SOS per l'Anima

45-erica

Emozioni, Salute, Felicità

Un video-blog interamente dedicato al benessere psicosomatico.

Erica F. Poli

45. SPIETATA MADRE

45-erica
11/04/17

Malessere lieve,
nascosto autore
di un perché furtivo.
La mia personale freddezza:
noncuranza che ti celi sapiente,
ti riveli d’un tratto.
Sapersi assenti,
in un attimo
di vertiginosa presenza.
Confessione silente,
ammissione di colpa, forse.
Oppure no, perché all’ombra sorniona
del film che scorre,
nessuna colpa è abbastanza sensata.
Nessuna colpa
che valga più d’uno specchio
d’atroce riconoscimento
nel ritornello di noi,
copione omofono di una storia nelle storie.
Mai così vera, mai così autentica…
Così autentica che non si può dire,
sarebbe troppo.
Troppo per la tenacia del tuo volermi brava.
Invece sono cattiva.
E fredda, gelida, stronza, indifferente, opportunista…
Hai ancora un disdicevole epiteto
che possa colmare i lunghi anni dell’inganno?
Un misericordioso negativo difetto.
Uno splendido errore.
Un tenace recidivare.
E ancora
lasciami
Madonna e puttana,
concedimi nel dentro la dea della guerra e quella della fertilità.
E guardami come si guarda fino alla compassione più spinta…
Una spietata madre.
Lasciami con la donna oscura
che ha tenuto per mano la bambina.
Protezione e difesa di una strega
che dal sempre dei respiri ha permesso il no.
Furtivo no
di un incantesimo inconscio, celato, non detto,
agito e passivo no,
di chi si sottrae senza sottrarsi.
Com’è dolce adesso
imparare a dirlo.
Sillaba ovale,
no,
suono rotondo di salvezza.
No dalle grandi braccia,
ora che ti pronuncio, esiste un sì. Lo troverò.

ALLE ORIGINI DELLA POESIA

No: la parola che i bambini intorno ai tre anni amano così tanto dire, come segno della propria identità, come alterità dal mondo che li circonda, come possibilità di identificarsi singolarmente, come coscienza di sé. Il sì ha una frequenza di apertura, ricezione, accoglimento ma senza il no è scialbo, compiacente, in un certo senso fasullo. Così come non ci può essere luce senza buio, e nascita senza morte, così non c’è sì senza un autentico no.

Questa poesia si ispira a tante storie di no trattenuti. L’ho scritta per una donna in particolare, ma li ricomprende tutti in fondo. Lei, bella, con una chioma riccia ramata, un talento nella recitazione, veniva da me dopo anni di psicoanalisi. Aveva perfettamente compreso i suoi meccanismi di dipendenza affettiva, ma essi perduravano immutati. Nel mio libro sulle dipendenze affettive, all’interno della serie “Alchimia delle relazioni”, racconto più dettagliatamente la sua storia, ma qui voglio soffermarmi su un particolare che fu, in realtà, perno di un profondo mutamento.

Dopo l’ennesimo rovinoso abbandono e mesi di depressione che le erano valsi anche la prescrizione di una terapia antidepressiva, insieme stavamo cercando di raccogliere i suoi frammenti che la stessa paura dell’abbandono ogni volta disperdeva. In quel periodo di grande raccoglimento, ma anche di profondo incontro con il suo Sé svalutato e piccolo, naturalmente comparvero vari sintomi somatici, tra cui dei dolori alla colonna vertebrale, chiaro simbolo della sofferenza della struttura e dell’autosvalutazione che viveva in lei.

L’incontro con il fisioterapista fu un colpo di fulmine, ma, una volta tanto, per lui. Lui che da quel momento divenne un devoto innamorato, quello che lei avrebbe sempre voluto, presente, affettuoso, dolcissimo. E lei cominciò a sentirsi oppressa, a trattarlo con distacco, con freddezza. Ne era infastidita. Fu allora che comprese che al di sotto di quella donna che si credeva bisognosa di cure, protezione, attenzioni costanti, c’era il gelo. Una donna fredda e scostante.

Come insegna Jung, per ogni qualità che noi esprimiamo, nell’inconscio esiste sempre l’opposto nell’ombra. Quella donna fredda che diceva di no era colei che aveva fatto sempre da madre interna alla mia paziente. Colei che non le aveva permesso di attaccarsi mai davvero a nessuno, scegliendo per lei persone con le quali sarebbe stato impossibile costruire davvero un legame, in modo tale da non soffrire mai più come aveva sofferto per le continue sparizioni del padre, che se ne andava e poi tornava, costantemente in lite con sua madre, donna instabile, che alzava anche il gomito nel tentativo di sanare la sua costante depressione.

Lei, che diceva sempre di sì a quel padre, nella speranza che restasse, lei che non esternava mai un’emozione, per non dare fastidio e poi lo vedeva andare via lo stesso. Aveva un no dentro, urlato e violento, un no da lacerare i timpani, un no che nella sua vita tante volte anche sul lavoro le era rimasto strozzato dentro, e l’aveva resa quella che si definisce in gergo una passiva-aggressiva, una che ti dice sempre di sì ma poi si dimentica le cose, ti fa una ripicca, ti tiene il muso, si offende, invalida o sabota un risultato.

Fu solo quando poté incontrare questa madre spietata che al tempo stesso l’aveva protetta insegnandole come si dice sì senza dirlo davvero e come non si dice no pur dicendolo, fu solo quando la incontrò, quando ne riconobbe la forza e la sofferenza, che poté permettersi di dire sì e dire no quando davvero voleva farlo e valicò quella posizione che gli psicoanalisti le avevano detto essere narcisista, ma lei non aveva mai capito esattamente cosa fosse, né sentito così chiaramente.

Fu allora che poté permettersi di amare ed essere amata.

RIFLESSIONE: LA TUA CAPACITÀ DI DIRE DI NO, LA TUA CAPACITÀ DI AMARE ED ESSERE AMATO

Per questa ragione questa poesia vi invita a riflettere su tutti i no che non dite, o quantomeno che non riconoscete nella vostra vita. Quando non vi permettete di sentire le vostre contrarietà, esse restano compresse dentro di voi. A volte accade persino che dite sempre sì, vi mostrate addirittura entusiasti delle decisioni che gli altri prendono, pur di non rischiare di essere rifiutati e creare disappunto negli altri.

C’è chi ha paura anche di obiettare, chi si convince che “gli va bene tutto”, chi spera che gli altri capiscano, chi tenta di dire di no, ma la prende così alla larga che non arriva mai al punto. Il timore è sempre lo stesso: non essere accettati, non andare bene per l’altro. Il risultato? Uno stato di adattamento frustrante che sfocia poi in episodiche esplosioni di rabbia, di solito con chi non c’entra nulla.

Ma, ammesso anche che così abbiate evitato l’abbandono, e poi sappiamo bene che non è vero neanche questo, provate a chiedervi se siete davvero felici, se siete davvero voi stessi. In questo insoddisfacente equilibrio, voi scomparite, la vostra natura è soffocata. Al tempo stesso dentro di voi vi sentite sempre vittime infelici degli altri e questa è effettivamente, anche se potrebbe non sembrarlo, una forma di narcisismo: al centro ci siete solo voi con il vostro eterno malcontento e la vostra eterna paura di stare male. Seppure contorto e disfunzionale, il vittimismo è una forma profondamente egocentrica. L’antidoto è quello di iniziare ad agire, a far venire allo scoperto se stessi ed entrare per davvero nelle relazioni, a giocare le partite della vita giocando sul serio, cioè sapendo che nel gioco si vince e si perde e la partita può anche cambiare faccia mille volte.

Volete che gli altri vi accettino? Che non vi lascino? Ma se non vi fate conoscere per chi siete, per ciò che pensate e sentite davvero, chi potranno mai accettare? Un simulacro, un ripetitore di sì, che per giunta spesso sono anche falsi? E ancora: avere un’opinione diversa, essere critici, non essere d’accordo significa per forza deludere o non accettare? Gli altri in fondo sono come noi: gli altri non esistono come categoria, sono persone esattamente come noi, ognuna unica e irripetibile, tutte accomunate dalle grandi paure e dalle grandi domande della vita, dagli stessi bisogni, dalle stesse speranze.

Come nella storia che ho raccontato alle origini di questa poesia, di solito accade che quando non esprimiamo la contrarietà, stiamo inconsciamente proiettando la paura di deludere, che è legata a qualche figura dell’infanzia, genitori, fratelli. Pensateci ora, identificate questa figura e lasciatela andare. Allora sarete davvero liberi di vivere il presente e il nuovo che le relazioni dell’adesso vi offrono.

Diversamente vi troverete in realtà sempre ad avere a che fare con i fantasmi del passato proiettati nelle persone del presente.

PROMESSA

Mi permetto di dire di no.
Mi permetto di deludere le aspettative altrui, se sono in disaccordo con ciò che sento buono per me.
Lascio andare le proiezioni del passato, vedo le persone per ciò che sono nel presente.
Mi permetto di avere rapporti autentici e spontanei.
Mi permetto di dire quello che penso con garbo e fermezza.
Mi permetto di amare e di essere amato.
Entro e sto davvero nelle mie relazioni per ciò che sono, penso e sento.

Erica F. Poli

Estratto dal libro Poiesis – Psicoterapia in Poesia (Anima Edizioni)

poiesis

 

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44. CIÒ CHE È COMPLICATO È PROFONDO?

poli-profondo
3/03/17

Cresciamo con l’idea che se qualcosa è complicato allora è profondo. In genere, infatti, diamo valore solo alle cose difficili. Ma è proprio così? Ciò che è complicato è profondo?

La nostra vita può scorrere con grazia e facilità. Dobbiamo aprirci al fatto che ciò che ci viene facile e ciò che ci viene semplice è buono per noi ed è conforme alla nostra natura.

 

Erica F. Poli

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43. LA SAGGEZZA DI ZOE

zoe
10/02/17

Il cane Zoe accompagna la Dott.ssa Poli durante le sue giornate. Da Zoe possiamo imparare tre importanti lezioni…

Se Zoe ha affrontato una situazione pericolosa o dolorosa, ci sta alla larga, non ci torna più. Noi esseri umani, invece, abbiamo la tendenza perniciosa a tornare dove abbiamo corso un pericolo o subito un danno, e ci torniamo non solo fisicamente ma anche con la mente.

Il secondo insegnamento di Zoe riguarda il perché. Zoe sta costantemente nel presente, per cui si accorge come stanno gli altri, e quando è il momento di uscire, di giocare o di mangiare. È ogni volta straordinariamente pronta a quello che accade e non si chiede il perché.

Il terzo insegnamento è la capacità di lasciare andare. Zoe è sempre pronta a lasciar andare quello che stava facendo un istante prima, se non è più opportuno continuare a farlo.

Erica F. Poli

Libro-Quantica-Poli     poiesis

 

42. IL CERVELLO DELLO YOGI È COME IL TUO

43brain
1/02/17

C’è uno stretto collegamento tra quello che accade durante la preghiera, durante gli stati di meditazione, e la salute del corpo e della mente.

In genere crediamo che un dato maestro, yogi ecc. sia una persona particolare, illuminata, ma in realtà il suo cervello è come quello di chiunque altro, solo che è stato allenato in modo diverso, fino al punto da essersi riplasmato.

Tutti noi, in realtà, possiamo modificare il nostro cervello allo stesso modo, ma non è necessario recitare dei mantra o studiare ebraico: è sufficiente passeggiare in un parco, stare in silenzio, danzare… L’importante è stare nello stato di presenza, nel qui e ora.

 

Erica F. Poli

 

Per conoscere i prossimi eventi con la dott.ssa Poli, vai questo link.

41. SPIRITUALITÀ… PRATICA!

41soffio
18/01/17

La parola “spirito” ha a che fare con “soffio”, con il respiro. Anche “anima” ha la stessa radice, perché viene da “animus” anch’essa collegata al respiro, al soffio vitale.

Dentro di noi c’è qualcosa che respira, che è un soffio vitale, un vento interno, che ci accompagna sempre e fa di noi degli esseri che sono animati.

È qualcosa di sottile e nessuno ci può insegnare il modo in cui agisce in noi. L’unica via per scoprirlo è quella dell’esperienza, ecco perché la spiritualità può essere solo vissuta. La spiritualità è la percezione di questo soffio impalpabile che ha il suo senso anche se non lo comprendiamo.

Invece di aspettare consigli e indicazioni da fuori, proviamo a stare un po’ di tempo, ogni giorno, a contatto con quello che respira dentro di noi.

 

Trovate tutti gli eventi con la Dott.ssa Erica F. Poli a questo link (nuovi eventi in arrivo).

 

 

40. PERCHÉ IL MIO GURU NON È MEGLIO DEL TUO?

40
2/01/17

In genere tendiamo a confrontare la nostra strada con quella degli altri, e siamo convinti che la nostra scelta, soprattutto nell’ambito di un percorso spirituale, sia migliore rispetto a quella altrui.

In realtà nessun guru è meglio di un altro guru, perché il guru semplicemente… non esiste.

Il “guru” è una facoltà che esiste dentro di noi, legata all’intuizione, alla comprensione istantanea.

Quando guardiamo un guru fuori di noi, stiamo guardando qualcosa che risuona con noi, stiamo guardando la nostra parte illuminata, che esiste allo stesso tempo con la nostra parte non illuminata.

 

 

Erica F. Poli

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39. LIBERI DAL PASSATO

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2/12/16

In genere si pensa che il passato crei le difficoltà del presente e che le ragioni del malessere del presente risiedono nel passato.

Questo può far credere che una volta che si trovi il “perché” di un malessere, una volta che “capiamo” da dove arriva, allora il malessere se ne andrà. Ma non sempre, infatti, accade così.

Possiamo avere a che fare con i ricordi in due modi: cercando di analizzarli il più possibile, oppure semplicemente accogliendoli quando si presentano.

In quest’ultimo caso, diamo al ricordo la possibilità di agire in qualche altra parte dentro di noi, facendo rivivere sensazioni ed emozioni nel momento presente. Grazie all’ascolto del nostro corpo e del nostro sentire in quel momento, lasciamo che la potenza evocativa del ricordo agisca dentro di noi.

Questo modo di avere a che fare con i ricordi non riguarda il perché ma il come, cioè come stiamo in questo momento.

Per essere liberi dal passato, smettete di pensare al perché o di giudicare quello che è stato. Lasciate che il passato riposi e affidatevi a quell’intelligenza più grande che saprà come e quando riproporre le immagini del passato se sarà necessario.

 

Erica F. Poli

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38. IMPARA A DIRE DI NO

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21/11/16

Per molte persone dire di no non è facile.

Diciamo di sì per paura di deludere gli altri, di essere giudicati o di perdere un’opportunità. E diciamo di sì quando non abbiamo ben chiare le motivazioni per dire di no.

Ma quando diciamo di no, non stiamo deludendo qualcuno, stiamo invece dicendo di sì alla nostra realizzazione.

Ne parliamo in questa puntata video di Liberi Tutti…

 

Erica F. Poli

 

 

37. I PROGRAMMI MENTALI

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7/11/16

Ben ritrovati con una nuova puntata video di “Liberi Tutti”.

Oggi parliamo di “programmi mentali”.

Ci sono due categorie di persone: quelle che reagiscono, che seguono schemi e copioni in base al proprio programma mentale. E quelle che agiscono, cioè non si affidano al pensiero come mezzo principale per gestire l’esistenza, ma si affidano alle immagini, ai sogni, alle percezioni, al corpo… che funzionano nel momento presente e non per programmi mentali.

Una volta che abbiamo individuato un programma o un copione, possiamo scegliere di modificarlo, restando comunque assoggettati a un altro programma, o andare oltre. Il modo migliore di andare oltre è far sì che il pensiero smetta di essere l’unica guida della nostra vita.

 

36. DIFENDERSI DALLA MANIPOLAZIONE

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21/10/16

Sono i manipolatori che ci manipolano, o siamo noi a farci manipolare?

A volte il nostro bisogno di avere risposte e consigli, e di far fare agli altri le scelte che dovremmo fare noi, ci espone alla manipolazione.

Ne parliamo in questa quarta puntata di Liberi Tutti:

Colgo l’occasione per ricordarvi che trovate tutti gli eventi da me condotti o ai quali partecipo a questo link.

Erica F. Poli