianeti non sono altro che energie, e quindi ciò che succederà dipende dalla misura in cui è sviluppata l’energia, cioè dall’evoluzione personale, dall’ambiente, dall’impegno e, in definitiva, dal libero arbitrio. Direi che nella psicologia olistica c’è libertà individuale. Si possono presentare momenti di crisi o di tensione, ma non si tratta di momenti sfavorevoli, bensì di dinamiche esistenziali.

D: Secondo Lei quindi l’astrologia è più un mezzo per comprendere sé stessi e la propria personalità che una scienza divinatoria, per predire il futuro? Come può condurci a una migliore comprensione di noi stessi?
R: Sì, è un modo per comprendersi. L’astrologia non ha niente a che fare con il futuro. Si sa che la psicologia ha individuato i nodi della vita sin dai primi istanti di vita, ovvero gli stadi da superare (dentizione, complesso edipico, pubertà, adolescenza, etc.), e come queste tappe sono messe in risalto dalla configurazione planetaria. Ma come ho detto si sa che vi può essere una crisi, ma non come l’individuo reagirà ad essa, e quindi non si può conoscere l’esito di tale crisi, quindi la predizione non ha senso.
Il primo passo per comprendersi meglio è la lettura della carta del cielo. Dura più o meno due ore e mezza. È un ritratto psicologico, una mappa delle proprie caratteristiche: si capiscono i punti di forza e i punti deboli, si trovano risorse inesplorate. La persona è sempre al centro: l’astrologo si limita a consigliare di fare una cosa o l’altra, ma l’importante è che la persona sappia di quali energie dispone. L’astrologia predittiva invece lascia la persona passiva. Si va dall’astrologo, ci si sente dire “succederà questo e quello, devi fare questo o quello”, e si esce uguali a prima. I pianeti restano estranei alla persona. Nell’astrologia olistica invece sono espressione della persona.

D: Vuol dire che diventano il simbolo di una forza psicologica?
R: Esatto. L’astrologia predittiva è una specie di alienazione, si proietta all’esterno un forza interna, e così ci si allontana ancora di più da se stessi. Saturno per esempio rappresenta l’evoluzione verso collettività e socialità, mentre la Luna è la natura. Quindi nasciamo da una condizione “lunare” e procediamo verso una “saturnina”, e la crescita è tormentata, sofferta, perché implica rinunce e adattamenti. Tutto questo appartiene al regno di Saturno, che quindi rappresenta un processo doloroso ma anche necessario. Nell’astrologia predittiva Saturno è semplicemente un fattore negativo. Per me invece non c’è assolutamente nulla di negativo, tutto dipende dall’evoluzione individuale.

D: Quando nasce l’astrologia olistica?
R: Nasce verso il 1940. Quindi è modernissima, tutto il contrario dell’astrologia predittiva. Le critiche che da più parti si muovono all’astrologia le condivido completamente. Secondo me è cosa morta, appartiene a un’altra epoca. Ma l’astrologia olistica non la conosce quasi nessuno. Penso che quando saranno superati i pregiudizi verso l’astrologia, tutti gli psicologi avranno nozioni di astrologia olistica perché questa offre la “mappa psichica” dell’analizzando, che sarà molto utile nel processo psicanalitico.

D: L’astrologia come Lei la pratica si avvicina molto alla psicanalisi. Quanto conta il dialogo nel suo lavoro?
R: In due o tre ore stabilisco i punti fondamentali della personalità, fornisco la mappa. Ovviamente tutto dipende dalla persona, da quanto sa di sé. È importante il livello di autocoscienza che una persona ha già raggiunto, e in questo senso chi viene da un’esperienza di psicoanalisi è facilitato. Se una persona è inconsapevole il lavoro è più difficile. Spesso gli uomini sono più complicati, magari perché sono spinti a consultarmi dalle proprie compagne, e questo atteggiamento produce una resistenza, una mancanza di cooperazione.
Per me il dialogo è indispensabile. È assurdo fare un cielo a distanza, come fanno molti astrologi. Bisogna sempre verificare l’interpretazione attraverso il dialogo. Per esempio se mi capita di trovare una figura materna complicata, non vuol dire automaticamente che la mamma sia stata cattiva. Bisogna considerare le condizione pratiche: magari il padre era assente, la madre lavorava per riuscire a tenere il figlio con sé, quindi in realtà era una buona madre; ma il bambino viveva le sue assenze con dolore, come se lei preferisse qualcos’altro a lui.

D: I fattori da tenere in conto nella pratica astrologica sono numerosi. Quanto contano l’intuito e la sensibilità dell’astrologo? E questo non toglie “scientificità” all’astrologia?
R: Sì la sensibilità conta molto, ma io cerco di tenerla sotto controllo, non ci si può abbandonare alle ipotesi, alle intuizioni; bisogna sempre verificare. Non ci si ferma alla carta del cielo, che esprime solo delle energie, ma il livello, lo spessore di queste energie dipendono dalla persona, da che punto è nel suo sviluppo. Questo non toglie scientificità, la scienza è un termine che non uso, che non ha molto rapporto con l’astrologia. La scienza deve dimostrare, l’astrologia invece va verificata internamente, la persona la deve sentire dentro, se si riconosce nell’analisi va bene. Non mi è mai capitato che mi dicano che non ho capito nulla. Ma non si deve cercare di essere scientifici, anzi trovo ridicolo che anche la psicoanalisi cerchi di essere scienza: alla scienza manca l’intuizione, che non può essere codificata. Nei termini dei quattro elementi è l’aria che domina, la razionalità, nell’astrologia invece sono attive tutte le facoltà, tutte sono sullo stesso piano, senza gerarchie.

D: Quali sono le principali tipologie psicologiche? E come si collegano i quattro elementi alle tipologie psicologiche e agli aspetti fondamentali della personalità (ragione, volontà, emozione…)?
R: Jung illustra i tipi pscicologici utilizzando i quattro elementi, riprendendo una tradizione che parte da Ippocrate e dai suoi temperamenti, e che si ritrova nello yoga, nel sistema dei chakra, in cui c’è una progressione dalla Terra, all’Acqua, al Fuoco, e poi all’Aria, dal solido al sottile, e infine l’Etere li comprende tutti e quattro. Gli elementi si trovano in tutte le discipline olistiche di tutte le latitudini. Questa è la base anche dell’astrologia olistica, che Jung riprese e rielaborò. In ogni persona si deve individuare l’elemento superiore, quello in cui si muove l’io pensante, e uno inferiore, che è il suo opposto e non può essere “utilizzato” in maniera consapevole. Generalmente le persone vivono sviluppando un solo elemento, ma è possibile lavorare sugli altri due per farli “salire”, cioè per renderli attivi. Si può sviluppare un secondo elemento verso i trent’anni, poi un terzo molto più tardi e molto raramente.
I quattro elementi, e quindi le quattro tipologie psicologiche, sono divise in coppie di opposti: l’Aria, che rappresenta il pensiero, la logica, l’astrazione, opposta all’Acqua, che quindi è il sentimento, l’illogicità; il Fuoco, ovvero l’intuizione, la capacità di vivere nel futuro e anticipare gli eventi, opposto alla Terra, che valorizza la sensazione, la conoscenza attraverso i cinque sensi, quindi il pragmatismo contro l’ideologia marcata del Fuoco.
Tutti gli elementi poi possono essere introversi o estroversi, diventando praticamente otto. L’introverso è rivolto verso di sé, è molto attento alla propria interiorità, mentre l’estroverso ha un migliore rapporto verso l’esterno. Un tipo Aria estroverso per esempio per risolvere un problema punta sulle statistiche, sui numeri, cerca la verità fuori da sé. L’introverso la cerca dentro di sé, si accontenta di pochi fatti e poi elabora. L’introversione poggia sulla filosofia di Platone, l’estroversione su quella di Aristotele. L’estroverso crede solo a ciò che vede e può valutare e spiegare, mentre l’introverso è molto più sensibile alla sua interiorità e fuori cerca solo la conferma alla validità della sua realtà interna. Ma l’estroverso ha un ottimo rapporto con l’oggetto, con le cose, che l’introverso non ha. Ma anche qui, non si tratta di valori positivi o negativi, bensì di modi di essere.

Bibliografia:
Dane Rudhyer, Studio astrologico dei complessi psicologici, 1983 Astrolabio Ubaldini
Dane Rudhyar, L’Astrologia della personalità. Una chiave per la comprensione della personalità, 1985 Astrolabio Ubaldini
Stephen Arroyo, Astrologia moderna. Nuove intuizioni. 1996 Astrolabio Ubaldini.

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