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Lasciarsi andare sì, ma dove?

“Accogliersi significa accettare tutte le proprie parti e prenderle con sé, aprire le braccia e lasciare spazio ai nostri aspetti imperfetti, incomprensibili, oscuri, senza giudicarli.” (Cristina Vignato)

 

Per quanto tempo riusciamo a lasciare che le cose siano come sono, smettendo di desiderare che siano come vogliamo noi?

Ogni giorno la vita ci pone davanti un’occasione per vedere fino a che punto siamo disposti a lasciarci andare, a lasciare andare ogni presa, ogni apparente via di salvezza e arrenderci totalmente alla fiducia che tutto è esattamente come dovrebbe essere, in perfetto ordine divino. È un esercizio sottile e continuo, trovare l’equilibrio tra il desiderio e l’accettazione di quello che c’è, senza abbandonare l’obiettivo ma lasciandosi andare a quello che si manifesta nel presente (invece di lamentarsi per la sua mancanza) allineandosi così al Perfetto Ordine Divino.

Quando siamo allineati al Perfetto Ordine Divino la manifestazione del desiderio è facile, immediata, con il minimo sforzo, proprio come il corpo, quando trova la posizione di perfetto equilibrio, penzola perfettamente capovolto sulla fascia di stoffa.

Lasciarsi andare senza andare da nessuna parte, ma rimanendo invece in accoglienza del presente, respirando profondamente e lentamente, assaporando ogni istante, nella gratitudine di esserne consapevoli: questo stato d’animo ci restituisce il vero potere di creatori del nostro universo. […]

Cosa vuol dire accogliersi? Accettare tutte le proprie parti e prenderle con sé, aprire le braccia e lasciare spazio ai nostri aspetti imperfetti, incomprensibili, oscuri, senza giudicarli. L’abbraccio che guarisce, che scioglie, include, che apre la possibilità di fidarsi di sé, di permettersi di essere, di accettare chi siamo, così come siamo. Accogliendo noi stessi, smettendo di sentirci inadeguati o incapaci, permettiamo agli altri di fare lo stesso. Così entriamo nel “flusso”, possiamo lasciare il controllo e lasciarci andare, “surrender”, arrenderci alla imprevedibilità e alla bellezza della vita e provare gioia e pace profonda.

È quello che Yeshua voleva augurarci nel salutarci con “La pace sia con te”, per ricordarci qual è il nostro vero stato dell’essere, quello a cui possiamo e dobbiamo tornare sempre. Il nostro potenziale creativo non si attiva dall’ansia o dalla frenesia, ma dalla pace e dalla resa, una mente agitata produce solo preoccupazioni.

Senza dover per forza tentare improbabili acrobazie, una sessione di Watsu (o sue varianti) può essere un buon modo per amplificare in noi il senso di lasciare andare. Il Watsu è una specie di “massaggio” che si esegue a coppie in acqua calda. Il partner attivo conduce l’altro in una serie di movimenti dolci e lenti mentre chi riceve rimane a galleggiare con gli occhi chiusi, sostenuto dal compagno, lasciandosi trascinare nell’acqua senza opporre resistenza. Premesso che qui entra in gioco anche la fiducia nell’altro, che dev’essere un istruttore o qualcuno di cui vi fidiate, lasciarsi cullare nell’acqua calda senza fare niente è un modo per ancorare nel corpo fisico ed eterico la sensazione del fluire, del puro lasciarsi andare. Un’esperienza meravigliosa che può arrivare a farci rivivere e sciogliere antiche memorie, persino prenatali, nell’accoglienza di un abbraccio in acqua calda.

Un altro metodo di “pronto soccorso spirituale”, quando la mente non ci dà tregua, è il rilassamento guidato o la meditazione.

Cristina Vignato

Estratto dal suo libro Letture dall’Akasha (Anima Edizioni)

 

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