SOS per l'Anima

Emozioni, Salute, Felicità

Un video-blog interamente dedicato al benessere psicosomatico.

Erica F. Poli

EFP

59. MATERNITÀ, ANIMA E LAVORO

Carissime e carissimi,

ecco la mia video-intervista con genitorialcontrario.it per la rubrica “Genitori che portano il cambiamento”.

Argomenti affrontati nel video:

1) il lavoro che svolgiamo è un’apprendistato per l’anima e se guardiamo la nostra professione in quest’ottica non possiamo che aspettarci cambiamenti

2) il diventare madre permette alla donna di risvegliare la parte intuitiva di sé legata al ventre, all’istinto e alle radici e questo può essere portato nella propria professione come linfa nuova

3) una donna che non sia madre, voglia diventarlo ma abbia paura per questioni legate al lavoro, può lasciar andare questa emozione perché il figlio porterà solamente cambiamenti positivi nella sua vita

4) chi lavora su di sé diventa motore di cambiamento anche per chi gli sta attorno

Erica F. Poli

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Fonte: genitorialcontrario.it

 

13/11/18
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58. JUNG HA ANTICIPATO LE NEUROSCIENZE

Articolo di Florinda Belli per mutamenti.ch

Erica Francesca Poli è psichiatra, psicoterapeuta e couselor. Propone a chi la segue vari percorsi basati su metodi e strumenti diversi tra cui anche il Libro Rosso di Carl Gustav Jung, usato in modo personalissimo. Quale è il rapporto della dottoressa Poli con Jung e la psicologia analitica?

Oggi la psicanalisi è per così dire passata in secondo piano.  Spesso le si preferiscono le neuroscienze e gli approcci corporei. Perché?
Le neuroscienze hanno cambiato il paradigma perché hanno dato delle evidenze scientifiche ad alcuni aspetti che hanno spostato l’attenzione dalla riflessione intellettuale al sentito, al percepito. C’è un termine inglese che rende molto bene quest’idea: felt sense, il senso del percepito. In altre parole il prestare un’attenzione esplorativa, non giudicante, amorevole al tuo percepito. Si tratta di un’attività molto raffinata della nostra corteccia, unita all’attivazione del sistema limbico, che è invece il cervello più antico quello che condividiamo con i mammiferi e che è quello della vita istintiva che regola sia il vissuto emozionale che la vita vegetativa e ormonale. Quindi una specie di crocevia tra la mente e il corpo. Il felt sense unisce capacità riflessiva e capacità istintiva ed è quello che fa fare quel salto di neuroplasticità che trasforma il carattere. Questo tipo di ascolto viene usato come dicevo da tutte le tecniche corporee, ma il termine è stato coniato da Eugene T. Gendlin, un filosofo che ha creato la tecnica del Focusing. Tutte le tecniche corporee che provengono dalle neuroscienze si basano su questa attenzione al percepito. Si è notato che quando prestiamo attenzione non con la mente, ma con il sentire, a un certo punto, quasi magicamente, accade quello che viene chiamato un body shift, un cambiamento fisico perché c’è stata una straordinaria interazione tra il dato corporeo e il significato. Per tornare alla psicanalisi, direi che sensazione e simbolo si integrano, il che secondo me è molto junghiano.

Tuttavia la maggioranza degli psicanalisti junghiani contina a privilegiare il ragionamento intellettuale…
Nella psicanalisi junghiana esiste comunque una profonda conoscenza dei miti, dei simboli. Jung ha passato la vita ad ascoltare il percepito.

Lei usa il Libro Rosso di Jung in un modo che si potrebbe definire poco ortodosso. Inoltre integra la psicanalisi con altre tecniche. Come è arrivata a ciò?
Sono eclettica per natura. Credo che ciò sia dovuto alla mia innata curiosità, ma anche alla mia forma mentis che tende a integrare il sapere, a mettere in relazione una materia con l’altra per avere un quadro più grande. Ho sempre faticato a ragionare per compartimenti stagni. Per dare un’idea del mio percorso: ho iniziato con un’esperienza di ipnosi, poi ho seguito la Psicosintesi assagioliana, poi sono passata al “Rêve éveillé” di Desoille, da lì ho fatto la prima analisi junghiana, poi un’analisi freudiana e infine mi sono aperta alle neuroscienze e a varie forme di psicoterapia centrate sulle emozioni e infine a tutta la parte energetica. La mia preparazione si potrebbe paragonare a una cassetta di attrezzi da cui io pesco a seconda della persona e della situazione. Tuttavia se dovessi citare un referente spirituale lo troverei sicuramente in Jung piuttosto che in Freud. Jung ha oltretutto un lato concreto che corrisponde al medico che c’è in me. Non voglio sembrare pretenziosa, ma sento grandi affinità con Jung: come me era psichiatra, ha lavorato in ospedale, poi ha aperto il suo studio e ha iniziato un suo percorso di ricerca, senza disdegnare gli aspetti esoterici perché è stato un grande studioso di Alchimia e del mondo orientale. Tuttavia ha sempre avuto un approccio più pragmatico che speculativo e astratto. Jung, come me, amava provare, sperimentare su di sé ciò che proponeva ai suoi pazienti.

I suoi seminari sul Libro Rosso sono percorsi brevissimi che secondo lei portano all’individuazione, il massimo traguardo della psicanalisi junghiana. Per lei quindi l’individuazione non è ciò che eventualmente si può raggiungere solo dopo un lungo iter psicanalitico?
Jung  diceva una cosa che per me è rimasta come un traguardo al quale tendere: secondo lui un bravo psicologo analitico (usava questo termine invece di psicanalista per distinguersi da Freud dal quale si era separato) ipoteticamente vede il paziente anche una volta sola. Questo perché trova immediatamente il complesso centrale, o il dilemma centrale attorno al quale il paziente si costella e glielo restituisce in una forma tale che egli lo possa integrare, raggiungendo l’individuazione, che a mio modo di vedere è un punto di arrivo ma anche un punto di partenza.

In che senso?
Nel senso che durante una seduta di psicoterapia ci sono dei momenti in cui si arriva alla congiunzione degli opposti. Il problema è poi mantenerla e farla diventare testimonianza di vita, che è quello che ha cercato di fare Jung. Jung infatti dice che la sua vita è stata un viaggio di autorealizzazione dell’inconscio. Quindi la cosa difficile è permettere all’inconscio di autorealizzarsi nella vita. Per arrivare a ciò bisogna poter capire che la vita è un viaggio attraverso gli eventi, le persone e gli incontri come fatti contingenti, come aspetti esteriori di un Sé che si sta manifestando. Bisogna saper rinunciare al controllo della mente. Il che è molto orientale. Del resto Jung era vicino al pensiero orientale se è vero che l’ultimo testo che ha letto prima di lasciare il corpo è stata una poesia Zen che fa capire la differenza tra la realtà vista dalla mente che giudica e la realtà vista dal Sé che vive nella natura. Quindi nelle sue ultime ore Jung ha riflettuto su un testo che parla della necessità di abdicare al bisogno di definire. Avere questo coraggio secondo me è l’individuazione. Sono certa che un bravo psicoterapeuta può scoprire molto rapidamente quale è il dilemma centrale di una persona. Il punto è poi farlo arrivare al paziente e aiutarlo a incarnarlo. Anche qui Jung dice una cosa potentissima: “Abita il tuo conflitto”. In tutti i suoi lavori sull’ombra, Jung afferma che solitamente i pazienti vengono da lui per essere liberati dal conflitto,  mentre lui al contrario è costretto a farli stare proprio lì, dove non vogliono stare. Quindi, per tornare alla domanda, non penso che l’individuazione sia inarrivabile, anzi, penso che quando avviene trasforma: la vita non è più la stessa. Ci vuole il coraggio di restarci.

Un’ultima domanda: Jung diceva che se qualcuno giunge all’individuazione, in un certo senso “salva” retroattivamente anche i suoi genitori e i suoi antenati. Ciò naturalmente fa pensare alle Costellazioni familiari che però sembrano proporre il processo inverso, ossia: scopro i conflitti dei miei antenati per risolvere i miei. Che cosa ne pensa?
Ho molti pazienti che arrivano da me dopo aver tentato vari percorsi, tra cui anche le Costellazioni. Da notare che ho studiato Hellinger e che le Costellazioni come le propone lui mi sembrano molto belle. Il problema è che molti seguaci di Hellinger praticano le Costellazioni con una logica lineare, ossia con l’idea che tutto sia regolato da un meccanismo di causa-effetto. Questa è una delle trappole in cui cadono gli esseri umani e in particolare gli Occidentali. È un meccanismo che presuppone un flusso di tempo dal passato al presente e al futuro, in altre parole qualcosa che è successo prima determina ciò che succede adesso. Quindi, i costellatori pensano che, trovata la causa, risolveranno il problema. Questo modo di pensare caratterizza anche la visione freudiana della psicanalisi: troviamo il trauma originario e il problema scomparirà. In realtà si tratta di un’illusione. Nel caso delle Costellazioni poi c’è l’aggravante che devi affidarti al costellatore e al campo energetico, credendo tutto ciò che ti viene detto. Non voglio dire che a volte non vi siano delle corrispondenze che colpiscono emotivamente e che ottengano un certo effetto. Tuttavia da quanto ho potuto constatare con i miei pazienti, da costellatori diversi si ottengono soluzioni diverse. Inoltre, anche energeticamente, non si tratta di un processo sempre favorevole perché, se è vera la fisica quantistica, o quantomeno se è vero il concetto già enunciato da Einstein che in realtà il tempo è curvo, allora tutti i tempi sono presenti assieme e quindi, dal momento in cui agisci  su un tempo in realtà agisci su tutti gli altri, un po’ come quando fai l’upgrade del computer che modifica automaticamente tutti i file. Ma se qualcuno di questi file non sostiene il nuovo sofware, allora lo perdi e quindi rischi di perdere delle parti di te. Secondo me le Costellazioni vanno bene per esplorare varie ipotesi, ma non sono una terapia. Inoltre alimentano ancora una volta l’idea meccanicistica che bisogna trovare un perché in qualcosa che è successo prima. Jung cent’anni fa aveva già capito l’assurdità di una simile teoria. Questo del resto è stato uno dei motivi del suo disaccordo con Freud. Freud dice che l’inconscio è una specie di armadio per gli scheletri, un contenitore di fantasmi, di nevrosi. Per Jung invece l’inconscio è il serbatoio della nostra ricchezza, ci connette all’incoscio collettivo e contiene tutti i simboli dell’umanità, anche i più antichi. Quindi se Freud ha l’idea molto meccanicistica di riportare il sintomo a un trauma, Jung articola. Se possiamo rappresentare il processo freudiano come un vettore che torna in un punto, il processo junghiano è una ramificazione che tocca più significati e li sposta su più livelli. Perciò quello che ha un significato nel piano di coscienza ordinario, nel piano dei simboli ne ha un altro e ti arricchisce.
Jung in pratica aveva capito che prendersela con i propri antenati è un metodo di basso profilo intellettuale e culturale. Afferma infatti che chi inizia il processo di individuazione comincia ad avvicinarsi all’inconscio e lì trova gli archetipi, ossia dei grandi contenitori di signifcato, e solo grazie a questi può cominciare a capire che posizione occupa. Jung afferma che il processo di individuazione non affranca dagli antenati, ma dall’identificazione con il ruolo assunto.

C’è un bellissimo passaggio del vangelo di Giovanni che dice:
In principio era il Verbo (che viene tradotto anche con il Figlio)
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

Quindi se in principio era il Logos, ossia il Figlio, ossia l’emanazione di Dio, vuol dire che il Figlio, ossia noi, che giudichiamo l’operato dei nostri genitori, siamo noi in principio. In realtà è solo il Verbo, ciò che diciamo, che definisce ciò che è stato prima. E il Verbo era presso Dio, ossia il Figlio era presso il Padre. E il Verbo era il Padre, e il Figlio era il Padre. E tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. Senza il Figlio che riconosce, niente di ciò che ha fatto il Padre esiste. Questo ribalta totalmente il problema: non è il padre che causa la situazione. La causa è il figlio che lo giudica. Il punto importante è che, se capiamo questo, capiamo che siamo noi l’ago della bilancia di ciò che c’è nella nostra vita, in base a come giudichiamo. Infatti nella prefazione al Libro Rosso, Sonu Shamdasani dice, citando Jung, che noi cominciamo a liberarci dall’inconscio collettivo quando capiamo che il nostro destino è determinato da ciò che diciamo e dal nostro giudizio. Questo ribalta il concetto di causa-effetto e situa la causa nel presente, introducendo il principio quantistico di inversione del flusso del tempo, o il concetto di tempo circolare che era già del mondo greco. Quindi, se il figlio smettesse di sentirsi vittima per entrare in un archetipo alchemico, capirebbe che ciò che dice in bene o in male del Padre potrà cambiare ciò che esiste.
L’individuazione è semplicemente la congiunzione degli opposti che libera dall’essere condizionati da ciò che gli archetipi agiscono in noi. È un passaggio coscienziale, è un processo alchemico in cui la sostanza di cui siamo fatti cambia. Credevamo di essere fatti di paure, dolori, torti e invece cambiamo radicalmente.

È molto affascinante.
Il suo grande pregio è di rendere la vita bella comunque. La vita è un viaggio di autorealizzazione e non una sequela di imprevisti a cui dobbiamo far fronte. Se vivi in questo modo, scopri che la vita ha un senso, indipendentemente da ciò che c’è dopo.

Per saperne di più: www.ericapoli.it

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2/07/18
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57. ALIMENTAZIONE, SALUTE E AMBIENTE

Carissime e carissimi,

ricondivido con voi questo mio intervento al convegno Alimentazione, Salute e Ambiente svoltosi il 24 marzo del 2015 alla Camera dei Deputati.

Buona visione!

 

 

Erica F. Poli

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6/06/18
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56. DOMANDE EURISTICHE

[…] adesso vi invito a disporvi in stato di presenza, di centratura, qui e ora nel vostro spazio interiore e vi chiedo, se lo volete, di leggere le domande che troverete poco più sotto, che sono le stesse che utilizzo nei miei corsi e con le persone che mi si rivolgono.

Lasciatele risuonare dentro di voi e lasciate che la risposta accada dentro di voi, con una parola, un’immagine, una sensazione, senza chiedervi perché. Lasciate che, dall’abisso dell’essere, chi è responsabile, capace di rispondere, cioè il superconscio, la coscienza quantica, lo faccia.

Abbandonate la paura che deriva dalla logica causale di colpevolezza e permettete al superconscio di fare ciò che è sicuro e appropriato per voi in questo momento, rispondendo solo a ciò a cui è bene rispondere ora.

A volte ci sono domande che restano sospese, anche per anni, e infine la risposta arriva.

Non dimenticate che etimologicamente la domanda è un affidarsi, un raccomandare con fiducia lieve la richiesta a chi sa e può rispondere.

Rispondete di getto, con la prima cosa che vi viene in mente, anche se vi sembra stupida.

Potete anche farvi leggere le domande da un’altra persona, vi potrebbe servire per ottenere un effetto di maggiore potenza della domanda.

Domande per trovare, o meglio, per essere trovati dalle risposte

Perché sto co-creando questo?

A quale scopo sto co-creando questo?

Quando ho co-creato questo?

C’è qualcosa di importante che ho ottenuto da questa situazione?

C’è qualcosa che non mi piace e questa situazione mi permette di evitarlo?

Se non avessi questa condizione farei qualcosa di diverso?

Ci sono vantaggi consci nel mantener questa situazione?

Se questa condizione se ne andasse temo di perdere qualcosa?

Se domani fosse l’ultimo giorno della mia vita cosa rimpiangerei di non avere fatto e cosa farei?

Se io sapessi già che, comunque vadano le cose, alla fine guarirò, sarò felice, sarò salvo etc., farei in questo momento qualcosa di diverso da ciò che sto facendo?

Erica F. Poli, estratto dal libro Anatomia della Coscienza Quantica (Anima Edizioni)

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9/05/18
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55. LA GIOIA INTERIORE

La Dott.ssa Erica F. Poli, direttore sanitario del centro EFP Group di Milano, ci parla della gioia.

 

Tra gli argomenti del video:

In genere pensiamo alla gioia come al risultato di situazioni piacevoli.

La gioia interiore è come un sole che continua a esistere anche quando ci sono le nuvole.

Paradossalmente la gioia interiore permette anche il dolore e le lacrime.

La gioia interiore è una condizione nella quale anche in presenza delle nubi, di emozioni considerate negative, permane l’io sono, lo stato di presenza.

La gioia interiore non ha oggetti sui quali proiettarsi, ma è compiuta in sé.

Possiamo praticare la gioia interiore, anche se non sempre è facile farlo perché la tendenza è quella di scappare di fronte a ogni prova.

 

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16/03/18
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54. I TRAUMI E LE RETI NEURALI

Erica F. Poli, direttore sanitario del centro EFP Group di Milano, ci parla dei traumi e di come affrontarli.

 

Tra gli argomenti del video:

Il trauma è sempre stato centrale nella psicologia occidentale.

Il trauma è anche un grosso equivoco.

La psicologia occidentale per molto tempo si è posta nei confronti del trauma cercandone il perché e le cause nel passato.

Le reti neurali del cervello vengono rinforzate ogni volta che parliamo di quello stesso argomento. In un certo senso più cerchiamo il perché di un dato disturbo e più andiamo a rafforzare la rete neurale che lo sostiene.

Il trauma ha sicuramente un ruolo importante nel plasmare il nostro modo di reagire e il tipo di difese che mettiamo in campo.

Non ha senso focalizzarsi sul perché, e non è neanche sicuro che lo troveremo, perché esistono memorie di carattere non verbale.

A fare la differenza è come noi, nel qui e ora, mostriamo di rispondere alle nostre emozioni e ai nostri vissuti.

Il trauma si affronta nel momento dell’adesso e attraverso il corpo. Il corpo, infatti, non dimentica, ricorda ogni cosa, ma al di là delle parole.

Laddove l’energia è bloccata o repressa, vi è la memoria di un trauma. E non ci interessa sapere il perché sia accaduto, ma di integrarlo attraverso un nuovo assetto di connessione con i nostri vissuti.

L’interesse viene dato alla persona e alle sue modalità di integrare quello di cui fa esperienza.

Guardare al trauma in questo modo ci libera dai sensi di colpa o dalla necessità di cercare sempre qualcuno o qualcosa da accusare per come ci sentiamo.

Quello che conta veramente è come stiamo ora e cosa possiamo fare per noi stessi in questo momento.

Questo modo di procedere parte dal corpo e dal sentire.

Vivere invece nell’archetipo della vittima, non ci permette mai di avere il nostro potere.

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13/02/18
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53. AFFRONTARE LA PERDITA E IL LUTTO

Erica F. Poli, direttore sanitario del centro EFP Group di Milano, ci parla di un argomento difficile: il lutto.

 

Tra gli argomenti del video:

Il lutto è la perdita di un oggetto della relazione.

Quando subiamo un lutto è come se perdessimo una parte di noi.

Superare il lutto significa ritirare e riportare a noi quella parte che avevamo messo nell’altra persona e che ora non c’è più, ma anche in un progetto, in una situazione.

Viviamo in un’era che rifugge il lutto e la perdita. In passato c’era maggiore attenzione al lutto attraverso dei rituali.

Il lutto è un processo che ha delle fasi.

La prima fase è di negazione e dissociazione.

Segue il contatto con il dolore e la sensazione che ne consegue, come il senso di vuoto oppure la rabbia.

Nel momento in cui ci concediamo di vivere tutte le emozioni, senza giudicarle, allora tutto può cambiare.

La Dott.ssa Greco del centro EFP Group aiuta le persone ad affrontare i processi connessi al lutto e alla perdita.

Non siamo qui per essere persone tiepide o che rimangono solo alla superficie del fare, ma per essere degli esseri senzienti e intensi.

Allora il lutto può diventare un rito, per quanto doloroso, che ci può portare a una nuova ricchezza.

Erica F. Poli

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19/01/18
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52. L’ANSIA

La Dott.ssa Erica F. Poli, direttore sanitario del Centro di Terapie Integrate EFP Group di Milano, ci parla dell’ansia e dei suoi correlati somatici.

Tra gli argomenti del video:

L’ansia non è una emozione ma uno stato aspecifico collegato al vissuto emotivo. Accompagna le emozioni quando non siamo abituati a farle fluire in noi. L’ansia è dunque un segnale che ci permette di riconoscere qualcosa dentro di noi.

In Canada è normale valutare le vie di scarico somatiche dell’ansia e tale conoscenza viene applicata nei reparti ospedalieri e anche al pronto soccorso.

L’ansia può scaricarsi a livello somatico attraverso alcuni comparti.

Il primo comparto è la muscolatura striata, ossia volontaria. Infatti quando siamo agitati ci sentiamo più tesi e contratti nella muscolatura.

Ci sono cervicalgie e lombalgie che sono espressione di uno scarico di ansia, collegato a emozioni bloccate o represse.

Esiste dunque una correlazione tra questa via di scarico e la comparsa di disturbi come algie varie o fibromialgia.

Un’altra via di scarico è la muscolatura liscia, che è quella involontaria e riguarda i visceri. Il nostro corpo può scaricare le emozioni attraverso la muscolatura non solo degli organi interni ma anche vescicale o dei vasi di tutto il corpo.

Il comparto del sistema nervoso riguarda invece i fenomeni di alterazioni cognitive o percettive, come il senso di instabilità, la visione offuscata, problemi con l’equilibrio, la perdita di energia.

La metodologia che viene applicata al centro EFP Group di Milano, diretto dalla stessa Dott.ssa Poli, comprende una tecnica che si chiama ISTDP e che lavora sulla possibilità di contattare le emozioni nel corpo, evitando in questo modo che venga scaricata attraverso i comparti che abbiamo visto.

Il messaggio dell’ansia e delle problematiche a esse connesse è un messaggio che ci chiede di ascoltare quali emozioni si muovono nel nostro corpo, non in modo (solo) simbolico, ma in modo scientificamente validato che invita al contatto di tutti gli aspetti di sé.

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12/12/17
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51. L’ANALISI EMOTIVO-COMPORTAMENTALE

La Dott.ssa Erica F. Poli, direttore sanitario del Centro di Terapie Integrate EFP Group, ci parla dell’Analisi Emotivo-Comportamentale.

 

Tra gli argomenti del video:

L’Analisi Emotivo-Comportamentale è parte dei protocolli del centro EFP Group, ed è opportuna soprattutto in situazioni di terapie di coppia, terapie famigliari e in ambito forense.

Si tratta di un’analisi messa a punto da Paul Ekman, basata sulle microespressioni facciali, che sono collegate alle emozioni.

Esistono emozioni di base, dette primarie, che sono universali, indipendenti dalla razza e dalla cultura, e che si manifestano attraverso microespressioni facciali, cioè espressioni che compaiono sul volto per un tempo rapidissimo, difficile da cogliere in maniere cosciente.

L’Analisi Emotivco-Comportamentale può essere applicata in tutte le situazioni in cui è importante avere elementi oggettivabili riguardanti il vissuto emotivo della persona al di là di quello che ci dice con le parole.

L’applicazione nel campo forense è altrettanto importante. Non significa che si è in grado di stabilire se una persona menta o meno, ma quanto sia credibile quello che sta affermando.

Dal punto di vista terapeutico l’Analisi Emotivo-Comportamentale è utile nelle situazioni conflittuali nella coppia o nella famiglia; ci permette di stilare un profilo emotivo degli individui e della loro interazione.

In alcuni casi, il solo avere individuato e rispecchiato ai membri della coppia o famiglia quali erano le loro emozioni nascoste, che comunque agiscono nella relazione, ha portato a straordinari cambiamenti.

 

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24/11/17
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50. PSICO-ONCOLOGIA: FACCIAMO CHIAREZZA

Erica F. Poli ci parla di psico-oncologia, uno dei percorsi disponibili al suo centro “EFP Group” di Milano.

 

Tra gli argomenti del video:

Con psico-oncologia inizialmente si intendeva solo il ruolo supportivo del percorso psicologico per aiutare le persone ad affrontare una patologia tumorale.

L’intervento psicologico di sostegno è volto a gestire le angosce, la paura, il senso di potenza e anche le difficoltà di comunicazione che il paziente oncologico ha con la famiglia e il mondo intorno a sé.

Nel tempo sono sorte evidenze scientifiche di come la psiche abbia un ruolo importante anche nelle manifestazioni patologiche. Queste evidenze sono ancora controverse perché non è possibile stabilire un’equazione netta tra presenza di un conflitto emotivo e insorgenza di una determinata patologia.

In ogni caso, in un’ottica integrata la patologia in genere non può essere scissa solo come derivante da situazioni somatiche o psicologiche.

La posizione più adeguata e che viene suggerita al Centro EFP Group di Milano è quella di una seria integrazione.

In psico-oncologia non abbiamo la pretesa di trovare dei fattori psichici o emotivi che siano la causa della patologia oncologica , però ci sono evidenze del ruolo importante dell’aspetto emotivo anche per quanto riguarda la genesi delle patologie.

Allo stesso modo, anche la risposta alle cure può essere collegata allo stato mentale ed emotivo della persona.

Come medici integrati, considerando anche il fatto re emotivo significa che diamo una chance in più per potenziare la risposta alle terapie.

Dunque la psico-oncologia non solo offre un sostegno, importantissimo, al malato oncologico, ma affronta il fattore emotivo in correlazione alla genesi, al mantenimento o remissione della patologia.

L’oncologia del futuro presta attenzione al sistema immunitario, sapendo che su esso agiscono non solo i farmaci ma anche fattori mentali ed emotivi.

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Tra i video-corsi della Dott.ssa Poli segnaliamo:

Videocorso-EFP-Therapy-Poli-Colpa     Videocorso-EFP-Therapy-Vergogna-Poli

25/10/17
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