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Accogliere la vita

Ed è proprio l’anima che ha fatto esperienza dei tumultuosi venti della tempesta interiore che può raggiungere la quiete, perché per essere rimasta con le radici ben piantate a terra malgrado tutto, essa ha amato il mondo e continua profondamente a farlo. Ed allora, come procedere? Verso quale orizzonte anelare per accogliere la vita intera divenendone artefici? Articolo di Carmen Di Muro, estratto dal suo libro Light R-Evolution

 

«Ci si può anche accontentare, ma è così che si diventa infelici»

C’è sempre un posto dove andare, dove stare meglio, dove le cose sono chiare e la vita è più semplice. Vederlo è difficile, raggiungerlo ancora di più.

Quel luogo di profonda quiete che sovrasta il tutto senza prevaricare niente è lo spazio dove essere felici. Un piccolo frammento di senza-tempo in cui la profondità del nostro essere si esprime per fondersi con l’infinito, per planare oltre i confini e le barriere mentali, per perdersi nei recessi più reconditi della vita. È quello il punto, strettamente personale e non cedibile, dove inizia l’alba del nostro viaggio quotidiano. È lì che l’anima respira la luce della vita.

Quello spazio che tutto accoglie e da cui noi tutti veniamo è ciò che siamo soliti definire coscienza, quella sfera in cui gli ammonimenti, circa la propria esperienza e ciò che compiamo, si fondono in un unico nesso di senso che ci rende compartecipi della vita e delle sue infinite sfaccettature. È lì che si origina ogni cosa, che prende forma, spessore ed essenza il movimento, in un gioco dinamico tra le parti in cui ognuno diviene pezzo essenziale di un grande disegno che supera il singolo e frammentario scenario di significato, ma che si compie nella formazione di un’immagine molto più complessa dove non esiste singolarità, ma interconnessione tra ogni tassello senza il quale nessuna parte potrebbe esprimersi.

Il genere umano è immerso nell’immensa corrente dell’evoluzione, che implacabilmente, a ogni istante, lo trascina verso un regno più elevato. C’è chi giace dormiente. C’è chi invece si lascia trasportare senza accorgersene. Ci sono poi, invece, alcuni uomini che si assumono la responsabilità personale di accelerare questo processo evolutivo. Sono quelli che, in modo chiaro, sentono la voce della propria Anima. Questa chiede loro insistentemente di voltarsi e accelerare il passo sul sentiero del ritorno all’origine, verso il vasto campo di verità che ci tieni uniti.

La verità è amore che si muove perpetuamente e satura con la sua profonda saggezza ogni particella, onda ed essere. L’armonia è la risonanza dell’amore, un vibrante filo di luce che orchestra e sintonizza le frequenze più alte della vita.

Chi ha riscoperto tutto questo non può ignorarlo. Qui c’è il vero Sé. Qui inizia e termina ogni creazione.

Nella commedia Penthesilea, lo scrittore e drammaturgo tedesco Kleist (1777-1811) scrisse: «La quercia morta resiste alla tempesta, ma quella sana né è schiantata e travolta, perché questa può afferrarla per le fronde». Eppure, è nel mezzo della tormenta che è capace di generarsi il prodigio della vita. Un attaccamento disperato, un disperante paradosso in cui la risposta al dolore, la forma a esso di volta in volta assegnata, produce un attaccamento nel darle la vita, nel produrla e nell’affrontarla, nel piegarsi senza spezzarsi, lasciando che l’impeto emotivo faccia il suo corso per poi cedere spazio al sereno.

Ed è proprio l’anima che ha fatto esperienza dei tumultuosi venti della tempesta interiore che può raggiungere la quiete, perché per essere rimasta con le radici ben piantate a terra malgrado tutto, essa ha amato il mondo e continua profondamente a farlo. Ed allora, come procedere? Verso quale orizzonte anelare per accogliere la vita intera divenendone artefici?

La realtà da scoprire è molto più complessa rispetto alla nostra visione limitata delle cose. È un’unica interezza indivisa, in cui noi diveniamo tasselli fondamentali capaci di ricomporre in un unico grande progetto d’amore l’universo intero, svelando la sua reale immagine che è riflesso della nostra straordinaria natura umana, del grande oceano di onde in cui siamo immersi e di cui diveniamo forza motrice nel momento in cui, coscientemente, ne vediamo l’insieme, perché è proprio nell’unità che è contenuto il più grande potere custodito in noi, quello di essere e generare vita, ma ancor di più di accoglierla, attimo dopo attimo.

Carmen Di Muro

Dal libro Light R-Evolution (Anima Edizioni)

 

 

 

 

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