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Le religioni e la fisica moderna

La dicotomia fra scienza e religione, la sua storia e la sua evoluzione nel corso del tempo.

Nelle società tradizionali si trasmetteva, di generazione in generazione, una concezione della realtà basata sulle credenze religiose. A partire dal VI secolo a.C. (era Assiale) nell’Eurasia (Cina, India, Egitto, Israele, Grecia) fanno capolino delle idee nuove sull’origine dell’universo e dell’uomo. Infatti lo scambio culturale tra i popoli favoriva un certo pluralismo nella interpretazione dei dati acquisiti dalle varie tradizioni.

Nel mondo biblico (Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo) abbiamo una concezione semplice: Jahvè, Dio, Allah, è il creatore assoluto dell’Universo. Abbiamo quindi la creazione, la caduta, la redenzione, la salvezza, la vita eterna e una sola vita. La creazione dell’uomo è diretta e realizzata a sua immagine e somiglianza. L’esistenza dell’universo ha uno scopo (Disegno teleologico o antropico). Secondo questa visione delle cose la vera spiegazione è di natura teologica e alla scienza, sperimentale – galileana, è lasciato il compito di approfondire i particolari perché la conoscenza della natura favorisce lo sviluppo della tecnica e quindi il dominio dell’uomo sul creato.

Il conflitto tra l’occidente cristiano col modo islamico non sarebbe quindi una lotta di civiltà spirituale, ma una concorrenza politico-sociale tra due esclusivismi che si disputano il dominio del mondo. Mentre la cristianità ha accettato, a partire dal XVII secolo (Illuminismo), l’autonomia della scienza e della politica perché all’origine del fatto cristiano era possibile, anzi auspicabile, secondo Gesù, “dare a Cesare quel che è di Cesare” e a Dio quel che è di Dio. Sarebbe bastato non prendere alla lettera i primi capitoli della Genesi e ilconflitto tra scienza moderna e visione biblica si sarebbe risolto. Infatti la quasi totalità degli scienziati degli ultimi secoli non ha messo in forse l’esistenza di Dio, Architetto dell’Universo.

La teoria più diffusa è quella del Big bang secondo la quale l’universo che conosciamo e indaghiamo è nato, circa 14-15 miliardi di anni fa, da una grande esplosione iniziale e prosegue la sua espansione ancora oggi. S. Agostino nel IV secolo d.C. affermava che la Bibbia non vuole descriverci come è fatto il cielo. I vari libri Sacri vanno letti come testimonianze di fede e di pratica spirituale e non come una visione statica della realtà. Certo è difficile conciliare il principio gnostico del Motore primo immoto col Dio che si rivela nella storia della salvezza che ama i giusti, odia il peccato, ecc… ma la parola sacra è di Dio solo quando l’uomo intuitivamente la comprende come tale. È il decisivo passaggio dalla teoria alla pratica.

Il Dalai Lama negli ultimi anni ha dialogato con parecchi scienziati ed ha più volte affermato che se una credenza tradizionale non è più sostenibile scientificamente, essa va cambiata. Nel libro Il tao della fisica, l’autore Fritjon Capra sostiene che la fisica moderna è più comprensibile se facciamo
tesoro delle intuizioni dei mistici orientali 
taoisti, buddisti e induisti. Dopo F. Capra, molto autori hanno sostenuto tesi simili senza aggiungere sostanzialmente teorie nuove.

Data l’esiguità dello spazio concessoci non possiamo approfondire tecnicamente l’argomento, ma possiamo trarre qualche considerazione di ordine filosofico sulla teoria dei quanti. Sino a quando l’interpretazione della realtà era affidata alla teoria atomistica, cioè alla credenza che gli atomi non divisibili sono prevedibili nella loro sperimentazione fisico-chimica, l’elaborazione di una teoria del tutto era possibile. La teoria dei quanti sostiene che il mondo subatomico non è deterministico-causale, ma segue il principio di indeterminazione e subisce l’influenza del ricercatore.

Il padre della teoria della relatività generale, A. Einstein, trovò difficile accettare questo principio, tanto da esclamare: ”Dio non gioca a dadi”. La realtà percepita dai nostri sensi è tangibile e tecnicamente ineccepibile, ma nasconde un mondo subatomico invisibile e conoscibile solo attraverso laboriosi calcoli matematici. Ho appena ascoltato alla radio che noi conosciamo appena il 5% della realtà (energia-materia intorno a noi).

Essere dogmatici e questionare sulle teorie scientifiche come una volta facevano i teologi non ha senso. Quando ero ragazzo ero lieto di studiare la teologia del cristianesimo e delle varie religioni. Dopo fui attirato dalla storia della filosofia moderna come sintesi della scienza. Promisi a me stesso che se fossi rinato avrei dedicato tutta la vita all’astrofisica (cosmologia). Collocare il mondo dello spirito, della coscienza, del senso della vita in un momento aperto e indeterminato apre le porte alla teoria degli universi paralleli e non collidenti.

Secondo me, Dio – Brahman – Tao non sono qualcosa, energia – materia già scoperta o da scoprire, ma quel qualcuno, il sé o io ontologico che rappresenta la coscienza universale in noi, il Purusha, l’Atman, l’Essere, il Nous. La fisica moderna mancando ancora di un principio di unificazione costringe gli scienziati ad un pluralismo interpretativo della realtà dell’universo, microcosmo e macrocosmo. In conclusione la teoria dei quanti costituisce labase scientifica della tolleranza o pluralismo delle opinioni e ci fa scoprire che il vero collante della vita è l’Amore..

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