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Coop: mai più Foie Gras

Coop: mai più Foie Gras

 La Coop dice basta alla vendita del Foie Gras, il famoso “patè di fegato” ottenuto attraverso l’alimentazione forzata di oche e anatre…

Dopo le uova prodotte da galline in batteria, la Coop elimina dalla vendite il famigerato foie gras. La decisione sembra non essere una manovra di business: alle porte del Natale tale prodotto subisce un picco positivo di vendite. Il prelibato patè francese è molto apprezzato per il suo sapore, ma è notevolmente disprezzato perchè prodotto attraverso l’ingozzamento forzato di anatre e oche che a seguito di tale procedura rischiano di imbattersi in diverse patologie, nei casi in cui non muoiono prima.

L’iniziativa riceve il benestare delle associazioni animaliste che già da tempo chiedono all’Unione Europea di abolire la commercializzazione dell’alimento. La Coop, nella sua dichiarazione, ricorda la difficoltà di riuscire ad allargare tale scelta anche a Francia, Ungheria, Bulgaria e Belgio, luoghi in cui il patè in questione rappresenta una radicata tradizione culinaria. Ciononostante Enpa, Lav e le altre associazioni animaliste auspicano l’espansione di tale provvedimento e sperano di riuscire a servirsi dell’esempio di Coop per «attivare un circolo virtuoso a livello di politiche commerciali, ma anche di processi politico-istituzionali», in modo da essere «seguito da altre sigle della grande distribuzione e da fare d’impulso ai decisori pubblici, nazionali ed europei, affinché vietino una volta per tutte la produzione e la vendita del foie gras».

Il vice presidente della Lav, Roberto Bennati, ricorda che in Italia è vietato l’ingozzamento forzato, che può essere punito con multe che vanno poco oltre i 3mila euro, ribadendo però la mancanza di controlli, soprattutto nelle zone di maggior densità di allevamenti, come la provincia di Pavia. Inoltre lo stesso Bennati, affrontando la discussione (ferma) a livello europeo, presenta la contraddizione insita fra la promozione del benessere animale, dichiarata dall’Unione Europea, e il rispetto delle tradizioni previsto dal trattato della stessa, che prevede l’inserimento del prodotto tra quelli Igp (cioè di Indicazione geografica protetta).

Fonte: lastampa.it

Notizia segnalata da: Elia Tamburella

 

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