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Giorgio Pastore, docente di storia e studioso di archeomisteri, in questa intervista ci parla della paura dell’ignoto e della necessità di affrontarla, perché la chiave per comprendere chi siamo si trova nella verità della nostra storia…

– Giorgio, qual è il tuo rapporto con l’ignoto e la paura dell’ignoto?

Si può dire che la paura dell’ignoto sia una paura ancestrale: fin dall’antichità l’uomo ha sempre avuto paura di ciò che non conosceva. Quando ero solo un ragazzino, anch’io mi rapportavo con apprensione verso tematiche considerate misteriose, come la parapsicologia e altro, ma interessandomene con attenzione e studiandole, ho sviluppato un atteggiamento di apertura.

È come attraversare un tunnel buio: all’inizio non si vede dove poter mettere i piedi e si ha paura di inciampare, ma andando avanti tutto diventa più chiaro. Se c’è qualcosa che ci spaventa e ci inquieta, occorre affrontarlo, illuminarlo. Alla fine questo non solo ci fa uscire dalla paura ma ci dà una visione più completa o perlomeno più ampia.

– Occorre quindi andare verso l’ignoto e la paura del non-conosciuto, per poter andare oltre?

È quello che accade in ogni ambito della vita, come spiegano gli stessi psicologi. Bisogna affrontare i timori e le paure, sennò crescono nell’ombra, mettono radici dentro di noi fino a trasformarsi in vere e proprie malattie interiori, impedendoci di camminare lungo la strada a noi destinata.

– C’è distinzione tra il rifiuto di voler considerare certi misteri non sempre spiegabili, e la paura di rapportarsi con aspetti sconosciuti di noi stessi?

La matrice dell’atteggiamento è comune, e quindi non vi vedo distinzione… Il punto è che il territorio conosciuto, che si tratti di aspetti interiori o di una qualche scienza ufficiale, una volta era sconosciuto, ignoto, misterico, eretico… Allo stesso modo, quello che oggi chiamiamo “paranormale” domani potrebbe caratterizzare una nuova scienza, da noi ancora non scoperta… L’ignoto è una direzione che aspetta di essere esplorata.

– Eppure, parlando a livello generale, prevale ancora un atteggiamento di chiusura…

Questo è un errore non solo proprio di molte persone, ma anche degli stessi ricercatori e studiosi:  tendono a rimanere nel loro ambito scientifico, ad analizzare e sezionare ciò che già conoscono senza prendere in considerazione direzioni che, proprio perché inspiegabili, andrebbero indagate, invece che “accuratamente” evitate.

L’ignoto è parte della vita e, se guardiamo alla nostra storia, in realtà esistono moltissimi eventi e situazioni che non sono stati chiariti… Fermarsi al primo ostacolo è controproducente perché così rischiamo di allontanarci dalla verità.

– Nel tuo libro “Dèi del Cielo e Dèi della Terra” l’ignoto sembra proprio il grande protagonista della Storia. Vuoi parlarcene?

Il mio desiderio più profondo è spingere le persone a “conoscere l’inconoscibile”… i temi che presento nel mio libro sono raramente affrontati dai mass media né tantomeno dagli studiosi accademici.  Si tratta di argomenti di nicchia, molto spesso “scomodi” perché vanno ad intaccare la “verità ufficiale”, e per questo eretici. L’archeologia a cui mi riferisco non è solo uno strumento per rispolverare “vecchie mura” ma è una ricerca a 360 gradi … ed ecco allora che ci fornisce dati e indizi che parlano di continenti sommersi, di giganti, di Forze che probabilmente erano conosciute e usate dagli antichi, e di cui oggi si è persa memoria… elementi di una scienza dimenticata che però potrebbe rispondere a molte domande. Si tratta di “prove” che meritano di essere prese in considerazione, per la loro qualità e anche per il loro numero, tale per cui è davvero difficile parlare solo di coincidenze.

La mia speranza è di contribuire ad aprire la mentalità dei lettori fornendo loro le chiavi per poterlo fare, di modo che guardino al mondo non soltanto per quello che appare agli occhi… c’è una storia nascosta che non ci insegnano a scuola, un volto della vita che è occultato ma che possiamo svelare attraverso una “diversa” attenzione.

Credo che sia doveroso per ogni essere umano avere una visione globale di ciò che lo circonda, senza fermarsi a ciò che viene mostrato in apparenza.

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