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Tra danza e terapia: dal corpo alla relazione – I

Tra danza e terapia: dal corpo alla relazione - I

Una buona integrazione psiche-soma, attuata attraverso un lavoro corporeo, può influire positivamente sulle capacità relazionali. A tale scopo la danza, e in particolare la danza del ventre, pur non essendo una terapia in senso stretto può offrire molto al nostro bisogno di tessere rapporti ed arricchirli. Parte I.

“E’ il corpo il dispositivo di lancio del missile dal quale l’anima osserva la misteriosa notte stellata e ne resta abbagliata.”
(Clarissa Pinkola Estés)

Il tema del rapporto tra mente e corpo può essere affrontato in una prospettiva relazionale. Una migliore integrazione psiche-soma infatti, attuata attraverso un lavoro corporeo, può influire positivamente sulle capacità relazionali e quindi sulla qualità della nostra vita. A tale proposito la danza, pur non essendo una terapia in senso stretto, molto può offrire al nostro bisogno di tessere rapporti ed arricchirli. In particolare la danza del ventre, poco conosciuta sotto questo aspetto, rimanda proprio a quella parte di noi – la pancia, il ventre – che per analogia si collega al nostro sentire più viscerale,  più istintuale e alla prima relazione con la vita  attraverso il cordone ombelicale.

La vicinanza degli opposti

Secondo lo yoga, una delle più antiche discipline psico-corporee, noi viviamo nell’illusione della separazione dell’Io dal resto del mondo e non siamo consapevoli dell’interrelazione di tutte le cose e di tutti gli eventi. Questo concetto si ritrova anche in altri momenti e luoghi: gli studi nell’ambito della moderna fisica subatomica hanno scoperto molte sorprendenti analogie con alcune millenarie intuizioni mistiche. Tra le altre, l’idea che la natura ultima della materia sia dinamica e che ogni cosa sia permeata dal movimento. Ciò è ben espresso dal mito indù del Dio Siva: quest’ultimo, in una delle sue numerose incarnazioni, appare come il re dei danzatori  e la sua danza simboleggia l’eterno ritmo di creazione e distruzione che caratterizza la vita. Questa sorta di “danza cosmica” si ritrova anche a livello subatomico, dove le particelle interagiscono tra loro, creandosi e dissolvendosi reciprocamente in un processo di continuo mutamento. Oriente ed Occidente, avvicinandosi, hanno aperto nuove interessanti prospettive sulla conoscenza della realtà. Date queste premesse, possiamo affermare che la relazione ed il movimento siano parte intrinseca del nostro modo di essere al mondo: ognuno di noi è, infatti, inserito in una rete complessa di rapporti in perenne dinamismo.

Il corpo (ma sarebbe più corretto parlare di unità corpo-mente) è il mezzo che ci consente di interagire e conoscere. Ma è anche, sovente, la nostra “casa disabitata”, un luogo sconosciuto a cui accediamo soltanto quando ci procura sofferenza e disturbi, quando non riusciamo a comprenderlo. Infatti i processi fisici e quelli psichici, pur poggiando sullo stesso terreno, non si integrano automaticamente in modo armonico né tale integrazione è acquisita una volta per tutte. Alcune esperienze si rivelano basilari: la qualità delle prime cure materne, costituite da aspetti pre-verbali e sensoriali, è fondamentale per favorire nel bambino l’emergere graduale della propria immagine corporea, del senso di sé e della struttura mentale. Il movimento è al centro dello sviluppo umano ed influenza profondamente l’apprendimento del linguaggio, delle abilità cognitive e del comportamento socialmente accettabile. Esiste un forte legame tra movimento ed emozione e proprio su questo collegamento si basano molte terapie di tipo corporeo: Bioenergetica, Gestalt, Danzaterapia, Antiginnastica, per citarne alcune. Attraverso il linguaggio del corpo, la consapevolezza corporea, le contrazioni muscolari, l’alterazione del respiro e la relazione fra paziente e terapeuta è possibile sondare più profondamente i processi psichici e tentare così di superare una visione dicotomica dell’individuo.

Spesso viene utilizzato il gruppo, in quanto funge da specchio alle problematiche personali, permette di incontrare il proprio disagio e confrontarlo con quelli collettivi. Se infatti abbracciamo l’idea dell’unità ed interconnessione di tutte le cose, allora interno ed esterno appartengono ad un’unica realtà vivente, dove le relazioni sono riflessi di noi stessi e dove l’incontro con l’altro può diventare un’opportunità di crescita personale. Secondo T.Bertherat (1978): “Più il nostro corpo ci è estraneo più siamo estranei alla vita”. E questo ci rende estranei alla dinamicità relazionale che la vita implica.

Continua nella parte II

Bibliografia

– Bernie W., “Arteterapia in educazione e riabilitazione”, Erickson,1995
– Bertherat T. e Bernstein C., “Guarire con l’antiginnastica“, Arnoldo Mondatori, 1978
– Buonaventura W., “Il serpente e la sfinge”, Lyra libri, 1986
– Capra F., “Il Tao della fisica”, Adelphi, 1982
– De Marco Flavia-Nurya, “La più antica delle danze e il suo potere curativo”, Lampi di Stampa, 2007.
– Hittleman R., “Yoga”, Arnoldo Mondatori, 1976
– Palombo R., “Danzaterapia”, Edizioni Emotion, 1995
– Payne H., “Danzaterapia e movimento creativo”, Erickson, 1997.

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