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Erica F. Poli

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24. SE CI FOSSE IL NASO DI PINOCCHIO…

Se ci fosse il naso di Pinocchio… Alle prese con le bugie patologiche

Sulla mia pagina professionale di Facebook è comparsa la richiesta di parlare della “sindrome di Pinocchio”, o sindrome del bugiardo patologico. Ed eccovi accontentati.

Il naso di Pinocchio non ci è dato di vederlo, ma qualche elemento per riconoscere chi ci sta mentendo sistematicamente esiste.

Innanzitutto capiamo di cosa stiamo parlando. Le bugie infatti non sono tutte uguali, non hanno tutte lo stesso peso. Chi di noi non ha detto una bugia nella sua vita?  Di solito però sono bugie dette soprattutto per evitare di ferire i sentimenti di una persona oppure per cercare di uscire da una situazione imbarazzante. Qualcuno le chiama “bugie bianche”, e vi sono comprese anche le omissioni, ovvero omettiamo una parte della verità per non offendere chi ci sta vicino o ridurre il rischio di conflitti con gli altri.

Tutt’altra cosa le bugie dette per ottenere vantaggi personali o per mostrarsi migliori di quello che si è. Queste sono il genere di bugie utilizzate dal “bugiardo patologico”.

Facciamone un breve identikit:

  • Mente abitudinariamente, in maniera cronica e compulsiva
  • Mente persino gratuitamente, anche se non è necessario
  • È impaziente, quello che vuole deve averlo subito
  • È manipolativo nei confronti degli altri
  • È seduttivo e disinibito
  • È intollerante alle critiche
  • Pretende perché è tutto dovuto
  • Non prova rimorso e nega anche l’evidenza
  • È incapace di relazioni affettive mature e a volte abbandona la relazione senza un apparente perché e senza spiegazioni, di solito quando le bugie sono ormai insostenibili.

È necessario distinguere il bugiardo patologico o compulsivo da un sociopatico, che invece cerca di manipolare gli altri per fini egoistici o, peggio, di lucro e quindi non è necessariamente dominato da un bisogno patologico, da deficit di autostima, desiderio di essere diverso e così via, ma piuttosto usa gli altri e usa le bugie per i propri fini.

Per il bugiardo compulsivo invece mentire è un modo di vivere, l’unico che riesce ad attuare, perché mentire lo fa stare meglio rispetto a quando racconta la verità. Essere sinceri per queste persone diventa un’impresa psicologicamente difficile, così mentono su qualsiasi cosa. La bugia diventa una risposta automatica e irrefrenabile, compulsiva appunto. Questo tipo di bugiardo non è manipolativo, o almeno non lo è apertamente.

Inventa le cose per una serie di ragioni. La verità gli è scomoda mentre “sparare balle” gli sembra giusto. Questo modo di mentire si sviluppa nelle prime fasi della crescita di un bambino, spesso in risposta a situazioni difficili a casa o a scuola, che sembrano risolversi meglio con la menzogna.

A volte il desiderio di essere accettato a tutti i costi da chi gli sta attorno lo spinge a mentire. È una cattiva abitudine e lo stesso soggetto finisce per crederci e costruire un mondo parallelo, una realtà diversa rispetto a quella che vive e un’identità alternativa che non rispecchia ciò che si è realmente.

Oggigiorno la realtà virtuale, con i fake profil sui social, permette un ricorso ancora maggiore a questo tipo di dinamica. In molti casi la bugia patologica si accompagna a un profilo di personalità narcisistica, contraddistinta, a dispetto di ciò che potrebbe apparire, da forti deficit di autostima.

La persona che mente oltretutto ha interiorizzato da così tanto tempo il meccanismo della menzogna che riesce a conviverci in modo egosintonico e difficilmente percepisce il suo modo di fare come patologico.

D’altronde, come ogni altro comportamento che offre comfort e fuga dallo stress, la menzogna crea dipendenza e assuefazione: come per le tossicodipendenze, se non c’è una forte motivazione a smettere, è difficile che si possa approdare a cambiamenti strutturali per la persona. I bugiardi sono tanto abituati a mentire che, spesse volte, non riescono a distinguere più la realtà dalla fantasia.

Se vi è mai capitato di avere una relazione con bugiardi patologici, sapete quanto può farvi soffrire, anche perché confrontarsi con un bugiardo patologico in merito alle sue bugie è praticamente impossibile. Cercate di capire che non otterrete mai una storia coerente da un bugiardo patologico.

La prima caratteristica che connota un bugiardo patologico è dichiararsi sostenitore della sincerità e dei valori. Si tratta di persone severamente malate, che tuttavia appaiono normali in superficie.

Solitamente all’inizio, poiché non vi sono ancora vere e proprie condivisioni pratiche, potreste cadere nella rete delle bugie e crederci. Indubbiamente si tratterà di un profilo di persona che dovrebbe far sorgere qualche perplessità: un po’ troppo grandiosa nei racconti, chissà perché sempre con una storia pronta uguale alla vostra ma amplificata, sempre con la scusa pronta, a volte quasi teatrale.

Proseguendo nella relazione, mostrerà sempre più la sua vera natura: egoista, infedele, a volte persino manipolatore, prepotente come un bambino, egocentrico in realtà, molto bravo a ricorrere a ragionamenti pseudologici che capovolgono le situazioni a suo vantaggio anche durante una discussione.

Si autocommisera, si deresponsabilizza, non formula richieste esplicite e chiare. Non tollera i rifiuti, vuol sempre avere l’ultima parola per trarre le sue conclusioni, pur non condivise. Muta opinioni e decisioni. Soprattutto mente, insinua sospetti, riferisce malintesi. Simula somatizzazioni e autosvalutazioni, ma dimostra sostanzialmente disinteresse affettivo.

Nega, anche di fronte all’evidenza, tradimenti e inventa attorno a tali situazioni vere e propri castelli di bugie.

Che fare?

Il partner che accetta tale tipo di comportamento, o tende a essere indulgente verso lo stesso, deve seriamente interrogarsi sul perché non pone in atto un proprio efficace comportamento di contrasto e quali sono le ragioni più profonde per cui è attratto o si lega a una persona di questo genere.

La “legge dello specchio” ci insegna che ogni persona ed esperienza che incontriamo è un riflesso di noi. Così a volte in chi si lega a questi soggetti vi è un più o meno recondito desiderio di riscatto, vi è altrettanta insicurezza che cerca finalmente la storia perfetta.

Tuttavia, se vi accorgete o avete il sospetto di stare con un bugiardo o con una bugiarda patologici, potete cominciare con il non tollerare assolutamente le bugie o le incongruenze nei racconti, anzi smascherarle sistematicamente, senza nessuna indulgenza.

Chiedete al bugiardo patologico l’autoriconoscimento del proprio stato patologico e invitatelo a chiedere un aiuto esterno per combatterne cause e sintomatologia.

Se questo, come spesso accade, non dovesse funzionare, prendete in considerazione l’opportunità di “abbandonare” il bugiardo patologico. Spesso questa si rivela l’unica strategia efficace nei confronti di chi è affetto da sindrome di Pinocchio. Infatti il bugiardo patologico non accetta di rimanere solo.

Anche la Fata Turchina deve abbandonare Pinocchio e smettere di aiutarlo perché comprenda davvero la necessità di cambiare…

Erica F. Poli

(Nel prossimo post: riconoscere le bugie attraverso il verbale e il non verbale…)

 

Libro-Anatomia-Coppia-Poli

 

4/12/15
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