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Relazioni tra impotenza maschile e illuminazione – II

Lasciare che la vita scorra, aprirsi alle connessioni con l’altro, accogliere e meravigliarsi, senza programmi né controllo… solo in questo modo è possibile far accadere… la sessualità. Seconda ed ultima parte parte.

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Così scoprii la tenerezza

Mi resi presto conto che non ero tipo da prostitute né da incontri occasionali. Invece, quando entravo in confidenza con una donna, quando stare a letto con lei cominciava a diventare più normale, quando a letto si scherzava, si guardava la tv, si mangiava e non si pensava più al sesso e all’erezione, quando spariva la tensione del voler dimostrare la mia virilità, del voler controllare l’erezione, allora l’erezione accadeva, talvolta completa, talvolta no, in ogni caso avveniva la penetrazione.

Molti considerano una vergogna il voler penetrare una donna con il pisello moscio, alcuni credono addirittura che non si possa fare (colpa dell’ignoranza in fatto di sesso che serpeggia fra giovani e meno giovani), altri non lo farebbero mai perché si sentirebbero poco virili, e di norma tendono a interpretare il gesto come un umiliante ripiego. Lo si può fare senza resistenze solo quando l’intimità con la partner ha superato una certa soglia, quando non dovete più dimostrarle niente, perché la amate e vi siete già accorti che lei vi ama, e lei, per amore e per passione, è ben contenta di giocare con voi e praticare vari tentativi. D’altronde le conviene, perché una buona parte del beneficio va anche a lei!

Così scoprii che il sesso non è fatto solo di irruenza passionale, di virilità ostentata e desiderio di penetrazione, ma anche di tenerezza, gioco, e progressiva scoperta di sé. Capii come quella notte, nel parco, con la donna nigeriana, non avrei mai potuto avere un rapporto, perché quelle condizioni di freddezza, meccanicità, assenza di passione… non me lo avrebbero mai permesso. Avevo bisogno proprio del contrario.

È duro da ammettere, ma se ci teniamo così tanto a fare bella figura con il partner, è solo perché non lo amiamo ancora abbastanza. Più siamo fusi con l’altro, meno pensiamo a cosa fare per essere amati da lui. Vogliamo mostrarci virili perché in fondo abbiamo paura di non essere amati per quello che siamo. Quando l’amore incondizionato prende il sopravvento la penetrazione diviene un corollario, un completamento, e non è più il fine stesso del rapporto. Nell’incontro occasionale la penetrazione talvolta è il fine stesso, ma in un rapporto a cui veramente tenete, nel quale vi date il tempo di stabilire complicità e intimità con il partner, allora la penetrazione può anche non avvenire, e se avviene lo fa come conseguenza di qualcosa che è molto più profondo e che si è già creato fra i due amanti.

Mi accorsi che quando dopo diversi tentativi avveniva la penetrazione, il rapporto era poi qualcosa di magnifico, perché io mi ero già abbandonato all’Esistenza. Ero stato costretto a farlo dall’Esistenza stessa. In quella nuova condizione il rapporto diveniva allora complicità, divertimento, accoglienza dell’altro. La penetrazione poteva durare ore, con momenti di erezione e momenti di pausa, senza nessuna fretta, godendo di tutto il cammino e non più solo del traguardo.

L’eiaculazione precoce si fonda proprio su questo atteggiamento: la meta è più importante del cammino che facciamo per raggiungerla. Quando invece, in tutte le scuole spirituali di una certa serietà si ripete che il vero segreto dell’illuminazione risiede nel saper vedere la Bellezza del cammino, non nel raggiungimento di una meta… perché in verità non esiste nessuna meta. Nel tendere verso la meta, ignoriamo la Bellezza del cammino, mentre l’illuminazione avviene proprio quando ci accorgiamo che c’è solo il cammino e cominciamo a goderne istante per istante.

Nell’eiaculazione precoce l’uomo è concentrato unicamente su quell’istante finale, smarrendo la Bellezza di tutto il resto. Tutta l’attenzione è rivolta all’organo genitale, e la partner come persona sparisce. Questa è la differenza che passa fra il voler correre una gara e il godersi una passeggiata, fra l’atteggiamento competitivo e quello contemplativo, fra il maschile e il femminile. Anche in questo caso, il voler controllare, lo sperare di poter durare di più, fa sì che invece avvenga l’eiaculazione tanto temuta.

L’Esistenza vuole insegnarci che non possiamo controllare nulla, che non esiste “qualcuno” al nostro interno capace di controllare alcunché. Personalmente non ho mai posseduto la caratteristica dell’eiaculazione precoce, anzi, ho sempre avuto difficoltà a venire in tempi brevi, e spesso nemmeno raggiungo l’orgasmo, ma questo, che prima consideravo un altro problema, è poi diventato l’opportunità di godere del cammino ignorando la meta. Tale capacità sta anche alla base del sesso tantrico.

Un vero uomo

Non dimostriamo di essere veri uomini quando sfoggiamo un’erezione che oscura il Sole, ma quando restiamo davanti a una donna con il pisello moscio e la guardiamo negli occhi. Abbiamo un’idea della virilità che è totalmente sbagliata, fuorviante e diseducativa. La virilità è una qualità dell’anima e si fonda sul coraggio di mettere in gioco i meccanismi della personalità legati all’ego. Sono virile quando faccio qualcosa che fa crescere la mia anima e costringe il mio ego a morire… non il contrario. Se io ostento un’erezione totemica da quando mi spoglio a quando abbandono il letto per andare in bagno… ho accontentato solo l’orgoglio del mio ego, non la mia anima. Sarebbe come chiedere a Gesù di scendere dalla croce per dimostrare alle folle quanto è forte. Ma quella non è la forza dell’anima, è la forza dell’ego, e la forza dell’ego in realtà è debolezza. Gesù avrebbe potuto farlo, ma non lo fece, perché era venuto a parlare di vittoria dell’anima, non vittoria della personalità. Era venuto a vincere il mondo, non a vincere nel mondo, come i rivoluzionari dell’epoca avrebbero voluto.

Mi accorsi che più volevo evitare la perdita dell’erezione, più questa avveniva regolarmente. La paura del pisello moscio rendeva il pisello moscio. La mia attenzione andava continuamente a monitorare lo stato dell’erezione impedendomi di godere quei momenti di tenerezza con la partner. La baciavo, ma intanto pensavo allo stato della mia erezione. Entravo così in un circolo vizioso fatto di paura e anticipazione di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco (immaginazione negativa). Il solo fatto di dover passare la notte con una donna a cui tenevo mi metteva per giorni in uno stato di agitazione tale per cui il rapporto non poteva che andare male. Mi resi conto che costruivo io stesso il mio ineluttabile destino.

Io non controllo, perché “io” non esisto

Un bel giorno mi resi conto che io non avrei potuto fare nulla per risolvere quel problema. Il problema e la soluzione del problema non erano sotto il mio controllo. Non lo capii solo sul piano mentale, ma lo realizzai dentro di me con una certezza assoluta. Ciò che avevo sempre chiamato “io” in realtà non c’era. C’era solo l’Esistenza… e faceva di me quello che voleva. Non valeva nemmeno la pena di soffrirne, perché non potevo comunque fare nulla a riguardo. Il mio corpo non era sotto il mio controllo e l’unica soluzione non risiedeva nel combatterlo, ma nell’abbandonarsi a lui. Conobbi il vero abbandono, la vera rinuncia, l’assenza di resistenza.

L’erezione e l’illuminazione sono intimamente legate. L’impotenza – ma anche l’eiaculazione precoce – possono venire utilizzate per realizzare ciò che chiamiamo illuminazione, in quanto funzionano secondo gli stessi identici principi. Sono dei veri e propri portali verso l’Infinito. Non raggiungerete mai l’illuminazione fino a quando penserete di poterla raggiungere. Non potete illuminarvi. Nessuno c’è mai riuscito nella storia… e non sarete certo voi i primi a farcela! ‘Illuminazione’ è solo un termine che sta a indicare un momento di assenza di quel “qualcuno” che vuole illuminarsi. Allo stesso modo l’erezione avviene quando si mette da parte quel “qualcuno” che ci tiene ad averla.

L’erezione avviene se l’ego smette di intervenire con il suo desiderio di controllo. Nel desiderarla la impediamo, proprio come accade per l’illuminazione. Se riusciamo a cambiare il nostro modo di vivere il sesso, cambia anche il nostro modo di intendere la Vita, il nostro modo di affrontare tutti i problemi.

A volte ho l’erezione, a volte no, a volte un po’, a volte tutta. Questa è la mia situazione di oggi. Un completo affidarmi alla Vita, senza sapere cosa succederà la prossima volta. Non mi importa se l’Esistenza ha deciso che non avrò l’erezione oppure che l’avrò. Il bello è che la qualità dei miei rapporti è sempre elevata, è sempre un’avventura da vivere insieme all’altra persona. L’amore e la passione talvolta sono così forti che facciamo l’amore a lungo senza che ci sia la penetrazione. Perché fare l’amore vuol dire tante cose al di là della penetrazione. Per esempio, possiamo restare abbracciati e strusciare i nostri corpi uno con l’altro, organi genitali compresi, senza preoccuparci di erezioni e orgasmi. Le donne di solito amano molto questo tipo di intimità. E quando la penetrazione arriva non siamo concentrati su di essa, è solo qualcosa che è in atto, mentre noi siamo occupati ad amarci su un piano più sottile, con tenerezza. Un’esperienza che consiglio è stare fermi durante la penetrazione, senza avere fretta di procurarsi maggiore piacere attraverso lo sfregamento. Il piacere arriverà comunque.

L’erezione non è più un problema che riguarda me. Posso parlare di tutto questo in un articolo che verrà letto da migliaia di persone proprio perché non sto parlando di un problema. Altre persone nella mia situazione sentirebbero invece di avere un problema. Qualche anno fa io stesso non avrei potuto parlarne con questa facilità. Sono contento di averlo fatto oggi, dopo che una cara amica mi ha consigliato di mettere per iscritto tutto ciò che mi è accaduto in questo campo. Nemmeno io, che parlo e scrivo di mestiere, mi ero mai reso conto della grandiosità di questa mia esperienza.

Questo articolo sicuramente servirà a tanti altri, perché ancora pochi hanno il coraggio di parlare chiaramente in tema di difficoltà sessuali, e quei pochi che lo fanno sono solitamente dei pedanti e noiosi accademici che utilizzano troppi termini medici, e leggere i loro libri procura lo stesso piacere che mangiare un fico d’india con la buccia! Jacopo Fo è uno dei pochi autori che tratta l’argomento con vivacità e ironia, anche se non prende in esame il punto di vista più esoterico. Vi consiglio due dei suoi libri: Lo Zen e l’arte di scopare, La scopata galattica.


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Siti web di riferimento:
www.antipodiedizioni.com
http://officinaalkemica.altervista.org/

Vai ai libri di Salvatore Brizzi.

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