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Perfezione e ansia

Perfezione e ansia

La ricerca della perfezione spesso esprime un disagio profondo che abbiamo occultato… ma i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico inevitabilmente ci ricordano che abbiamo sacrificato la nostra autenticità.

E’ giusto cercare di essere sempre migliori nella nostra vita, ma aspirare ad essere “perfetti” nelle relazioni, nel lavoro o nella forma fisica, dovrebbe indurci a ricercare le cause e il significato che sottendono questo comportamento. Il voler apparire perfetti, spesso, danneggia noi stessi e la qualità della nostra vita e può diventare la causa di disturbi d’ansia e di attacchi di panico.

Mi riferisco a quei disagi, sempre più diffusi, che molti conoscono e che fortemente hanno limitato la loro vita e che, da un iniziale senso di angoscia per un qualcosa di indefinito e indefinibile, si sono manifestati in particolari circostanze, con sgradevoli e svariati sintomi, quali aumento del battito cardiaco, sudorazione, dispnea, l’impressione di perdere la conoscenza, fino ad arrivare alla terribile sensazione di essere sul punto di morire.

E’ fuori dubbio che viviamo in una società competitiva dove l’individuo ha bisogno di mezzi per provvedere a se stesso e competere con gli altri, e ciò che più rispecchia il tipo di personalità approvato e ammirato dalla nostra cultura è proprio un’immagine caratterizzata da efficienza e perfezione.

Spesso, però, le richieste dell’attuale società possono solo peggiorare un quadro preesistente che fin da bambini, ci piaccia o no, ci ha predisposti ad essere ansiosi ed ha messo le basi affinché sviluppassimo, purtroppo, un comportamento nevrotico teso in modo coercitivo al perfezionismo: una motivazione inconscia sorta nel nostro passato, ci ha spinti a creare una ”illusoria immagine di noi stessi” caratterizzata da perfezione e onnipotenza.

Che cosa ci ha spinto e ci spinge a raggiungere questi obiettivi di perfezione e a costruire un’immagine così idealizzata di noi stessi? La risposta sta nel fatto che, da lungo tempo, ci siamo dovuti uniformare alle aspettative e indicazioni di qualcuno, a scapito della nostra autenticità e di un adeguato sviluppo della nostra identità.

Può capitare che un bambino debba sottostare ad esagerate richieste e direttive o a disattenzione da parte dei genitori o che sia amato solo quando è un tipo particolare di bambino, ovvero quando soddisfa la rappresentazione che di lui hanno i genitori e non venga, quindi, amata o riconosciuta la sua vera natura.

A volte, è possibile che la dipendenza e la sottomissione vengano favorite dalla iperprotezione: ulteriore ostacolo all’autorealizzazione del bambino che non sarà aiutato nei suoi sforzi di individuarsi, dal momento che i suoi bisogni e le sue esigenze saranno ignorati ed umiliati.

In questi casi, il bambino non avvertirà un vero riconoscimento e una reale accettazione della sua essenza da parte dei genitori e dopo iniziali tentativi reattivi di ribellione, manifesterà un atteggiamento convenzionale e compiacente verso l’ambiente. Si andrà così a costituire un nucleo di insicurezza e vulnerabilità profonda nella sua personalità ed il bisogno di essere amato ed accettato da coloro dai quali ancora dipende, entrerà in conflitto con il bisogno di essere se stesso e seguire la sua propria vera natura.

Da questa situazione, si avvierà l’evoluzione di modelli comportamentali nevrotici che si struttureranno intorno ad una serie di bisogni quali essere amati, essere protetti e assistiti, essere inoffensivi, piacere agli altri ed evitare ogni conflitto con questi, a scapito della propria autonomia e di un sano sviluppo del senso della propria identità.

In una fase successiva, questo progressivo allontanamento dal proprio Sé spingerà a ricercare modalità necessarie a diminuire l’ansia e ad affrontare gli altri, e una possibile soluzione potrà apparire quella di  costruire un’ “illusoria immagine idealizzata di sé perfetta e onnipotente”.

Questo personaggio fittizio da mostrare agli altri, diverrà reale persino a se stessi e costringerà l’individuo a realizzare nel lavoro e/o nelle relazioni e/o nell’immagine fisica quella perfezione che oggettivamente non esiste e non può esistere. Sarà un individuo che farà di tutto per avere un comportamento ineccepibile nella valutazione degli altri e di se stesso.

Si tratta di una modalità nevrotica sviluppata nel passato, per sfuggire alla sofferenza della solitudine, per il timore della disapprovazione degli altri e per l’angoscia determinata da una possibile conseguente perdita dell’amore da parte di queste figure significative. Il proprio fondamentale e imprescindibile bisogno d’autorealizzazione si è scontrato con il bisogno degli altri di vederci uniformati alle loro indicazioni e aspettative.

Possiamo e dobbiamo proteggere noi stessi, ma attenzione a non occultare le proprie vere emozioni e la propria autenticità. Possiamo anche illuderci ed arrivare a credere e ad essere orgogliosi di quanto siamo bravi, buoni, altruisti e perfetti ma, prima o poi, quando inevitabilmente non riusciremo ad aderire a questa immagine costruita di noi stessi, andremo incontro agli spiacevolissimi sentimenti di ansia, di umiliazione, di colpa o di panico che accompagnano una vita non autentica vissuta come reale.

“Ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene”
Claude Monet.

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