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Bullismo e mobbing: due prove per il talento

È possibile pensare che attraverso il bullismo la vita ci stia preparando per compiti solitari, che richiedono il massimo della fiducia in sé, dandosi valore da soli, nonché la capacità di vivere oltre l’approvazione dell’altro. Non tutti però riescono a elaborare la ferita, che resta per sempre una cicatrice dell’anima, incarnata nei fatti di questa vita… Articolo di Giulia Scandolara

 

All’interno del mio libro La misura del talento, pubblicato con Anima Edizioni, affronto anche questa connessione, ovvero quella che spesso intercorre fra bullismo e mobbing.

Non sempre pensiamo che il mobbing abbia radici più profonde. Sia chiaro, non vale per tutti e bisogna sempre contestualizzare quanto vado a scrivere. Ad ogni modo molte delle persone che ho orientato al proprio talento, nel lavoro, hanno constatato come le vessazioni subite nel mondo del lavoro attivassero in realtà memorie più vecchie ma molto vivide. Più di una delle persone che ho seguito, vittime di mobbing sul lavoro, aveva infatti subito bullismo in adolescenza o pre-adolescenza.

L’altro è appartenenza e riconoscimento

«Il fenomeno del bullismo è un tema estremamente delicato […]. Il talento non ha bisogno solo di se stesso […] per vivere. Le persone che ci circondano sono fondamentali: ci riconoscono. Attraverso gli altri possiamo vedere confermate o meno la nostra presenza, le nostre qualità e i nostri doni. Se il mondo esterno non riconosce il nostro valore possiamo entrare in una crisi di identità. Allo stesso modo, per fortuna il potere non è solo fuori di noi, anzi […]. Prima nasce il feto, poi il neonato si relaziona con il mondo. Certamente in un momento delicato e di formazione come lo è l’adolescenza il bullismo è una vera e propria “gamba tesa” alla gioia di esistere.»

Nel libro spiego che il bullismo possa portare a un ripiegamento devastante, sia per il talento sia per la persona. Non è comunque detto ciò avvenga, perché il bullismo potrebbe anche essere lo slancio amaro da cui costruire un’indomita fiducia in se stessi. La vittima di bullismo che si rialza ha una forza interiore che l’altro scalfirà difficilmente. Mi viene alla mente l’esempio di Lady Gaga. Lei stessa ha più volte rilasciato interviste sugli episodi che le hanno perfino fatto pensare di lasciare la scuola, da adolescente, nonostante gli ottimi voti. È finita dritta in un bidone della spazzatura, con nomignoli di ogni sorta. Oggi è anche la realizzatrice della fondazione contro il bullismo “Born This Way”.

Il bullismo, un’amara sfida

Il bullismo è una vera e propria tempra per il talento. È molto probabile che chi abbia patito di bullismo sia stato/a invitato/a dalla vita a prendere maggior dimestichezza con la propria forza interiore. Esattamente come un embrione si concentra su se stesso per fiorire al mondo, attraverso la propria forza, è possibile pensare che attraverso il bullismo la vita ci stia preparando per compiti solitari, che richiedono il massimo della fiducia in sé, dandosi valore da soli, nonché la capacità di vivere oltre l’approvazione dell’altro. Non tutti però riescono a elaborare la ferita, che resta per sempre una cicatrice dell’anima, incarnata nei fatti di questa vita.

È per questo motivo che, più che mai, anche nelle pagine del libro, non solo invito alla prevenzione contro questo amaro fenomeno, ma invito le persone che ne sono vittime a non restare da sole, di fronte all’amara sfida. Un conto è crescere attraverso le naturali sofferenze dell’esistere, un altro è avere a che fare con persone che ci causano dolore deliberatamente per ignoranza o invidia.

La correlazione con il mobbing

Quando si è vittime di mobbing e si avverte una relazione fra questo e il bullismo subito in tenera età, a mio avviso si incontra anche la possibilità di ripulire la memoria passata del bullismo, se non si ha già avuto modo di farlo. La famiglia e la scuola sono due grandi contenitori dove il nostro talento prende forma e molto spesso rimane inespresso per soprusi di varia natura. Se queste ingiustizie amare restano “non viste”, possono configurarsi nel mondo del lavoro. Questo perché la vita tende sempre all’armonia e ci mette di fronte, dove e come può, alla possibile risoluzione del conflitto.

Ecco che allora abbiamo una nuova possibilità. Se, vivendo ingiustizie o forti stress sul lavoro, battute velenose, vengono alla mente ricordi passati, possiamo osservare la memoria che si ripresenta e aprire la porta alla ri-soluzione. Attraverso la relazione d’aiuto è possibile infatti prendere coscienza di come un vecchio scenario si sia configurato nell’oggi. Ripercorrere il bullismo è utile per liberare il talento da questo passato. Attraverso l’ascolto, l’accoglienza, i Liberi percorsi di Talenti® (che propongo) è possibile quindi aiutare la progressiva “guarigione di una ferita”. In tal senso anche la nostra presenza sul lavoro verrà di conseguenza riscritta.

Se senti che è tempo di orientare il tuo talento, non esitare a contattarmi via mail a [email protected] o tramite un messaggio WhatsApp al 3275304126. Mi trovi anche su Messenger alla Pagina Facebook Giulia Scandolara – Counselor.

Giulia Scandolara

Autrice del libro La misura del talento (Anima Edizioni)

 

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