Estratto dal libro Ci sei anche tu di Annalisa Cicalese su consapevolezza, fiducia e libertà

Estratto da Ci sei anche tu, di Annalisa Cocalese – Il significato profondo delle parole: consapevolezza

In questo estratto da Ci sei anche tu, Annalisa Cicalese riflette sul rapporto tra linguaggio, consapevolezza e crescita personale, esplorando temi come l’inclusione, la fiducia, la libertà e il dialogo tra mente e corpo.

Il significato delle parole

Parole, quante parole ho detto, quante ne ho lette, quante ne ho scritte, ognuna un enorme recipiente dal contenuto sempre più consapevole. E quante le parole non dette, che forse non dirò mai, o forse chi lo sa, mai dire mai: non possiamo sapere con certezza cosa faremo o non faremo in quanto tutto dipende dalle circostanze, dal particolare momento della vita che stiamo vivendo, dal nostro sentire, dal contesto, dagli interlocutori.
[…]
Mi capitava spesso e mi capita ancora di ritrovarmi a riflettere, senza comprendere immediatamente il fattore di innesco, sulle parole, sulla differenza ad esempio tra l’esperienza del tanto e quella del troppo, differenza percepita e quindi acquisita attraverso un canale di conoscenza diverso da quello meramente razionale.

Tanto e troppo

Che distanza c’è tra il tanto e il troppo? Non so esprimerlo bene a parole, credo la si senta. È come se nel tanto ci fosse ancora spazio, nel troppo no. Quella del tanto per me è una sensazione di attenzione, a volte faticosa, ma non sgradevole; quella del troppo mi fa ritrarre, armarmi per difendermi dall’inutile, dal dannoso.

Parole dette e parole non dette dentro e fuori dalla stanza di analisi ricostruivano gradualmente e in maniera sempre più definita l’immagine di ciò che ero diventata e lasciavano emergere quel che avrei potuto diventare; tra le due immagini forse si era annidata la mia nevrosi ossessiva e vi era rimasta comodamente adagiata per lunghi anni; ora io e la mia psicoterapia gli stavamo togliendo spazio, con attenzione e rispetto, ma il suo spazio si stava riducendo e la mia parte libera e vitale ne stava guadagnando.

Consapevolezza e inclusione

Io e le ossessioni, mai più una cosa sola, non avrei più permesso che mi esaurissero, sentivo che ero altro, anche altro, non solo, anche. La congiunzione “anche” rimanda all’inclusione per me sempre più sentita come fondamentale se si vuole tentare di avvicinarsi alla conoscenza di qualsiasi fatto, o persona. Riflettendo sull’inclusione venni visitata da alcune parole sulla vita:

La vita è non solo, ma anche, qualsiasi cosa è una parte del tutto. Mi avvicino, ma non troppo, sfioro, brucia, mi ritraggo, mi riavvicino, sfioro, scotta, mi ritraggo, mi riavvicino ancora, sfioro, è calda, mi ritraggo, mi riavvicino, è tiepida, mi ritraggo, mi riavvicino, tocco… consapevolezza.

[…]

Complessità della vita

Con queste parole volevo esprimere la complessità della vita, la sua grandezza, i suoi spazi infiniti, che fanno da contraltare alle credenze limitanti, l’importanza di questa verità e la necessità di ricordarsene ogni volta che le mie paure mi portavano ad accomodarmi in una forma che poco mi corrispondeva. Evidenziavo anche i miei limiti indicativi del punto del cammino in cui mi trovavo, limiti che solo poco per volta mi consentivano di avvicinarmi alla vita perché “troppo calda” per le mie mani dalla pelle sottile e tenera, ma che se accolti con amore mi avrebbero, molto probabilmente, consentito di accostarmi sempre più, fino a toccarla, con consapevolezza e responsabilità.

Quanta vita davanti a me che nel contempo mi attraeva e mi terrorizzava, continuo il confronto con i miei eccessi, in alcuni momenti un puntino di luce illuminava il mio mondo facendomi cadere in una sorta di delirio di onnipotenza infantile, in altri l’ombra lo oscurava totalmente gettandomi nello sconforto, ma poi inaspettatamente una scintilla si riaccendeva a rischiarare il buio. Era come vivere su un’altalena, momenti di volo e momenti di caduta; quanto mi piaceva andare sull’altalena da bambina, e scoprivo, guardando indietro, che tutto da sempre parlava di me, dei miei desideri, dei miei bisogni, delle mie mancanze, dei miei eccessi.

La fiducia

La storicità collega gli eventi dandogli un senso, e tutto aveva un senso che lentamente o all’improvviso mi si rivelava. Fiducia, dovevo avere fiducia e pazienza, ma tante volte venivano meno, soprattutto la fiducia. Forse non avevo fiducia, con il tempo scoprivo che il tipo di rapporto che abbiamo con la fiducia deriva dalle conquiste compiute o mancate delle diverse qualità, tra cui proprio la fiducia in se stessi, nell’altro e nella vita, che riguardano i diversi stadi evolutivi dell’essere umano. A proposito della fiducia riporto delle parole scaturite da un momento di connessione intima con me stessa. Le parole più vere nascono da dentro:

La fiducia non è detto che sia ben riposta, potrebbe essere che chi si affida si sia fatto male i conti, o non se li sia fatti per niente, o che se li sia fatti senza pretendere che tornino, e la fiducia lo porterà a morire, ma potrebbe essere proprio questo il punto di interesse. La fiducia va a braccetto con il rischio, chi si affida e lo fa con il cuore forse è proprio perché è pronto a morire, non senza un grande terrore, ma un po’ è pronto, ha lasciato andare abbastanza, è riuscito a creare spazio, per un pezzettino si è liberato. Non si può forzare la fiducia, non si può decidere di avere fiducia, se non la si ha è lì che bisogna stare a osservare, fermi, o meno fermi, a seconda del punto in cui si è, attaccati con le mani e con i piedi, o solo con le mani, e poi solo con un piede, ma è quello il punto giusto per andare a vivere. Forse solo vivendo più staccati conosceremo la fiducia e solo avend o fiducia saremo pronti a morire perché avremo vissuto pienamente.

Piccoli spazi di libertà

Fiducia, libertà, amore, solitudine, silenzio, gioia, dolore, parole che, sganciate dal significato comunemente attribuitogli, irradiavano una luce diversa, si rivelavano prive di confini, o con confini più ampi, o al contrario con confini più stretti rispetto a quelli abitualmente assegnatigli. Partendo da questa prospettiva una mattina durante un allenamento di corsa mi chiesi ancora una volta:

Che cos’è, esiste la libertà? Non siamo nati da soli, ma con i nostri genitori e con milioni di persone e condizionamenti che a loro volta si portavano dietro. Secoli di catene, e continuiamo durante il viaggio a caricare i nostri bagagli già ingombranti di conformismo, compromessi e di tutto ciò che soddisfa la nostra richiesta di sicurezza, attenzione e riconoscimento, pesi che risicati margini lasciano alla creazione di spazi di libertà come ricerca e affermazione della propria individualità.

È forse allora più realistico pensare alla libertà in termini di piccolissimi spazi che l’uomo riesce a tracciare nella sua vita proporzionali al livello di maturazione raggiunto e ad ampliare a mano a mano che crescerà la sua capacità di trovare sicurezza, riconoscimento, stabilità, confronto, amore, in una parola cura, in se stesso. L’apertura mentale e con essa il bisogno e desiderio di farsi domande, di approfondire concetti andando al di là dei confini conosciuti erano per me il naturale prodotto di un’analisi che era riuscita a spostarsi a un livello più basso di quello mentale per scendere in profondità.

Annalisa Cicalese

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Giulia Ambrosetti è autrice di Ci sei anche tu

 


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