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Eloisa… colei che andò oltre l’Amore – I

Eloisa... colei che andò oltre l’Amore - I

Eloisa, specchio di un sentimento profondo, certo e assoluto, è una donna scevra da qualunque servilismo o convenzione, capace di un Amore libero, incondizionato, il cui fuoco purifica l’Anima e immortala coloro che lo attraversano, al di là di ogni tempo. Prima parte.

“Ti ho amato di un amore sconfinato…
La mia anima non era con me
ma con te, e se non era con te
non era in nessun luogo…”

Ci sono incontri , nella vita, irrinunciabili… incontri che sembrano già preesistere alla tua stessa volontà, fissati in un percorso fenomenologico, figure già depositate lungo il sentiero universale dell’evoluzione interiore, gradi di una via già tracciata e spianata… incontri in attesa di te… Possono essere persone, accadimenti, eventi, sentimenti, ma anche libri, personaggi…

Eloisa, per me docente pervicace di materie umanistiche, è stato l’ultimo dei tanti incontri che da anni fanno incursione nella mia vita professionale e personale, vere folgorazioni che attraversano la mia carne… Ella , in virtù della potenza della sua passione indomita verso l’amato, ha avuto il potere sottile di seducere la mia mente e di commuovere il mio cuore, poiché la forza del sentimento che Eloisa esprime, anche con violenza, sa risvegliare emozioni segrete e intime, mettendo in moto il composito, contraddittorio universo sentimentale verso una sofferta riflessione personale… il potere dello specchio!

Ma chi è veramente Eloisa?… il suo nome è indissolubilmente legato a quello ben più famoso di Abelardo, divenendo exemplum immortale di coppie celebri per il loro impossibile amore… Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta, Abelardo ed Eloisa… e la sua figura è sempre passata in secondo piano rispetto alla grandezza, alla fama, alla determinazione del fascinoso maestro di dialettica, uno dei più significativi filosofi della Scolastica medievale, da lei amato fino alla morte… Ma se si ha la fortuna di imbattersi nella lettura delle Lettere che costituiscono il carteggio tra i due amanti dopo la dolorosa e definitiva separazione, il lettore può davvero sperimentare la convinzione personale che certi libri non siano solo da leggere, ma da vivere, poiché solo così leggere diviene viaggiare, viaggiare nel mistero del libro e dentro sé stessi… non potendo infatti sottrarsi al fascino e alla forza che sprigiona tale straordinaria creatura che fece dono assoluto di sé all’uomo che tanto amava, diviene inevitabile innamorarsi di Eloisa, la cui singolare levatura viene così a surclassare quella dello stesso Abelardo…

Oggi, nella quiete del cimitero parigino di Père-Lachaise, i due amanti riposano insieme… una leggenda racconta che quando nel 1164 il corpo di Eloisa fu calato nella tomba accanto a quello dell’amato sposo morto vent’anni prima, lui aprisse le braccia per accogliere e cingere quel corpo tanto atteso ”Ed aspettarti per un abbraccio definitivo ed eterno fino al giorno del giudizio divino”… L’ombra e la dolcezza di un’arbore amica proteggono il loro sepolcro e sembrano raccontare al viandante le note dolorose e intense della più grande storia d’amore del Medioevo, una storia che ha i toni drammatici e foschi di una tragedia shakespeariana, ma allo stesso tempo la dolcezza lirica e la commozione che solo un amore incondizionato e assoluto può sprigionare…

Era bella Eloisa, la più bella e acculturata studentessa dell’università di Notre-Dame a Parigi, nipote del canonico Fulberto con cui viveva, in quanto orfana. Alta e di belle proporzioni, occhi azzurrissimi, la fronte ben incurvata e armonizzata con le altri parti del viso, con una mascella adornata di bianchissimi denti… Avvenente, dunque, ma anche dotata di grande vivacità intellettuale e profonda intelligenza, colta al punto tale da tener testa agli uomini nei ragionamenti dialettici…” Se per aspetto non era tra le ultime, per la profonda conoscenza era la prima; ella godeva di grande prestigio perché è molto raro trovare in una donna una simile conoscenza delle discipline letterarie. Per questo il suo nome veniva ripetuto in tutta la Francia”. Dunque, Eloisa è la prima donna intellettuale del Medioevo, parlava di Didone, di Cornelia con un latino raffinato ed elegante… le immagini le sbocciavano come fiori sulle labbra…”poteva esprimere la musicalità di Virgilio o il brio quasi volgare di Giovenale, l’eleganza di Orazio, la tristezza di Ovidio…” (A.Audouard, Addio mia unica)

La sua fama giunse ad Abelardo, il filosofo rivoluzionario ed anticonformista, l’altro versante del Medioevo, altero e superbo, amato e ricercato, consapevole del fascino che esercitava in virtù della sua eloquenza e del potere della sua parola…”infiammato dall’amore per questa fanciulla, cercavo un’occasione per conoscerla” (Lett.I,52) Abelardo, infatti, che fino a quel momento aveva sempre vissuto castamente (io che fino ad allora avevo condotto una vita di continenza), pensò di legare a sé la bella e famosa Eloisa con uno stratagemma: farsi assumere come insegnante da Fulberto che, in piena fiducia e con orgoglio, gli affida la nipote come allieva…

Così, la prima immagine con cui Eloisa si fa incontro al lettore è quella di una giovane di singolare bellezza che, avvolta in un manto azzurro, un fiore d’oro sui lunghi biondi capelli, unica femmina in mezzo a una folla di studenti, in un giorno di primavera del 1116 attende con emozione e trasalimento l’arrivo del Maestro Pietro detto Abelardo… L’Ile de Paris è in fermento, gli studenti di Notre-Dame hanno colorato il cielo con il lancio in aria del loro berretti, la notizia è dilagata in un attimo: ”Arriva, finalmente arriva, finalmente Abelardo verrà!”… il lettore è immediatamente catturato dalla perizia psicologica di Eloisa che, con abile capacità di scandaglio interiore, descrive l’emozione che la paralizza e la trepidazione che le fa tremare i polsi… Sembra davvero presentire l’incontro fatale di due anime profonde, due nature singolari ed eccessive, votate alla beatitudine e nello stesso tempo alla perdizione… la lettera in cui Eloisa ricorda quel giorno è un vero capolavoro di poesia, un esempio di sublime letteratura romantica, dove, con il fuoco della sua scrittura, dimostra come in un’epoca in cui solo Dio poteva essere oggetto di un amore smisurato, proprio una donna era in grado di andare oltre, ebbra d’amore per un uomo e di fare di quel sentimento un mito, una leggenda, un archetipo di riferimento assoluto per tutti gli amanti a venire… c’è subito, fin dalle prime note, la presa di coscienza che quell’amore sarà immortale… Si insinua già in lei il malessere della gelosia, al pensiero di tutti i cuori che Abelardo ha infranto; bello da togliere il respiro, era tale il suo fascino che tutte si giravano a guardarlo “tanto il collo gli rimaneva anchilosato all’indietro”… donne innamorate non solo per la sua fama di ribelle maledetto e perseguitato, ma anche per le sue celebri canzoni d’amore cantate sotto le finestre alle ragazze, così intense da farne un mito, un eroe. E’ per Eloisa una vera paralisi del cuore e della mente, nella prepotente consapevolezza che Abelardo è già diventato il sangue nelle vene, l’aria che respira… ”Finalmente eri qui…e oltrepassando le mura che cingevano l’Ile, fiero e sicuro di te, ti consideravi l’unico filosofo della terra” Negli occhi del bretone trentacinquenne la giovane donna vede guizzare l’oceano immenso, inesauribile fonte di vita e di morte, che tra le piogge e le maree possenti leviga le granitiche coste…”ma al di là delle rosse scogliere, appena alle spalle delle spiagge di bianche conchiglie e di friabile bionda arenaria, ecco aprirsi e allargarsi d’incanto un paesaggio dolce, ondulato, verde, gentile, profumato di rododendri e di ortensie, di eucalipti, mimose, camelie… E non c’è più vento, non infuria mai la tempesta. Mi bastò ascoltarti una volta. La tua parola mi penetrò come una fiamma luminosa e compatta, incendiando il mio cuore. Iniziava così la nostra d’amore”.

La passione divampa,  bruciante, irrefrenabile e imperiosa… Eloisa riesce a dispiegare con toni moderni e commossi le pieghe più recondite di quel sentimento, i recessi più inconfessabili di un amore profondo e complesso “Ci amavamo dappertutto, in ogni momento… avevamo sete e fame di noi. Non riuscivamo a staccarci. Furono ore, giorni, mesi di assoluta felicità. Aprivamo un libro, ma più che di filosofia parlavamo d’amore. Il mio corpo aveva acceso i tuoi sensi. Eravamo sconvolti dal desiderio” Come non avvertire e raccogliere con gratitudine il commosso incanto del cuore che giunge fino a noi, lettori moderni, pieno di suggestione? ”E se in amore si poteva inventare qualcosa di nuovo noi lo inventammo. Non eravamo mai sazi: il piacere provato era tanto più grande perché non lo avevamo mai conosciuto. Del tuo smarrimento, dello sperdimento in cui ti aveva abbandonato l’amore, io ero felice: una bambina eccitata dalla trasgressione che compiva in segreto e con te. Ti amavo tanto da sentirmi persino capace di fare a meno di te. Avevi composto i Carmina Amatoria per me, che subito erano diventati popolarissimi: li sentivo cantare dappertutto… come in uno specchio illuminato dal sole, io vedevo me stessa, amatissima amante”. Colpisce la forza della parola che Eloisa  sa orientare con pregnanza dentro il campo semantico dell’eros, esprimendone gli aspetti, le sfumature, le note più brucianti, a volte velatamente, a volte gridando tutto il dolore del ricordo indomito e privo di pudore con blasfema sincerità e immutato ardore… e nello stesso tempo stupisce la sottile capacità di correlare quella potente e mai sopita passione all’universo più articolato dell’amore che lei sa davvero cogliere in tutte le sue implicazioni: possesso, gelosia, egoismo, ma soprattutto purezza di sentimenti assoluti che sa trasformare la passione carnale in echi di suprema bellezza spirituale.

A questo punto anche il lettore scopre dentro di sé un mondo che non sapeva di possedere e, non potendo più tornare indietro, ripercorre in drammatica empatia tutte le tappe dell’infelice storia dei due amanti e del loro tragico destino… La separazione forzata, causa le chiacchiere, i pettegolezzi e le gelosie, l’impossibilità di resistere al non vedersi, il bisogno di continuare a perdersi in quell’amore (la consapevolezza dell’irrimediabilità dello scandalo ci aveva reso insensibili allo scandalo stesso), la scoperta di essere incinta, la fuga dei due amanti presso la sorella di Abelardo e la nascita del piccolo Astrolabio -colui che abbraccia le stelle-; il dolore della fuga e la vergogna del disonore per lo zio Fulberto, la richiesta di perdono da parte di Abelardo dichiarandosi disposto a sposare Eloisa, anche se segretamente, poiché, essendo un chierico, per poter continuare a insegnare, doveva tenere nell’ombra la moglie… Si ferma il lettore, a questo punto, a leggere quasi con incredulità le motivazioni addotte da Eloisa a far sì che Abelardo desista dal proposito del matrimonio… Eloisa non vorrebbe sposarsi, in nome della purezza assoluta dei sentimenti, in nome dell’‘amore incondizionato” affrancato da vincoli angusti, espressione diretta dell’eros che per non essere svilito a routine, deve essere sottratto alle catene delle regole e delle convenzioni… un modo di pensare poco medievale!: ”Quante lacrime verserebbero coloro che amano la filosofia a causa del matrimonio! Cos’hanno in comune le lezioni dei maestri con le serve, gli scrittori con le culle, i libri e le tavolette con i mestoli, le penne con i fusi? Come può chi medita testi sacri e filosofici sopportare il pianto dei bambini, le ninne-nanne delle nutrici, le folle rumorose dei servi?A una donna innamorata il nome di sposa può apparire addirittura santo, ma pur di vederti libero, a me sarebbe bastato quella di amica, amante. Se non ti offendi mi sarei accontentata di chiamarmi addirittura la tua sgualdrina… In te ho cercato solo e amato solo te, ho desiderato solo te, non ho voluto soddisfare la mia volontà e il mio piacere, ma te e il tuo piacere, lo sai bene”. E ancora ”Alla fine però sei riuscito a impormi la tua volontà: ti avrei sposato. Piangendo tra le tue braccia, avevo sussurrato: ’Non ci resta che perderci l’un l’altra, e soffrire ancor più di quanto non abbiamo amato’. Presentivo una tragedia imminente”.

Continua

Vai alla seconda parte.

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