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Nikola Tesla: lo scienziato che indicò la strada…

Nikola Tesla: lo scienziato che indicò la strada...

Nikola Tesla è stato uno scienziato geniale, al quale si deve la tecnologia di base di molti macchinari moderni… Eppure di lui oggi si parla poco, forse perché le sue ricerche furono sempre animate da uno scopo superiore: favorire il benessere dell’umanità e non il profitto personale…

“La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità”
(Nikola Tesla)

“Il progressivo sviluppo dell’uomo dipende dalle invenzioni. Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano. Lo scopo ultimo di queste facoltà è il dominio completo della mente sul mondo materiale, il conseguimento della possibilità di incanalare le forze della natura così da soddisfare le esigenze umane”. Così Nikola Tesla apre il primo capitolo della propria autobiografia.

A Telsa si debbono molte delle invenzioni che ognuno di noi usa nella sua vita quotidiana, perché appartengono proprio a questo signore – quasi dimenticato – i rudimenti di molte scoperte, sviluppate poi da altri uomini di scienza, quali la radio o il radar. Nel migliore dei casi, il suo nome è connesso all’unità di misura dell’induzione elettromagnetica (Tesla), cioè dei campi elettromagnetici generati dalle antenne per le trasmissioni radiotelevisive e da quelle per le comunicazioni via cellulare.

L’operato di Tesla è sempre stato – per usare parole sue – “al servizio della specie umana”, non interessato cioè al successo personale e neppure al denaro. Nikola Tesla nacque nella notte fra il 9 e il 10 Luglio del 1856 a Smilijan. Il padre, Milutin, d’origine serba, era un ministro del culto ortodosso. Sua madre, Djocetia Mandic, abile ricamatrice, era una donna non istruita (non era andata a scuola per accudire ai propri fratelli e alle proprie sorelle, dopo la malattia che aveva reso cieca la madre), ma era dotata di una memoria prodigiosa e di poliedriche capacità inventive. Tesla ha sempre ricordato come la madre citasse interi brani della Bibbia e conoscesse a memoria moltissime poesie; inoltre affermava di avere ereditato da lei molte delle sue abilità, non solo una memoria fotografica ma anche facoltà intellettive quali una notevole inventiva e industriosità.

Dopo aver terminato gli studi di fisica e matematica al Politecnico di Graz in Austria (contemporaneamente aveva iniziato a frequentare filosofia all’Università di Praga), studiando diciannove ore il giorno e dormendo solo due, il nostro dimenticato (speriamo ancor per poco) scienziato provò sempre più sulla sua pelle strani fenomeni, inizialmente risalenti all’infanzia. Nel buio poteva sentire l’esistenza degli oggetti “come un pipistrello”. È vero che fin dall’infanzia vedeva lampi di luce che interferivano sulla sua visione degli oggetti reali, e all’età di venticinque anni l’intensità di tali lampi non solo era aumentata, ma addirittura se ne ritrovava circondato costantemente.

Ma Tesla non era nuovo a queste esperienze, nella sua autobiografia dichiara che nell’età adolescenziale, quando era solo di notte, “viaggiava” in mondi sconosciuti e lontani, dove intraprendeva nuovi studi e avviava delle conversazioni con individui che gli parevano reali come il mondo esterno. Egli stesso escluse che tali fenomeni fossero stati delle semplici allucinazioni. Tuttavia, già all’età di diciassette anni e in seguito a questi eventi, scoprì di poter creare delle invenzioni nell’intimo della propria sfera psicologica, nella propria mente; aveva davanti a sé l’immagine concreta dell’invenzione compiuta, riuscendo a definire le eventuali modifiche che era necessario apportare, senza ricorrere a disegni, progetti, modelli o ad esperimenti portati a termine nel mondo esterno.

Molti anni dopo, nel 1899, nel suo laboratorio a Colorado Springs, il suo trasmettitore ricevette un segnale che si ripeté continuamente. Egli affermò di aver ricevuto un messaggio dallo spazio… In ogni caso, è proprio in questo periodo che Nikola Tesla affrontò le prime singolari esperienze, che egli iniziò ad avere brillanti idee nel campo della fisica e che cominciò a dedicarsi al principio della corrente alternata. Nel 1881, mentre lavorava come disegnatore e progettista all’Engineering Department del Central Telegraph Office, dette inizio all’elaborazione del concetto di rotazione del campo magnetico che rese la corrente alternata, qual è tutt’oggi, uno strumento indispensabile per la fornitura della corrente elettrica.

L’anno successivo, il nostro scienziato, sempre più interessato al principio della corrente alternata, si trasferì a Parigi, essendo stato assunto dalla Continental Edison Company. Nel 1883 dette vita al primo motore ad induzione di corrente alternata, in pratica, un generatore di corrente alternata. Durante la creazione del motore, Tesla seguì il suo metodo di lavoro, diverso dagli altri uomini di scienza suoi contemporanei, dando prova delle sue straordinarie facoltà intellettive. Non fu necessario per lui ricorrere a progetti, modelli o fare esperimenti pratici per raggiungere l’ottimale funzionamento della sua invenzione: nella sua mente aveva già ben chiaro il progetto del motore a corrente alternata. E quando ritenne che il suo congegno fosse ad uno stato ottimale di progettazione, diede incarico ai suoi collaboratori di procedere alla costruzione, dando loro per filo e per segno le misure d’ogni singolo pezzo che componeva il motore. E, una volta costruito, il motore a corrente alternata… funzionava.

Nel 1884, il giovane Tesla, desideroso di far conoscere le proprie scoperte, si recò negli Stati Uniti, sempre per lavorare alle industrie d’Edison. Tesla espose i concetti della sua scoperta relativa alla corrente alternata ad Edison stesso. Tuttavia, quest’ultimo era un fiero sostenitore della tecnologia relativa alla corrente continua, pertanto le idee espresse dal giovane scienziato croato non suscitarono in lui alcun interesse. Riconoscendo però le potenzialità del giovane, lo volle con sé nei suoi laboratori.

Tesla non si perse d’animo e continuò a lavorare duramente per Edison. Anche se non troppo volentieri, accettò l’incarico datogli da Edison di provvedere alla modifica della progettazione della dinamo, cioè dei generatori di corrente continua. È doveroso sottolineare che il suo appoggio alla produzione e alla distribuzione di corrente alternata non era motivato da fini egoistici di successo personale. La produzione e distribuzione di corrente alternata implica costi minori (in particolare, la distribuzione copre spazi più ampi) rispetto alla produzione e distribuzione di corrente continua. La corrente continua nel trasporto si disperde poiché attraversa per intero il conduttore generando calore, al contrario, la corrente alternata, viaggiando solo sulla superficie del conduttore (effetto pelle), permette il trasporto a notevoli distanze.

Tesla era sì teso a vedere affermate le proprie scoperte e invenzioni, ma perché queste erano destinate a “far vivere meglio”, cioè a contribuire al miglioramento delle condizioni dell’uomo. Purtroppo, in questo primo tempo, prevalsero ‘uso e l’interesse relativo alla corrente continua, non solo perché Edison aveva un forte seguito nel mondo scientifico, ma anche perché i grandi magnati dell’epoca avevano fino a quel momento investito e finanziato nella tecnologia relativa alla corrente continua. Secondo Tesla, avrebbero dovuto buttar via tutto e ricostruire nuovamente gli impianti di produzione e di trasporto, e questo spaventava i magnati.

A questo stadio, Tesla non solo vide respinte le proprie idee e innovazioni, ma dovette subire una beffa dallo stesso Edison: per l’opera di modifica dei generatori di corrente continua, a Tesla era stato promesso un compenso di 50.000 $. Una volta terminato il proprio compito, egli si vide rifiutato il proprio credito dallo stesso Edison, con una battuta ironica di dubbio gusto. Le fonti storiche sostengono infatti che Edison liquidò Tesla con la frase “Tesla, voi non capite il nostro humour americano” – sostenendo in pratica che la ricompensa promessa fosse stata indicata per scherzo.

Non sembra troppo difficile a questo punto comprendere il motivo per cui il nostro uomo di scienza abbandonò la Edison Company. Nel frattempo, seguendo sempre il suo metodo, Tesla giunse ad un’altra delle sue brillanti scoperte, la bobina di Tesla, un trasformatore ad alta frequenza, che è uno strumento indispensabile per la trasmissione, e quindi la fornitura a case e industrie, della corrente alternata.

Nel maggio del 1885, il magnate Westinghouse acquistò i brevetti di Tesla relativi soprattutto al motore a corrente alternata e alla bobina. Così fu creata la Westinghouse Electric Company. In base ad un contratto stipulato con la Westinghouse, Tesla avrebbe ricevuto dei compensi altissimi, in particolare un milione di dollari per brevetti e royalties. Tesla allora si recò da Westingouse affermando: “I benefici che deriveranno alla società dal mio sistema di corrente alternata polifase sono per me più importanti dei soldi che entreranno nelle mie tasche. Mr. Westinghouse, voi salverete la vostra azienda così potrete sviluppare le mie invenzioni. Qui c’è il vostro contratto e qui c’è il mio, li strappo a pezzetti e non avrete più problemi con le mie royalties.” Grazie al suo gesto, Westinghouse poté rimanere nel business e diventare ricco. Al contrario di Tesla; egli scelse che altri diventassero ricchi e raggiungessero il successo economico, ma che tutta l’umanità potesse godere dei vantaggi delle sue invenzioni.

Ognuno di noi è teso verso il futuro, al successo personale, limitato e chiuso. Tesla, al contrario, comprese che il successo non era solo questo ma di più: la condivisione e il trasferimento dei propri risultati e conquiste agli altri, al mondo esterno. Circa gli scopi che l’uomo di scienza deve conseguire, affermò: “L’uomo di scienza non mira ad un risultato immediato. Egli non si aspetta che idee avanzate siano immediatamente accettate (…), il suo dovere è fissare i principi fondamentali per quelli destinati a venire dopo, e indicare la strada.”

Tesla sosteneva l’esistenza in natura di campi energetici, di “energia gratuita”, cui diede il nome di etere. E attraverso l’etere, si potevano trasmettere, ad esempio, altre forme di energia. Nel maggio del 1899 si recò a Colorado Springs ove istallò un laboratorio. Riteneva possibile, infatti, grazie a questo “pozzo di energia inesauribile”, l’etere, trasmettere energia elettrica a località lontane senza la necessità di ricorrere ai fili di conduzione elettrica, e quindi agli elettrodotti. Ritornando a New York, Tesla scrisse un articolo di respiro futuristico sul Century Magazine, affermando la possibilità di catturare l’energia sprigionata dal Sole, e proponendo un “sistema mondiale di comunicazione” utile per comunicare telefonicamente, trasmettere notizie, musica, immagini, andamento dei titoli azionari, informazioni di carattere militare o privato senza la necessità, ancora una volta, di ricorrere ai fili: aveva praticamente teorizzato la radio, la moderna telefonia cellulare, la televisione e internet.

L’articolo catturò l’attenzione di un altro magnate dell’epoca, J. P. Morgan, che offrì un finanziamento di 150.000 $, esiguo però per costruire tale stazione trasmittente. Tesla si mise subito al lavoro, procedendo alla costruzione di una torre altissima nelle scogliere di Wanderclyffe, Long Island, New York. La Wanderclyffe Tower (Torre di Wanderclyffe) non era altro che uno sviluppo delle idee maturate da Tesla a Colorado Springs. La torre consisteva in una struttura in legno, ed era impiantata nel terreno grazie a dei “tubi” di ferro, conduttori di energia elettrica. Alla sua sommità si trovava una sfera di acciaio.

03art_WanderclyffeTowerPer quanto la Wanderclyffe Tower si fondasse sul principio della radio, lo scopo che primariamente Tesla voleva conseguire era la trasmissione di elettricità senza fili, obiettivo che il nostro scienziato non espose a Morgan. E questo fu un errore fatale: Morgan era sempre stato informato che la torre servisse per le telecomunicazioni e su questa ipotesi l’aveva finanziata, ma poi si rese conto che Tesla la usava per altri scopi…

Infatti, il 12 Dicembre 1901 il mondo fu sconvolto da una notizia sensazionale: Guglielmo Marconi aveva trasmesso la lettera “S” oltreoceano da una località in Cornovaglia, e tale informazione era stata trasmessa a Newfoundland, in America. Morgan, contrariato, ritirò l’appoggio finanziario a Tesla. Il magnate era adesso infastidito dall’idea di “energia gratuita”, quindi non possibile oggetto di transazioni commerciali. Ancora una volta gli interessi economici che i grandi finanziatori volevano perseguire frustravano l’obiettivo che lo scienziato croato voleva perseguire: l’evoluzione tecnologica e, in ultima istanza, il benessere dell’umanità.

Ciò che stava a cuore a Nikola Tesla era la serenità e la felicità dell’uomo intero. Tra l’altro mesi addietro aveva condotto esperimenti con un piccolo modello di natante, da lui telecomandato dalla riva. Tesla dunque avrebbe potuto benissimo inviare qualsiasi lettera dell’alfabeto da una parte all’altra del globo, ma non lo fece perché erano altre le cose che lo interessavano: la trasmissione telecomandata dell’energia (e non solo quella) catturata dall’etere.

Risulta con certezza che Tesla in un qualche momento della sua vita aprì il proprio laboratorio più volte a Marconi, fornendogli delle notizie utili, che sono state poi sviluppate e attuate dallo scienziato italiano. Alla notizia della trasmissione del segnale da parte di Marconi, reagì affermando che lo scienziato italiano aveva utilizzato ben diciassette dei suoi brevetti. Sì, Nikola Tesla è stato coerente con la propria idea di uomo di scienza: “Il suo dovere è fissare i principi fondamentali per quelli destinati a venire dopo e indicare la strada”.

Comunque, non sembra azzardato affermare che fu Tesla il primo a lavorare lavorò con le onde elettromagnetiche radio. Del resto esistono dei brevetti (patent) che provano ciò (U.S. patents #645,76 e #649,621). Ed è proprio fondandosi su questi brevetti, che il nostro ricorse in giudizio per tutelare i propri diritti. Sfortunatamente, una prima sentenza del 1915 non gli riconobbe tali diritti. Solo nel giugno del 1943, cinque mesi dopo la sua morte, la Corte Suprema degli Stati Uniti in una sua decisione (caso 369, 21 giugno 1943) riconobbe che Tesla aveva per primo inventato la radio. Tutt’oggi, si attribuisce a Marconi questa invenzione, perché questi per primo inviò un segnale oltreoceano. Ma se Marconi riuscì a conseguire tale successo, è grazie anche e sopratutto alle scoperte attuate precedentemente da Tesla.

All’inizio della Prima Guerra Mondiale, Tesla stava ipotizzando un congegno per individuare le navi, inviando segnali che consistevano in onde radio ad alta frequenza. Il concetto che sta dietro a questa idea allude a un dispositivo particolare: il radar. Sarà proprio Guglielmo Marconi a sviluppare questo concetto, attuando questa idea e ponendo, nella realtà dei fatti, le basi per la costruzione del radar. Nel 1934 Marconi realizzò il collegamento radiotelegrafico fra l’Elettra (il suo laboratorio situato su un veicolo natante) e il radiofaro di Sestri Levante; successivamente, nel 1935 compì esperienze di avvistamento sulla via Aurelia. Ironia della sorte, Tesla nel suo percorso di vita, aveva incontrato molte volte Guglielmo Marconi…

Nel 1912, Tesla fu candidato al Premio Nobel per la Fisica. Egli lo rifiutò per non averlo ricevuto nel 1909 per l’invenzione della radio, al posto di Marconi. Nel 1915, di nuovo, Tesla rifiutò il premio Nobel, venendo a conoscenza del fatto che avrebbe dovuto condividerlo con Edison. Entrambi non ricevettero tale onorificenza. Lo scienziato croato sosteneva, inoltre, di non ritenere Edison uno scienziato in senso stretto, dato il suo metodo di lavoro. Disse al riguardo: “Se Edison dovesse cercare un ago in un pagliaio, egli procederebbe con la meticolosità di un’ape, che esamina pagliuzza per pagliuzza finché non trova l’oggetto della sua ricerca”.

Superata la mezza età, Tesla, nonostante le sue innovative scoperte, era a corto di danaro, abitava in un albergo, passando le giornate a nutrire piccioni e aspettando che qualche altro magnate, desideroso di diventare ricco a sue spese, finanziasse la realizzazione dei suoi progetti. Non ci sono notizie precise relative alla data della sua morte. Si suppone che sia morto il 7 gennaio 1943, all’età di 86 anni. Poiché Tesla viveva da solo in una stanza d’albergo, il suo corpo senza vita fu trovato solo il giorno dopo. Più di duemila persone presenziarono al suo funerale che si tenne a Manhattan. Così, questo vecchio, dopo una lunga esistenza dedicata all’evoluzione della scienza e del benessere dell’umanità, morì solo, non ricco e quasi dimenticato.

È da ricordare che la Marina USA, dopo la morte di Tesla, sequestrò tutti i suoi scritti: moltissimi quaderni di appunti mai pubblicati ove minuziosamente lui riportava annotazioni, intuizioni ed esperienze. Si sapeva che lo scienziato aveva lavorato anche attorno a congegni bellici sia di difesa che di offesa, e anche come consulente della Marina. Tesla aveva lavorato a lungo sulle risonanze e aveva calcolato quella terrestre ottenendo anche piccoli sommovimenti terrestri, terremoti, variazioni climatiche, e considerando Terra e ionosfera le due armature di un condensatore; era riuscito anche a causare forti fughe d’energie capaci di fermare nelle aree colpite motori, comunicazioni, ecc. Bobine di questo tipo, funzionanti, sono in alcune università americane e, uno dei suoi ordigni avrebbe dovuto aprire le ostilità a Bagdad nella Seconda Guerra del Golfo, ma non se ne fece nulla.

Esistono quindi potenzialità ed energie che ci permetterebbero realmente di vivere in un mondo dirverso, e in una società più etica e paritetica, non più fatta a caste (classi sociali), come ora…

Fonti:
www.edicolaweb.net/nonsoloufo/tu_tesla.htm
baccelli1.interfree.it/tesla.pdf

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