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A occhi chiusi

Giorgio Cerquetti intervista Mark Komissarov.

Mark Komissarov insegna a sviluppare la “infovisione”, a vedere cioè anche a occhi chiusi.

Dopo i dodici anni il cervello comincia a lavorare come quello di un adulto, cioè sa cosa “si può fare” e cosa no. Ad esempio, sa che si può vedere a occhi aperti, ma non chiusi.
Il cervello di un bambino è più flessibile. I bambini credono nelle favole, e sono disposti a credere davvero che si possa vedere con gli occhi chiusi.

Se un adulto tornasse bambino, riuscirebbe a fare tutto più facilmente.
Con gli adulti il compito è convincere il loro cervello. Il nemico principale allo sviluppo di nuove capacità è il proprio cervello, perché questo non può mettere in discussione i pilastri che sono alla base del mondo così come lo percepisce: non si può volare, attraversare i muri, vedere a occhi chiusi…
Agli adulti bisogna quindi dimostrare che non solo è possibile anche per loro vedere a occhi chiusi, ma che il mondo non sarà per questo più incerto ma anzi più grande e più bello.

Quello che Mark Komissarov insegna non è “vedere” a occhi chiusi, ma “sapere”. E per sapere non si deve per forza usare la “vista”. I sensi sono canali che usa il cervello per ricevere l’informazione. Attraverso la vista, ad esempio, il cervello riceve le informazioni che poi elabora in modo da rappresentarsi visivamente l’oggetto.
Ma c’è un altro senso, oltre ai cinque sensi di base, che permette al cervello di ricevere l’informazione “direttamente”, cioè di “sapere”…

La “visione” di Mark Komissarov va al di là della realtà conosciuta attraverso i cinque sensi, e la fa diventare “informazione”.

 

 

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