Speciale di Natale: Meditazione sulla luce

 

Ecco, come regalo di Natale da parte della dottoressa Erica Francesca Poli alla community di Anima.TV, questa speciale meditazione sulla luce.

Video estratto dal ciclo di serate “In-dimensionale”. Vieni al prossimo incontro con la Dott.ssa Poli il 19 gennaio. Per maggiori info o biglietti clicca qui.

 

La luce è per tutti. Non giudica. Riscalda e illumina ciascuno di noi, dal buono al cattivo, dall’assassino al benefattore. Emanando se stessa, la luce emana il mondo, e così crea.

Tu, essere umano, ti riconosci nella luce, e non vuoi che tornare alla luce, essere splendente di luce.

Proviamo a entrare nella in-dimensione di questo dono divino, che è un darsi, che è amore.

La dottoressa Poli inizia la sua meditazione e rivolgendosi al pubblico chiede di osservare attentamente la luce all’interno della stanza e collegarsi poi alla luce del sole, che scalda noi e il pianeta, rende luminose le albe e infuocati i tramonti, che fa crescere i fiori e il raccolto. Allarghiamo poi la visione fino alle stelle. Proviamo, per un istante, a vedere questo cielo stellato, dove le stelle sono fulgide, nella grande oscurità del cosmo.

“Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura.”
(Giacomo Leopardi, da L’infinito)

Non siamo in grado di udire la risonanza bassa e greve della frequenza del cosmo, perciò non è altro che uno sterminato silenzio, che viaggia in questa luce, in questo tempo oltre il tempo, fuori dalla nostra dimensione. Allarghiamo, finché possiamo, la nostra visione, oltre il sistema solare, oltre la Via Lattea. Gli scienziati sono stati in grado di dimostrare che esiste una connessione, dei filamenti di luce, tra le varie galassie, e dei nodi, degli ammassi di galassia, che somigliano tantissimo ai filamenti dei nostri neuroni. Una galassia di neuroni, una galassia di stelle. Anche i neuroni infatti sono pieni di luce. Ci sono dei nuclei, nelle galassie, che sono in grado di attrarre le altre galassie, formando un ammasso, un centro d’attrazione che riesce a unire, a sopraffare l’esodo, la diaspora dell’universo che, come un figlio ribelle, vuole allontanarsi sempre di più.

Una volta che gli scienziati sono riusciti a ottenere delle immagini di questo centro d’attrazione e le hanno rese fruibili, abbiamo potuto constatare che questo ammasso di galassie  somiglia al cuore, ha la stessa forma.

Gli antichi avevano previsto l’esistenza di un cuore celeste, il cuore del cosmo. I greci e prima ancora gli egizi dicevano che questo cuore si riverbera, si riflette nel piccolo ma identico cuore che abbiamo dentro di noi. Il divino pare prediligere il cuore per parlare, sia nella cultura cristiana e occidentale, sia nelle culture orientali, sia nelle remote culture degli antichi… non c’è differenza.

Provate a immaginare che il vostro cuore sia il centro d’attrazione delle vostre galassie interiori e che sia sempre più luminoso, acquistando sempre più luce. Luce che illumina senza un perché, senza un bisogno o un’aspettativa, con grazia, l’emanazione di qualcosa di indefinibile.

A ogni solstizio, si festeggia la luce che permette la creazione, perché è lo stesso processo del creare che, facendosi docile, permette all’informazione di passare, di condensarla in una forma, senza perché: la sua stessa esistenza è già il perché, esattamente come la rosa non può fare a meno di profumare, e profuma senza motivo.

Proviamo a essere contemporaneamente sia la figura genitoriale di noi stessi, sia il figlio. Lasciamo andare il figlio, libero, e permettiamogli di fare ritorno alla casa del padre, per angoscia, nel senso più ampio di dolore di cuore, dispiacere per distanza dalla casa. Questo diventa un per-dono, un dono all’ennesima potenza. Io sono padre e figlio, un padre che mi lascia libero, rendendomi immune dalla remunerazione che le storie della famiglia chiedono. Prendo l’eredità e me la porto via, e in questo movimento il figlio la lapida, prendendosi la libertà di svuotarsi, completamente, di tutti i carichi e le aspettative.

Rimane l’amore originario, che ci fa ritornare con una coscienza completamente diversa.

Questo movimento circolare permette, se ripetuto più volte, di uscire dalla logica della renumerazione con la quale noi pesiamo costantemente le relazioni della nostra vita, della nostra famiglia e della nostra infanzia. Sono quelle che poi pesano anche sulla nostra salute fisica.

Diventiamo luce, luce disinteressata, non perché indifferente, ma perché coincide con ciò che va manifestando; più noi siamo luce, più ci svuotiamo dei carichi, dei fardelli, facendo ritorno a casa, nel Grande Cuore, e saremo liberi di perdonare, nella nostra grazia, nella nostra emanazione come luce, come stella, come rosa.

 

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