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Il viaggio iniziatico

Il viaggio iniziatico

Il viaggio iniziatico accade spesso in concomitanza di momenti di crisi e sfide difficili, momenti che però ci spronano a lasciare il porto sicuro dei pensieri ordinari e condizionanti per dirigerci verso le terre vaste e ignote della consapevolezza…

Il viaggio iniziatico rappresenta un tema costante nella mitologia e nella letteratura di ogni popolo. Esso è indispensabile per attuare il processo di individuazione di cui parla Jung… il primo passo che l’essere umano compie per riuscire a scoprire quelle parti di sé dimenticate, nascoste o rimosse, ma anche per trovare le proprie origini divine, dalle quali attingere talenti e risorse.

Il viaggio di iniziazione comincia sempre con una rottura più o meno drammatica dell’equilibrio del mondo ordinario, quel mondo in cui la coscienza ordinaria rappresenta l’unico punto di riferimento ma anche il dittatore supremo. La possiamo chiamare il “piccolo io”, creato dai condizionamenti ricevuti, dall’aspettitave della società in cui viviamo, da tutto ciò che la persona sa di sapere e di potere.
Oltre a quel piccolo tiranno (Gurdjeff in realtà parlava di una moltitudine di piccoli io tiranni), c’è un mondo da scoprire, tutto un territorio abbandonato, una selva oscura nella quale è necessario addentrarsi per districare i grovigli di rovi che sono cresciuti con l’andare degli anni.

Per compiere questo viaggio però è sempre necessario avere delle guide, così come Dante trova il suo Virgilio e la sua Beatrice, così ogni viandante incontra chi ha la responsabilità di accompagnarlo e di ammaestrarlo nel viaggio pericoloso. Già… perché ogni viaggio di iniziazione è pericoloso, esso mette a repentaglio il delicato equilibrio psichico ed emotivo del viandante, lo mette a confronto con i propri vissuti traumatici, con quelle zone oscure dalle quali in un tempo lontano era fuggito. Per non parlare poi dei guardiani che si sono appropriati del territorio abbandonato e dei mostri archetipici che pullulano in quelle lande desolate!

Eppure è necessario affrontarli, comprenderli e lasciarli sciogliere come neve al sole di fronte alla luce della consapevolezza. Solo lo sguardo attento e vigile del viandante può liberare questi mostri che vivono nell’ombra, ma occorre coraggio, quel coraggio che si acquista solo nei momenti di profonda disperazione, quando tutto perde di senso e non si sa più chi siamo realmente. Solo dopo aver provato le vertigini del vuoto interiore, si potrà partire per quel viaggio rischioso perché ornai non c’è più niente da perdere. Le maschere dell’io sono crollate e dietro ad esse rimane solo quel fitto velo oscuro che nasconde pericoli ma anche tesori.

Nella società di oggi però è sempre più difficile compiere questo tipo di viaggi, incontrare Maestri in grado di guidare l’eroe solitario, eppure tutto ciò non deve necessariamente essere fatto nel piano fisico, anzi! Il viaggio da compiere è essenzialmente interiore, così sarà possibile inoltrarsi in questo cammino di scoperta grazie all’uso di tecniche immaginative particolari e guidati da un moderno psicopompo, erede di Hermes. Altrimenti è consigliabile partire per un pellegrinaggio in terre straniere come antichi crociati alla ricerca del Graal, con l’attenzione sveglia per cogliere i segnali che invia l’Universo ed i Maestri che sempre costellano il cammino sotto false sembianze.

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