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La clamorosa censura nel terzo millennio

Mentre siamo proiettati verso la globalità e l’evoluzione tecnologica, ci troviamo a fronteggiare un problema di censura legato alla sessualità, alla nudità e al piacere erotico, neanche fossimo in epoca vittoriana o, peggio ancora, nel Medioevo… Articolo di Silvia Matricardi

La censura qualunque essa sia, mi sembra una mostruosità, una cosa peggiore dell’omicidio: l’attentato al pensiero è un crimine di lesa-anima. (Gustave Flaubert)

L’articolo 21 della nostra Costituzione recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.»

Nel terzo millennio, mentre all’istituto nazionale di ottica del Cnr viene ideato un collante quantistico per sfruttare l’entanglement tra oggetti macroscopici, mentre un team multidisciplinare di ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con il Politecnico di Milano annuncia la scoperta di una nuova molecola che ci permetterà di studiare le cellule nervose con la luce e mentre la NASA annuncia la scoperta di un super pianeta che orbita intorno a due stelle, a 1.300 anni luce da noi, scoperta effettuata da uno stagista 17enne, insomma mentre siamo proiettati verso la globalità e l’evoluzione tecnologica, ci troviamo anche a fronteggiare un problema di censura legato alla sessualità, alla nudità e al piacere erotico, neanche fossimo in epoca vittoriana o, peggio ancora, nel Medioevo.

I social riconducibili a Facebook censurano tutto ciò che ritengono contrario al decoro, applicando regole molto restrittive agli annunci sponsorizzati e ai prodotti in vetrina. Parole come “piacere”, “passione”, “orgasmo”, “erotismo”, “sessualità”, per non parlare di “pene” e “vagina” fanno scattare la censura, come se l’unico frangente in cui possano essere pronunciate o scritte sia quello del sesso a pagamento o della vendita di materiale pornografico.

Come se, anche rivolgendosi a un pubblico maggiorenne, non sia naturale e lecito affrontare i problemi della sessualità maschile e femminile. Come se provare piacere tra adulti, nel rispetto, nel consenso e nella legalità, non sia un diritto di ogni essere umano.

Siamo davanti a una vera e propria cacotopia talebana che stabilisce le linee della morale del mondo, sostituendo un algoritmo alle leggi delle singole nazioni.

Il problema è proprio questo: la censura operata da Facebook è prevalentemente frutto di un programma automatico, un software che non riesce a distinguere un nudo artistico da un’immagine pornografica, una statua da una persona, un percorso di crescita personale dalla vendita di prestazioni sessuali.

Il canale messo a disposizione degli utenti per contestare queste scelte, spiegare le proprie ragioni e difendersi, risulta complicato, lungo e spesso a fondo cieco: non si riesce, cioè, a comunicare con un essere umano e si resta nell’automatismo. Le conseguenze di tutto ciò sono molto tristi per la libertà di espressione e informazione, oltre che clamorose e spesso ridicole.

Ecco una carrellata di esempi, tra i più clamorosi:

Jerry Saltz, il critico d’arte del New York Magazine, che aveva postato un affresco di Pompei di duemila anni fa, raffigurante una coppia in atto erotico, si è visto sospendere il profilo Facebook per “pornografia”. Censurata la foto della Venere di Willendorf, statuetta di circa 30mila anni considerata un capolavoro d’arte del Paleolitico, suscitando l’indignazione del Museo di storia naturale di Vienna. Oscurati una serie di post dell’Ente del Turismo delle Fiandre, che cercavano di promuovere le opere d’arte di Pieter Paul Rubens. Stessa sorte per la Sirenetta di Copenaghen, statua simbolo della capitale danese, e un numero impressionante di foto di opere d’arte nel mondo, utilizzate dai vari musei con finalità promozionali, incluso il museo Gypsoteca di Antonio Canova.

Vittima della censura anche un furibondo Vittorio Sgarbi, che si è visto oscurare quattro fotografie di opere di Courbet, Giorgion e Canova. Chiusa definitivamente da Facebook la pagina della casa d’aste Maison Bibelot, per aver pubblicato una foto artistica di Luigi Ghirri, ritraente una statua classica in cui si vedono i capezzoli. All’insegnante francese Frédéric Durand è stato disattivato il profilo Facebook per aver pubblicato la foto del celebre L’origine du monde di Gustave Courbet. Silvano Vinceti, presidente del Comitato per la valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e ambientali si è visto oscurare la foto del disegno “Angelo Incarnato” di Leonardo Da Vinci, ritraente un adolescente ermafrodita.

Esilarante il caso recentissimo di un certo utente kyjaotkb del sito MacRumors, che provava a postare foto del suo computer vintage Apple PowerMac G4 per trovare acquirenti interessati e si è visto censurare le immagini perché «overtly sexual», ossia contenenti troppi riferimenti al sesso. Come abbia fatto l’algoritmo a interpretare le linee di un computer come allusioni sessuali resta un mistero indecifrabile.

E non mancano le schizofrenie: censurata la celebre foto della bambina che scappa dai soldati in Vietnam (perché nuda), ma non vengono eliminati i video che mostrano maltrattamenti di bambini, incluso quello clamoroso di un padre che uccide il figlio in Thailandia. La sessuofobia non riguarda con la stessa severità i rapporti sessuali con gli animali, che non vengono ritenuti né maltrattamento né moralmente riprovevoli.

Non finisce qui. Censurate anche le emoji… come melanzane, banane, pesche… teoricamente solo se riferiti a una “richiesta implicita o indiretta di immagini di nudo, sesso o partner sessuali o conversazioni di chat sessuale”. Censurata perfino la foto della poetessa indiana Rupi Kaur,un’immagine in cui è di spalle, sdraiata sul letto, completamente vestita, ma si vede la macchia delle mestruazioni sia sul pigiama che sulle lenzuola… come se il sanguinamento femminile, perfettamente naturale, possa essere “offensivo”.

E in questo delirio si inserisce anche il bellissimo cantante e ballerino Jason Derulo, che si è visto oscurare da Instagram (che ha la stessa proprietà di Facebook) una sua foto che lo ritrae mentre ostenta il fisico statuario indossando un costume da bagno nero a pantaloncino, quindi perfettamente coprente, ma troppo aderente. Sicché a ben osservare si notava un certo rigonfiamento, dovuto al suo pene (affettuosamente definito “l’anaconda”) parzialmente eccitato (come spiegava nel post). Tanto è bastato per far scattare l’allarme e la censura per nudità o attività sessuale…

In questo contesto, non poteva che essere vittima di censura anche l’ultimo libro di Gloria Di Capua e Maurizio Lambardi Orgasmo quantico. La via tantrica per ampliare l’onda orgasmica: verso una sessualità appagante e consapevole. Scoperte della Fisica quantistica e sapienza tantrica primordiale. Titolo, sottotitolo e copertina contengono infatti più di una parola “proibita”.

«La sfera sessuale non può essere eliminata da un percorso di crescita personale – commentano gli autori con amarezza – e non può esserci alcuno sviluppo psicofisico senza affrontare i propri tabù, le proprie inibizioni e le proprie ferite. E non esiste un settore dell’esistenza umana più carico di tabù, inibizioni e ferite di quello sessuale. Nel terzo millennio sembra paradossale scontrarsi contro un muro sessuofobico e non riuscire a spiegare queste considerazioni elementari che non sono nostre ma universalmente accettate, anche sul piano scientifico. Eppure eccoci, costretti a subire questa discriminazione e questo danno diretto, sabotati e perseguitati per essere convinti sostenitori della libertà, perché Tantra significa proprio questo: espansione e liberazione. Non può esserci crescita e non può esserci amore nella limitazione e nella censura.»

Da sempre la censura è lo strumento che i poteri usano per controllare il pensiero e instaurare una dittatura sulle menti. Tuttavia solo nel 1629 viene trasformata da Richelieu in istituzione per analizzare tutte le immagini destinate alla stampa prima di autorizzarne la pubblicazione: il “privilegio del re” come si diceva all’epoca. (Michela Marzano)

In conclusione: che siano i capezzoli di una statua greca, una virilità troppo esuberante che si intuisce sotto a un pantaloncino, informazioni sulla sessualità, oppure un libro sull’universo tantrico, la censura di Facebook porta indiscutibilmente indietro la civiltà occidentale di secoli, a quando il sesso era considerato una sporca e peccaminosa faccenda di cui non si doveva parlare e nell’espletare la quale non era lecito provare alcun piacere.

Silvia Matricardi

https://www.facebook.com/matricardi.silvia

 

Immagini di dominio pubblico reperite via internet.

1 commento su “La clamorosa censura nel terzo millennio”

  1. Direi che ogni commento sarebbe superfluo e che l’abuso di chi ha ancora il potere sia ampiamente attivo

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