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Il Karma Yoga – I

Il Karma Yoga - I

Ogni pensiero e azione del passato ci legano inesorabilmente al nostro karma odierno, tuttavia proprio attraverso la stessa azione, quando è compresa ed agita in modo corretto, è possibile ricongiungersi con il Tutto… I parte

Vivekananda considerava l’essenza del Karma Yoga la più nobile delle Vie Spirituali. La Bagavadh Gita è un compendio praticamente esclusivo di questo Yoga. Perché? In effetti, una delle caratteristiche fondamentali degli insegnamenti indù è il buon senso e la praticità immediata, anche se ciò non invalida l’altissima natura delle loro tradizioni.

Non è possibile afferrare il significato della legge del karma, se almeno non si è – in misura bastevole – intuita la natura delle cose universali: che è unità fondamentale, olismo ininterrotto, identificazione totale dell’apparente frammento con il tutto. La ripercussione di ogni atto e di ogni pensiero prodotti da noi avviene e si risolve, alla fine, in noi stessi solo per il fatto che non esiste soluzione di continuità fra l’illusione di una vita distaccata dal resto dell’esistenza e quest’ultima. Il gioco sottile e complesso della legge del karma, tuttavia, non costituisce lo scopo principale del presente articolo; dovrà, forse, venire rimandata ad uno dei prossimi.

Uno degli aspetti del buon senso della filosofia indiana si riferisce al suo modo di interpretare la celata fisionomia del presente ambientale d’ognuno di noi. La legge della reincarnazione costituisce il formidabile serbatoio di una totale fecondazione di cause, da parte dell’individuo, che si annodano agli effetti evidenti di questo suo presente ambientale. In poche parole, l’io è il motore di ogni propria azione; ma, una volta data la spinta che la produce, l’azione stessa diviene il motore dell’io. Si tratta di un gioco delle parti assolutamente irrinunciabile.

Ecco, se potessimo scattare l’istantanea della vita di uno qualsiasi tra di noi, quanto verrebbe alla luce – esotericamente parlando – sarebbe un prodotto complesso e molto difficile da scomporre, nei suoi elementi costituenti. Immaginate una pesca acerba, e supponete di volere distaccare con le vostre stesse mani il suo nocciolo dalla polpa ancora verde. Il risultato di questo atto mostrerebbe la parte dura e centrale del frutto, ma con massicci frammenti di polpa che fanno un tutt’uno con esso; tanto è praticamente impossibile separare il centro dalla periferia, quando i tempi non sono quelli giusti. L’esempio – evidentemente grossolano – indica, con una certa precisione, il rapporto che ognuno di noi ha con il suo attuale karma. Volere rinunciare ad esso, in modo inconsulto, violento ed irrazionale costituirebbe un’azione simile a quella che abbiamo appena immaginato, in riferimento alla pesca acerba.

Il nostro karma attuale costituisce il baricentro ultimo delle forze e delle azioni emesse in un passato, più o meno lontano, e la spinta trainante che conduce gran parte della nostra esistenza. Il dharma, invece, è l’atto mentale che ne riconosce la fisionomia e si adatta ad essa, con il proprio comportamento quotidiano. In effetti, questa è già una notevole indicazione per l’individuo che voglia intervenire nel proprio destino.

Qualunque malumore, generato dalla nostra insoddisfazione per la vita che conduciamo, per il lavoro che facciamo, per l’ambiente in cui viviamo rappresenta un’energia inutilmente sprecata. In modo giusto, o errato, siamo stati noi gli unici responsabili di quella soluzione latente di forze, che stanno rapprendendosi attorno a noi ed in noi. Non è possibile liberarcene, almeno in modo violento.

A questo punto non risulta inutile un cenno a quelle azioni ribelli, che molti commettono sovente. Essi abbandonano, all’improvviso, la compagna, o il compagno; i figli; il lavoro che li delude. Insomma, staccano il contatto con la ruota che gira in una determinata direzione, e – come un elettrone che cambia orbita – si incasellano in un altro vortice di vita; nella creazione di nuove abitudini, di una nuova esistenza. Ma, la ruota continua a girare… Essi non hanno il potere di interrompere quel flusso di energia in cristallizzazione operativa di quanto hanno creato nel loro passato. In tal modo, provocano altro karma; ma, non eludono quello antico; che si ripresenterà, prima o poi. E la loro fuga si sarà risolta in un bel nulla di fatto.

Cosa dice, allora, in proposito, la filosofia indiana del Karma Yoga? Cosa dice Vivekananda? E cosa insegna la Gita? Intanto – e ciò è un fondamento di altissima rilevanza spirituale – che non importa, nella vita, desiderare disperatamente un destino di suprema nobiltà formale; e neppure temere di esprimerci in azioni che consideriamo mediocri e prive di smalto e di significati profondi. Nella vita importa solo capire e compiere ciò che è giusto fare, in quel momento.

Continua

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