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Le moderne tecniche di respiro e la tradizione Sufi

Il Respiro è una chiave importante di accesso agli stati di “coscienza espansa”, come testimoniato da tutte le tradizioni mistiche e religiose del mondo. relativamente alle tecniche di respiro, l’autore ci parla dell’approccio dei Sufi (i mistici dell’Islam) e più in generale dei percorsi moderni, fino a presentarci la sua personale elaborazione in merito.

Sono Andrea Zunino, ed il mio nome Sufi è Luqmân âlJerrahi-âlHalveti. Sono membro della confraternita Sufi Jerrahi Halveti da alcuni anni e ne condivido con entusiasmo e gioia la profonda spiritualità ed il potente impulso alla conoscenza. In quanto Sufi, sono sollecitato a conoscere ed onorare non solo il Profeta ed il Libro Sacro della mia religione, bensì tutti i Profeti e tutti i Libri Sacri, in una parola tutte le religioni e le culture.

Un detto Sufi dice “vai per il mondo e cogli i segni di Dio”; mi riconosco in modo profondo ed autentico in questo semplice detto; da esso traggo ispirazione per “conoscere”, che considero cosa assai differente dal semplice “sapere delle cose”.

L’essere Sufi, che continuo a vivere con piacere e gratitudine, mi ha consentito di sperimentare in modo continuativo i riti mistici specifici della confraternita; attraverso questi, mi è stato possibile vivere stati di consapevolezza espansa che mi hanno condotto ad una visione differente di me stesso e del mondo in cui vivo. Queste esperienze, coniugate con l’impulso a conoscere di cui dicevo prima, mi hanno spinto ad un’approfondita ricerca. Il pensiero che l’animava, e continua a sostenerla, è semplice ma potente: quelli che inizialmente pensavo ed intendevo come stati speciali, particolari e del tutto singolari, “dovevano” essere ben altro.

Se l’uomo ha la capacità di vivere una determinata esperienza di se stesso, ciò significa necessariamente che tale potenzialità è in lui, in semplice attesa di manifestazione. Perché, allora, pensare che si tratta solo di cose sporadiche ed eccezionali? Il pensiero con cui mi sono voluto provocare e stimolare è stato: “e se, invece, si trattasse della vera ed autentica natura dell’uomo? Se fosse questo (come mi sperimento in occasione dei riti mistici) ciò che Dio ha pensato quando ha detto UOMO?” . In altre parole, anziché pensare a quelle come condizioni eccezionali, pensarle come la più autentica, naturale e “normale” condizione dell’uomo. Apparentemente un gioco di parole; in verità un importante cambiamento del mio punto di vista.

E’ così iniziato un nuovo percorso: ogni occasione in cui potevo vivere il Dhikr (il rito di “rammemorazione”, precipuo della confraternita), oltre ad abbandonarmi all’ineffabile contenuto dell’esperienza, continuavo a chiedermi in quale modo mi conducesse a quelle esperienze; perché e come funzionava. Ho certamente letto dei libri, cercandovi spunti ed informazioni in merito all’oggetto della mia ricerca ma, sostenuto dai precetti della confraternita che invitano a conoscere oltre i confini di casa, ho anche intrapreso un viaggio di conoscenza d’altre tradizioni e pratiche.

Sono stato a lungo amabilmente ospitato in un monastero di buddismo esoterico giapponese, ho avuto contatti ripetuti con il buddismo tibetano, sono andato in Spagna per conoscere alcune tradizioni sciamaniche d’origine asiatica ed americana; in altre occasioni, ho incontrato e fatto esperienza dello sciamanesimo d’origine nord americana e sud americana. Con la stessa confraternita ho avuto modo d’incontrare differenti correnti del Sufismo, tutte inscritte nel seno della religione islamica, ma con caratteristiche e riti differenti. La mia storia pregressa mi consegna, inoltre, una discreta conoscenza della religione cristiana e delle sue correnti mistiche.

Questo viaggio mi ha consentito di vedere oltre ogni ragionevole dubbio come in ciascuna tradizione, religione o cultura, oltre le apparenti differenze, esistono uomini di buona volontà, animati della medesima buona fede e dalla stessa sincera ricerca.

Questo, di per sé, costituisce già un risultato più che valido; “vedere” e “sperimentare” un tale aspetto della realtà, oltre le idee preconcette ed i meschini campanilismi, consegna una visione del mondo assai più aperta, tollerante ed, infine, di pace prima interiore, e poi anche esteriore.

Questo “viaggio” mi ha però anche offerto l’opportunità di mettere a confronto i rituali apparentemente molto diversi di tradizioni sicuramente differenti, originate in luoghi distanti e separati del pianeta. Ho potuto sperimentarne personalmente l’efficacia per scoprire infine che, sebbene per vie distinte e con modalità diverse, tutte conducono allo stesso meraviglioso risultato: l’esperienza di una più autentica e profonda percezione di sé!

Ho potuto, inoltre, confermare l’intuizione iniziale sviluppata con l’esperienza Sufi; nei riti specifici d’ogni tradizione esistono alcuni elementi costituenti essenziali, che risultano essere comuni. In particolare, ho osservato che molti (se non tutti) i riti mistici o misterici, in verità fondano la loro efficacia su tre elementi: ritmo, vibrazione e respiro.

Il ritmo è quasi sempre assicurato da un tamburo, spesso accompagnato da altri strumenti; è curioso osservare come i tamburi sciamanici abbiano forma molto simile in ogni parte del mondo, così come i flauti sciamanici risultano tutti accordati sulla stessa nota, pur non essendo dato alcun legame culturale tra le differenti tradizioni. Il tamburo evoca il suono primario, il battito del cuore, il pulsare della vita.

La vibrazione è assicurata dalla voce. I mantra tibetani ne sono un meraviglioso esempio, ma anche quelli Indù e lo stesso rito dei Sufi (Dhikr) è, in effetti, una forma di mantra. La vibrazione della voce ha lo scopo di stimolare e predisporre il sistema energetico del corpo del praticante, attivando, purificando ed accelerando i chakra, che sebbene prendano nomi differenti, sono veramente un modello comune.

Infine, il respiro.Tra tutti, risulta essere l’elemento più potente; è possibile, infatti, raggiungere stati mistici con il solo respiro, mentre risulta assai arduo raggiungerli con le sole altre compenti in assenza del respiro. Io amo definire il respiro “il movimento dello Spirito nel corpo”.

Ho poi scoperto che tali elementi si possono proporre in una veste diversa, alleggerita dei contenuti religiosi, filosofici e misterici, a tutto vantaggio di un’esperienza più accessibile a molteplici persone. Beninteso, non trovo nulla di disdicevole in tali contenuti, che anzi amo e continuo a vivere e studiare; osservo che un percorso all’interno di un contesto riservato e mistico comporta un tempo lungo e particolari inclinazioni. Sento, invece, che l’umanità intera domanda oggi una maggiore verità su se stessa e che sia giunto il tempo di una via di conoscenza e trasformazione di sé veramente aperta ed accessibile a tutti, affatto in contrasto con i contenuti delle tradizioni o delle religioni, ma non necessariamente in esse inscritta.

Per questa ragione, mi sono dedicato con attenzione allo studio di differenti tecniche moderne di respiro, indagandone i diversi aspetti e studiando l’effetto di variazioni e modulazioni delle stesse, con entusiasmanti risultati. Questi, inizialmente riferiscono alla mia esperienza, al lavoro di trasformazione e crescita personale, ma i più grandi sono emersi quando ho iniziato a sostenere ed assistere altre anime nelle loro sessioni di respiro.

Ho potuto essere testimone di profonde trasformazioni, di potenti rivelazioni e non ho dubbio alcuno che in queste esperienze chi pratica il respiro sperimenta il contatto con la propria essenza e con lo Spirito, ed io ho il privilegio di esserne estasiato testimone.

Continuando questo mio viaggio, sono divenuto Facilitatore e Trainer di una moderna tecnica di respiro, sperimentandone contemporaneamente altre. Sono presto giunto ad accorgermi che, proprio per un’eccessiva separazione dalla radice, dal profondo significato attribuito al respiro dalle tradizioni da cui è attinto, e per un’eccessiva faciloneria new age, in esse esistevano dei limiti che sentivo necessario superare.

La ricca esperienza che l’Universo mi ha concesso all’interno della tradizione Sufi ed il contatto con le altre che ho conosciute, mi ha permesso di comprendere, forse in un modo più ampio e profondo, il significato potente del respiro; ho così deciso di fondare una nuova tecnica, e con essa un’associazione ed una scuola di formazione.

Respiro Consapevole è una tecnica di respirazione diaframmatica consapevole, che si propone di ricollegare l’individuo all’essenza di se stesso ed alla fonte della sua vita. Essa, sebbene non specificamente inscritta in una particolare tradizione, è ben lungi dal negarne l’importanza, riconoscendo in esse la propria origine e la propria autenticità.

Tecniche di respirazione sono note all’uomo da millenni, appunto nelle tradizioni di cui si è parlato e, certamente, in molte altre che non ho il piacere di conoscere.

La forma più antica di disciplina del respiro conosciuta è senza dubbio il Pranayama, uno degli aspetti dello yoga. Pranayama è un termine composto di due parole in sanscrito: Prana, che indica la forza o energia vitale, l’essenza della vita stessa. È lo stesso concetto che i cinesi designano col termine Chi e i giapponesi ki. Yama, dal termine “Ayama”, che ha il significato di “estensione”. Il significato è dunque “estensione dell’energia vitale”.

Per una migliore comprensione del concetto di “energia vitale”, esaminiamo le due radici sanscrite di cui è composto il termine Prana: pra significa esistere indipendentemente, esistere precedentemente; ana è la forma abbreviata di “anna”, che significa cellula. Un atomo, o molecola, è detto anu. Ogni forma di vita è composta di particelle elementari organizzate in un insieme definito, cioè ana. Prana sembra dunque indicare “ciò che esisteva prima d’ogni vita atomica o cellulare”. Nel complesso Pranayama significa dunque: “estensione di ciò che esisteva prima d’ogni vita atomica o cellulare”, un concetto affatto differente da quello che un Sufi riassume con Dio!

Così, il mistico del passato e del presente può considerare il Prana come una manifestazione del divino, mentre il razionale moderno vi vedrà l’analogia con il concetto dei “campi d’energia” che, secondo la fisica subatomica, costituiscono il substrato intangibile della creazione della materia. In verità, due punti di vista della stessa cosa, affatto in contraddizione; possiamo semplicemente scegliere di viverli entrambi come espressione di un’unica verità. Io propendo per quest’ultima opportunità.

Le tecniche di respiro approdano in occidente intorno agli anni 70, sull’onda dell’improvviso interesse per l’india e le sue conoscenze, nato principalmente negli Stati Uniti, ma non solo. Molti personaggi famosi dell’epoca (Beatles compresi) si recarono in India per studiare le conoscenze di alcuni Guru, forse anche per effetto della moda di allora. Altri, meno famosi, si unirono a questa ricerca, forse in modo più profondo; alcuni tornarono in occidente portando conoscenze specifiche di tecniche di respiro che, liberate dai particolarismi religiosi o misterici, originarono differenti scuole esperienziali.

In particolare Leonard Orr, Sondra Ray e Jim Leonard, prima insieme e poi separatamente, hanno enormemente contribuito a sviluppare l’interesse occidentale per il respiro. Leonard Orr ha fondato la tecnica nota come Rebirthing (ingl.: rinascita) intorno alla metà degli anni settanta. Sondra Ray ha continuato le sue ricerche sui traumi legati alla nascita, uno dei temi centrali del Rebirthing, mentre Jim Leonard, inizialmente legato al Rebirthing, ha successivamente fondato il metodo Vivation.

La Respirazione Olotropica del Dr. Stanislav Grof, uno dei fondatori della psicologia transpersonale, ha, invece, un’origine differente. Intorno alla metà degli anni ’70 una branca della psicologia s’interessò intensamente agli stati non ordinari di coscienza indotti da LSD ed altre sostanze psichedeliche. Presto Grof realizzò che il solo respiro poteva sviluppare i medesimi stati di coscienza non ordinaria o “espansa”, abbandonò quindi le sostanze allucinogene per formulare la sua tecnica di respiro.

Respiro Consapevole ha elementi in comune con parecchie delle tecniche menzionate; sviluppatasi successivamente, ne costituisce l’evoluzione e l’integrazione, pur superandone alcuni aspetti limitati.
In particolare (ma non solo) RC si prefigge di superare la credenza limitante, comune a molte delle tecniche citate, che nell’uomo possano esistere energie negative di cui liberarsi; ciò alimenta una visione dualistica (positivo-negativo) e induce chi respira a pensieri di separazione, a negare parti di sé.
La preziosa esperienza di Sufi mi dice con potente chiarezza che alimentare questo modello dualistico e di separazione ha ripercussioni importanti sulla comprensione di se stessi ed, infine, sulla comprensione del tutto.

Secondo me, quindi anche secondo Respiro Consapevole, tutto ciò che abbiamo “dentro” è parte di noi e conseguentemente utile e necessario per costruire la nostra consapevolezza; il Respiro è inteso come un potente ed efficace strumento di trasformazione ed integrazione personale, vissuto in un percorso di consapevolezza, di scoperta della verità su se stessi. Considero il respiro uno strumento efficace per comprendere, svelare e manifestare la “divina umanità” dell’uomo.

Respiro Consapevole libera il respiro da schemi ristretti, trasforma pensieri ed emozioni e consente la connessione con il proprio essere!

Note:
Articolo pubblicato dulla rivista “SUFISMO”, edita dalla confraternita Sufi Jerrahi Halveti con sede in Milano e casa madre in Istanbul, Turchia.

Per maggiori informazioni:
www.respiroconsapevole.net
[email protected]

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