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Terremoto: il punto

Terremoto: il punto

La riflessione di Elisabeth Mantovani, in qualità di abitante della zona, sui terremoti in corso in Emilia Romagna. Un invito accorato affinché i cittadini scelgano di occuparsi in modo responsabile e attivo dei loro interessi e del loro benessere.

Cari amici e lettori, come molti di voi sapranno, anch’io mi trovo in questo momento a vivere l’esperienza del grande terremoto in Emilia, vittima dell’enorme catastrofe che nessuno si sarebbe mai aspettato in una zona prospera come la nostra e in una terra giovanissima dal punto di vista geologico.

Vi scrivo perché in questo momento anche in ambito astrologico si rischiano enormi speculazioni sulle previsioni e le cause di queste catastrofi che probabilmente, ad avviso mio e di molti miei conterranei, andrebbero cercate invece molto più vicino rispetto ai movimenti dei pianeti che interagiscono magneticamente con la nostra Terra o ai loro transiti in prossimità degli ammassi stellari lontani anni luce. Forse le cause sono da ricercarsi molto più proficuamente nel lavoro dell’uomo, nei suoi ritmi di vita e nello sfruttamento intensivo delle risorse della terra che ci impone il sistema capitalistico e il consumismo che ne consegue.

Ma cosa c’entrano i terremoti con le attività umane? Questa è una domanda che gira incessantemente nelle nostra regione in questi giorni, possibilità prontamente smentita da dipartimenti scientifici della zona e dai ministeri attraverso comunicati su reti locali e giornali con una certezza e un accanimento che ha quasi l’aria di un’ammissione di colpa.

Conosco bene la storia della mia regione e sebbene non sia una geologa sono sempre stata una “secchiona”oltre che una buona osservatrice. In questo momento è nel cuore di tutti, emiliani non solo, la sensazione che i comunicati, gli articoli e più in generale le “informazioni ufficiali” spesso non siano più totalmente veritiere per l’accavallarsi di interessi personali, che nel tempo hanno sostituito i veri obiettivi del bene comune e della salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo da parte dei governi locali e nazionali.

Già l’anno scorso, villeggiando in una zona dell’Emilia Romagna che amo molto, mi ero accorta di preoccupanti cambiamenti nel paesaggio e nella struttura del territorio. Sto parlando della stupenda Ravenna e della sua vacanziera provincia. A Ravenna – ma non è l’unica città in Emilia Romagna – ci sono ben una decina di siti Unesco, cioè considerati, da un punto di vista del valore storico-artistico, patrimonio dell’umanità. Proprio in questa fiorente cittadina, culla della storia d’Europa, da diversi anni si sono moltiplicati gli impianti di estrazione del gas. Dalla spiaggia dei lidi ravennati, guardando verso il mare, vedi una barriera che tutti gli anni è sempre più fitta: sono le piattaforme per l’estrazione del gas metano. A pochi metri dalla città storica si ergono importanti stabilimenti dell’industria petrolchimica, il secondo polo in Italia.

Ma sono davvero così consistenti i giacimenti di gas in una terra giovane come l’Emilia Romagna, oppure i rischi sono maggiori dei profitti che possono trarne effettivamente il territorio e la sua popolazione? Perché non investire in Emilia Romagna di più sulle risorse sane e naturali del territorio quali il patrimonio artistico e l’agricoltura? A conti fatti, tra i rischi che le estrazioni di gas e le attività del petrolchimico prevedono, quali la subsidenza del terreno (sprofondamento), il rischio sismico e l’inquinamento, e tra l’investimento mirato sul patrimonio artistico e naturale, e sulle nuove tecniche di coltivazione biologica del terreno, questa seconda ipotesi sembra con evidenza di gran lunga più vantaggiosa. Eppure nelle campagne in Emilia come in Romagna proliferano questi tipi di interventi, senza parlare della costruzione di nuovi autodromi, nuovi collegamenti dell’alta velocità, capannoni industriali che spaccano i campi e rendono frammentaria la coltivazione agricola. Circolando per la pianura modenese, ad esempio, vedi caseifici, campi coltivati e aziende agricole strette tra un fabbricato industriale e l’altro: è possibile fare della buona agricoltura in queste condizioni?

Tornando nella zona di Ravenna, le conseguenze dell’investimento nel petrolchimico hanno causato in questi anni un’enorme dequalificazione dell’area periurbana, l’inquinamento del mare e un’eccessiva cementificazione del tratto costiero. La massiccia estrazione di gas e acqua ha causato negli anni lo sprofondamento di importantissimi monumenti quali lo stupendo Mausoleo di Galla Placidia o l’originale Mausoleo di Teodorico, entrambi patrimonio dell’Unesco. Queste inestimabili ricchezze del nostro territorio che hanno attratto turisti da tutte le parti del mondo, e catturato da secoli l’interesse di studiosi ed esperti, sono affossati per centimetri – in alcuni casi metri – nel suolo, a causa dell’abbassamento del terreno, un fenomeno che è in rapida accelerazione.

La domanda viene lecita: perché si è preferito affossare questi tesori dell’umanità a favore di un’industria che qui non può certamente contare su risorse di gas e petrolio consistenti, data la giovinezza geologica dell’Emilia Romagna? La risposta ci viene dalla massiccia presenza delle compagnie straniere, statunitensi e inglesi in primo luogo, che hanno dato avvio, con l’appoggio di compagnie e governi locali, alle estrazioni del gas. E i cittadini? Perlopiù agricoltori e piccoli artigiani, ne sono venuti a conoscenza in molti casi proprio in occasione di questo ultimo cataclisma.

La società che ha destato i sospetti di questi giorni si chiama Erg Rivara Storage (nulla a che fare con l’omonima grande impresa con sede a Genova). Si tratta di un’azienda Srl che ha la propria base a Modena, con un capitale sociale di oltre 60 milioni di euro del quale l’85% è della Indipendent Resources Plc, una multinazionale britannica controllata, tra gli altri, dal geologo italiano Roberto Bencini e dall’imprenditore petrolifero Grayson Nash. Il progetto di un deposito per stoccaggio sotterraneo, proprio nelle zone attualmente colpite dal sisma, era stato considerato estremamente sicuro dai tecnici della Erg Rivara Storage, tanto che la Commissione Governativa Valutazione Impatto Ambientale aveva già dato la sua approvazione. Mancava il via libera della Regione Emilia Romagna che proprio in questi giorni sembra abbia annunciato la defezione nei confronti di tale “impresa da brivido”. È da notare, inoltre, come sia stata presa in esame la fattibilità e la possibilità di stipare quantità enormi di gas in un deposito sotterraneo in zona abitata, quando la legge italiana proibisce anche a una sola auto con impianto Gpl di essere parcheggiata in un garage sotterraneo!

Tra conferme e smentite, e sotto l’incalzante richiesta di risposte chiare a ciò che realmente stava succedendo, da parte dei tenacissimi emiliani abitanti della zona (non demordete!), la Erg Rivara Storage ha dato tempisticamente la comunicazione che prima dei terremoti (ancora attualmente in atto) non erano state avviate le sperimentazioni che avrebbero previsto la perforazione del terreno e l’iniezione di acqua e gas (azoto) al fine di creare “i vuoti” dove si sarebbe raccolto e stoccato il metano. Tale comunicazione è stata avvallata con un’urgenza quanto mai stupefacente dal Ministero dello Sviluppo e dell’Economia che ha inoltrato la notizia sui telegiornali locali.

Gli abitanti della zona però hanno visto diversamente: gruppo di lavoratori erano attivi proprio in zona Rivara e dintorni (i comuni colpiti) anche in data 19 Maggio, il giorno del fatidico inizio dell’olocausto emiliano, ed erano attivi – stando a fonti locali – anche nei mesi precedenti.

Un altro fatto è la liquefazione del terreno e l’emergere in alcuni terreni di acqua e sabbia dal sottosuolo.
Sentendo gli amici che abitano le zone più colpite, inoltre, ogni terremoto è preceduto da veri e propri scoppi sotterranei.
Contate infine che questo è davvero un terremoto particolare: la terra trema senza sosta con piccole scosse che vanno da magnitudo 2 a magnitudo 3 da più di due settimane (ce n’è una ogni dieci minuti circa) poi, quando l’attività sismica sembra si stia per placare, arriva la scossa più forte con una magnitudo che va da 4 a 6. Le piccole scosse, precedute dagli scoppi, sono tutte piuttosto in superficie.
Cosa sta succedendo? Cosa è realmente accaduto?
In Emilia Romagna le trivelle stanno aumentando di anno in anno mentre il terreno si abbassa e le bellezze del territorio si affossano.

È forse ora, cari amici, di ascoltare più noi stessi, quello che vediamo e sentiamo con i nostri sensi e il nostro corpo, di trarre insegnamenti dall’esperienza. Piuttosto che affidarsi a “comunicati ufficiali” alleniamo il nostro spirito critico e impariamo a curarci direttamente di noi stessi e della nostra Terra, a non essere passivi e indolenti, a non affidare ad altri la cura delle nostre ricchezze. Occorre svegliarci, e quello che sta succedendo a noi in Emilia sia un esempio per tutti nell’ottica di guardare all’essenziale, di essere presenti nelle nostre azioni di ogni giorno senza affidare ai giornali o ai governi le decisioni che invece spettano solo a noi.

L’ultimo punto riguarda la mia ricerca come studiosa di astronomia e astrologia, due materie che possono essere studiate e comprese solo integrandole tra di loro, senza separare l’empirismo dal significato essenziale e intrinseco dei fatti. Le eclissi di questi giorni (la prima avvenuta in data 19 Maggio in concomitanza con l’inizio della catastrofe – eclissi di Sole – e l’altra il 4 Giugno, in concomitanza con una delle scosse più forti – prima eclissi parziale di Luna dell’anno 2012) possono sicuramente avere inciso sull’aggravamento del cataclisma, ma non averlo provocato. Gli allineamenti dei pianeti inoltre sono stati frequenti anche negli anni scorsi senza aver provocato cataclismi di questa portata.

Quando guardo un tema natale (configurazione che potrebbe essere disegnata con qualsiasi posizione possibile comprese eclissi, allineamenti, aspetti disarmonici tra i pianeti come mi è capitato tra l’altro più volte di verificare) cerco sempre di capire su quale asse si sta evolvendo la persona, perché quell’asse ha un’estensione infinita in evoluzione e involuzione. Predire qualcosa con esattezza è anacronistico oltre che irrispettoso della possibilità della situazione o della persona di evolversi nel bene. Nessuno di noi può sapere cosa esattamente una configurazione può provocare: la stessa vibrazione, come fanno notare anche due grandi studiosi come C. G.Jung e Marceline Senard, può dar nascita a un terremoto, a un’aurora boreale, a un’epidemia, al sorgere di una nuova religione.

Per fare un esempio, talenti eccezionali scaturiscono da temi in cui sono presenti aspetti difficoltosi mentre esistenze più banali caratterizzano temi costellati di “buoni aspetti”. Uno spartito facile è da tutti riconoscibile ed eseguibile, uno spartito in cui ci sono “dissonanze” richiede maestria e impegno, ma spesso proprio la risoluzione di queste dissonanze rende al brano musicale una bellezza unica che ci emoziona e ci tocca il cuore in modo particolare. Così sono le vite dei singoli e le configurazioni planetarie che, insieme alla nostra volontà, intessono la trama degli eventi sulla terra. “I segni dello Zodiaco sono Fili d’Argento; i Pianeti sono i Telai; la Volontà è il Tessitore” scriveva in modo emblematico Edgar Cayce.

Per capire cosa succederà a noi e a ciò che ci circonda è importante riconoscere dove si trova in quel momento la nostra coscienza: se essa è proiettata verso l’evoluzione o verso l’involuzione. La coscienza di un uomo da solo può far poco per modificare il destino di un gruppo umano o del pianeta, ma il pensiero e il modo di vivere di tutti possono certamente ricavare da ogni stato vibrazionale dell’universo l’energia e gli accadimenti più proficui. È così che ognuno di noi, con la sua vita, i suoi pensieri e le sue abitudini personali, può contribuire anche da lontano a far sì che le condizioni di tanti e del nostro pianeta siano effettivamente sulla via del miglioramento e dell’evoluzione.

Elisabeth Mantovani

Liquefazione terreno (Foto di Daniele Magagni):

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Mausoleo di Galla Placida:

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