Guariti per amare

 

Shara Pirrotti presenta il libro Guariti per amareL’abuso narcisistico e il suo superamento raccontati dalle vittime (Anima Edizioni). Disponibile in libreria o tramite web a questo link.

 

Una relazione tossica si incentra non sul rispetto reciproco, ma sulla sopraffazione.

Chi la subisce, rimane intossicato sia nel corpo sia nella mente da ricatti, minacce e violenze psicologiche, tanto da vivere nella paura.

Com’è possibile che una persona, anche con una certa cultura, si incagli per lungo tempo in una tale relazione?

Per rispondere, bisogna uscire dalla lamentela e dall’idea preconcetta che il male viene sempre da fuori.

Chiunque può essere vittima di abuso, se coltiva dentro di sé una mentalità da dipendenza affettiva, per cui entra in relazioni sbilanciate dove, da una parte, si dona senza riserve, e dall’altra saccheggia tutto. È una vittima perché pensa di essere troppo debole e non avere potere decisionale.

La mentalità rende vittima la persona, prima che arrivi il carneficie, è il suo sistema di credenze ad agire.

Il primo pensiero della vittima è “io non sono abbastanza, abbastanza bello, bravo, intelligente, paziente”, da cui deriva il secondo pensiero: “non merito amore perché sono imperfetto”.

Il dipendente affettivo mette da parte i propri valori per proiettarsi sui bisogni dell’altro e raccoglierne le briciole, pensando di non potere avere di più.

Dall’altra, pensa che la sua vita cambierà quando arriverà il principe o la principessa azzurri, quando arriverà un salvatore.

Il narcisista patologico è tagliato fuori dal proprio sentire e dal sentire per gli altri. Adopera gli altri come oggetti per i suoi bisogni materiali.

Il narcisista trae il suo senso di potere e forza schiacciando gli altri, quindi annienta la persona che lo ama perché possa sentirsi forte e potente.

È inutile impegnarsi di più con il narcisista, perché comunque non può sentire quello che prova il partner.

Le relazioni narcisistiche possono avere radici lontano nel tempo, anche nella relazione con gli stessi genitori.

La persona che ha il coraggio di guardare in faccia il proprio dolore, e riconoscere che la sua felicità non arriva da fuori ma è una sua responsabilità, non è una persone debole ma forte.

È importante interrompere la relazione con il narcisista il prima possibile.

La sensibilità non appartiene solo alle donne né il narcisista patologico è solo uomo. Spesso accade il viceversa, non si tratta di ruoli predefiniti ma di imparare a difendersi dall’abuso narcisistico.

Il narcisista attraversa delle fasi fisse, seguendo un comportamento stereotipato.

Una violenza psicologica danneggia quanto una violenza fisica, e può impattare anche sul piano fisico inducendo ad ammalarsi.

L’abuso colpisce tutti gli ambiti relazionali, dagli amici all’ambiente di lavoro. Lo stesso bullismo a scuola è una forma di narcisismo.

La nostra casa è un luogo di gioa e rassicurazione, o ci fa paura?

Tutti noi abbiamo il diritto ma anche il dovere di costruire felicità per noi e per chi vive accanto a noi.

Tra le tecniche del narcisista c’è la tecnica del silenzio, quel silenzio che non dà spiegazioni, sprezzante, che esclude l’altro.

Bisogna difendersi da questa gente ma lo si può fare partendo da noi stessi, perché non possiamo cambiare gli altri, però possiamo cambiare noi stessi e agire di conseguenza.

 

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