I libri sacri nelle grandi religioni

 

Conferenza di Calogero Falcone.

I primi Cristiani non avevano la Bibbia; leggevano il Vecchio Testamento escludendo quelle parti che riguardavano le usanze del popolo ebraico. Intorno al 180 d.C. cominciano le prime raccolte.

Dal IV secolo d.C. abbiamo il Nuovo Testamento composto da 27 libri, con la scelta di 4 fra tutti gli altri Vangeli.

Prima nasce la religione, e poi nasce il libro.

Il Nuovo Testamento fu scritto in greco, come il Vecchio Testamento in ebraico.

La Bibbia racchiude la parola di Dio ma non tutto è parola di Dio. Il Corano invece è considerato tutto parola di Dio. Non vuole essere una nuova rivelazione ma una rivelazione che corregge quelle precedenti, che secondo Maometto erano state tradite e tradotte male. Il Corano è per i Mussulmani la parola di Dio, una sua rivelazione.

I Veda sono i libri sacri indiani. In Italiano abbiamo solo le Upanishad, che sono la parte finale e filosofica dei Veda. La Baghavad Gita è una sintesi della tradizione induista.

L’India ha dato anche il Buddismo. Buddha si chiese “come posso uscire dal dolore?”. Per Buddha tutto è dolore. L’origine del dolore è il desiderio. E ciò va accettato come prima cosa. Non lasciò testi.

Tutte le religioni e le filosofie iniziatiche hanno in comune l’insegnamento che tutti saremo giudicati per ciò che abbiamo fatto.

Quando leggete un libro, chiedetevi: da dove arriva ciò che afferma l’autore? Dalla ragione, dal cuore, dalla Tradizione…?

 

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