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Tao, via di sapienza

Il taoismo descrive il comportamento della natura e indica la Via verso la sapienza e la virtù. La Via è da ricercarsi nell’interazione equilibrata tra lo yin e lo yang, aspetti che caratterizzano ogni manifestazione dell’esistenza.

Tra le correnti di pensiero più antiche e ancora oggi ampiamente diffuse in Cina e in tutto l’Estremo Oriente vi è il Taoismo. Le origini risalgono al VI secolo a.C. ed emerse parallelamente al Confucianesimo, quel sistema filosofico-religioso che ha influenzato altrettanto profondamente la cultura cinese.

Il concetto di Dao (Tao) significa “via”, “verbo” e rappresenta l’unità suprema priva di attributi specifici, impossibile da circoscrivere in modo preciso. Coincide con l’idea del “non determinato”, del “nulla” che nel linguaggio taoista viene chiamato wu. Il testo fondamentale di tale dottrina è il canone Daozang, che letteralmente vuol dire “Il tesoro di Dio”, risalente alle dinastie Jin, Tang, Song e Ming. Colui che ha sviluppato compiutamente i principi taoisti è Lao-Tse (V secolo a,C.), trascritti nel Libro della Via e della Virtù, chiamato Daodejing o Tao Te Ching. L’opera inizia con un’approfondita descrizione del Tao, inteso come sistema o leggi della natura che racchiudono lo spontaneo modo di essere e di comportarsi dell’universo.

Il Tao è sintetizzabile come la “Via della carità, della giustizia, dei riti e della sapienza” e si manifesta ovunque. In ogni cosa si trova l’essenza del Tao che è il , ovvero la virtù, intesa come quella sorgente che crea vigore, potenza e diversità. La Natura è venerata come fonte e custode del Tao. Esso è composto da due forze uguali, primordiali e contrapposte: lo yin e lo yang. La prima rappresenta tutto ciò che è femminile, freddo, umido, buio, negativo, mentre la seconda indica tutto ciò che è positivo, maschile, caldo, asciutto.

Non sono forze antagoniste, ma complementari: senza luce non potrebbe esserci oscurità e viceversa, così come senza caldo non potrebbe esserci il freddo. Il Tao esprime l’unione di queste due forze. È infatti simboleggiato come un cerchio diviso da una linea curva. Una parte è bianca, l’altra è di color nero, ma nel bianco c’è un piccolo cerchio nero e nella parte nera c’è un piccolo cerchio bianco. Questo simbolo, pur nella sua semplicità, sintetizza perfettamente i processi e le interrelazioni cosmiche, naturali e umane. Nell’energia yang c’è sempre un frammento di yin e viceversa, dato che interagiscono continuamente creando le dinamiche volte alla trasformazione. Queste forze, incontrandosi, hanno generato l’armonia, la purezza e l’impurità, da cui sono stati poi creati il Cielo, la Terra e l’uomo: il Cielo conferisce, la Terra trasforma, mentre l’uomo fa crescere e nutre.

Il Taoismo, ma più in generale ogni ramo della filosofia tradizionale cinese, è strettamente legato al concetto di chi, scritto anche qi. Ogni creatura ha in sé ilchi originario, che è l’energia vitale. Il benessere di ogni persona è generato dall’armonia tra le forze yin yang presenti nel corpo, nella mente e nello spirito. Se vi è equilibrio, il chi è libero di fluire generando una buona salute psicofisica nell’individuo. Al contrario, in presenza di squilibrio delle due forze, il chi lentamente si affievolisce. Mancando l’energia vitale si manifesta un deperimento. La morte, secondo la concezione taoista, deriva proprio dalla mancanza totale del chi: non c’è più armonia tra le forze.

Molte pratiche tradizionali cinesi si basano sul concetto di chi e di equilibrio tra lo yin e lo yang, come il feng shui, che attraverso regole precise crea armonia nell’ambiente (domestico, di lavoro, ecc.), e il qi gong chi gong, basato su una serie di tecniche (massaggio energetico, ginnastica di tipo orientale, esercizi di respirazione) che proteggono e alimentano l’energia vitale.

Fonti:
Fausto Tomassini (a cura di), Tao. I grandi testi antichi, Utet
Jennifer Oldstone-Moore, Capire il Taoismo, Feltrinelli.

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