Conferenza di Erica F. Poli per il ciclo di serate “Guarire”. Parliamo di “equilibrio emozionale per la salute”. Prima parte.

La seconda parte si trova a questo link.

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Ci sono emozioni “nemiche” della salute:
– stato di insoddisfazione
– ostilità, rabbia repressa
– isolamento
– emozioni represse in generale

Per gestire al meglio il nostro benessere dobbiamo sviluppare la capacità di “lasciare andare”.

Le emozioni sono fatti fisici, che si traducono in “cascate biochimiche” nel corpo. Per loro natura sorgono, salgono in intensità, e, quando le lasciamo fluire, scendono in intensità: come un’onda. Se invece in qualche modo le tratteniamo, allora iniziano i problemi perché manterremo sempre attivo uno stato di tensione fisiologico.

La mente è un potente strumento di guarigione, poiché è in grado di accompagnare il processo emotivo, lasciando che fluisca.

Il primo passo è non mettersi in opposizione con quello che proviamo. Lasciare andare può essere fatto in molti modi, e ogni persona è il suo.

La realtà cambia in base a come la percepisco, e in base alla mappa interiore che ho dentro di me.

Il sentire attiva modifiche prima a livello energetico e successivamente a livello fisico.

Dan Buettner afferma che la longevità e la sopravvivenza a una patologia sono collegate e hanno a che fare col “lasciar andare”.

Le emozioni di base sono energie, ma divengono tossiche quando le reprimiamo e le tratteniamo dentro di noi.

Possiamo individuare tre livelli di coscienza della felicità:
– competitivo
– di felicità condizionata
– di felicità incondizionata

Le emozioni tossiche ci trattengono ai primi due livelli. Ma il terzo livello è in realtà il nostro stato naturale. Al livello tre, la realtà ci favorisce, è nostra alleata, qualunque cosa accada.

I “trigger”, le situazioni spiacevoli, sono indizi significativi di aspetti irrisolti e opportunità di crescita.

Per assurgere al livello tre, occorre fare una sola cosa: amarsi sul serio, al di là di ogni situazione. E poiché ci amiamo, faremo di tutto per stare bene.

L’autosabotaggio si nutre di diversi aspetti:
– sentimenti fragilizzanti (vergogna, colpa, sentirsi inadeguati)
– comportamenti autolesionisti (tutte le dipendenze, sostanze, giochi, internet, affetti…)
– credenze negative
– comportamenti autodistruttivi (quando per non tollerare la frustrazione di una situazione, distruggiamo ogni opportunità)

Quando rifiutiamo qualcosa, spesso stiamo rigettiamo qualcosa di noi che non abbiamo ancora integrato (la nostra ombra).

Il perdono ha diversi livelli di azione, tra cui diverse azioni sul corpo. Di fatto, allora, è una forma di prevenzione. Quando una persona “perdona”, rinforza il suo sistema immunitario.

Ci sono emozioni che non “scadono” mai, e sono quelle collegate alla corteccia prefrontale, e che chiamiamo emozioni superiori, amore, gioia, ecc.

Non esiste un perdono “a basso prezzo”, fatto di compromessi o frasi fatte.

Il perdono non è dimenticare, scusare, giustificare, e non necessariamente riconciliarsi con l’altro. Non è negare i propri diritti né la necessità di una “riparazione”. Non è aspettarsi che l’altro cambi. Non significa lasciare subito la rabbia, anzi ci andiamo incontro e siamo disposti a sentirla in pieno.

Perdoniamo perché facciamo una cosa per noi, non per l’altro. Scegliamo di liberarci di una emozione tossica, perché ci stiamo amando e vogliamo essere il più liberi possibile.

La “ricapitolazione” è una tecnica usata da Castagneda per liberarsi dal peso degli eventi passati. Si tratta di inspirare, mentre portiamo la testa da sinistra verso destra. Espirando, facciamo il contrario (testa da destra verso sinistra). Mentre facciamo questo, pensiamo alla situazione da lasciar andare. Ripetere questa tecnica più volte.

Possiamo farci domande come:
– Cosa c’è di perfetto in quello che mi sta accadendo?
– Come potrei capirlo?
– Come posso cambiare il mio punto di vista su questa situazione?
Il lasciar andare passa attraverso delle fasi:
Fase di accusa. Si entra in contatto con quello che si prova nel corpo, senza sconti.
Fase della responsabilità. “Cosa ho ffatto io per permettere che ciò accadesse in questa forma?”
Fase del cambio di prospettiva. Niente è più come prima. Si scoprono nuove comprensioni.
Fase dello stato di amore e di presenza.

 

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