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La Cabala ebraica

La Cabala è un insieme di conoscenze e dottrine esoteriche racchiuse nelle Sacre Scritture, e che mostrano all’uomo il percorso verso il Divino.

Tra il XII e il XVII secolo, in Europa, in particolare in Spagna e in Francia, ha iniziato a circolare quella corrente mistica dell’ebraismo che si ispira alla Cabala o Qabbalah. Quest’ultimo termine deriva dal verbo Qabol che in ebraico significa “tradizione, ricezione”. La Cabala è dunque un insieme di conoscenze e dottrine esoteriche raccolte e descritte per la prima volta in senso compiuto nello Zohar, il Libro dello Splendore, redatto intorno al 1270 da Rabbi Simeon Bar Yochai. Si tratta di un testo, in lingua aramaica, compilato con uno stile metaforico. Un altro importante documento legato alla tradizione cabalistica è lo Sefer Yetzirà, il Libro della Formazione, strutturato in una serie di paragrafi, riguardanti la dimensione spirituale e mondana.

La Cabala tende alla conoscenza attraverso la contemplazione e la comprensione del mondo. Non solo spiega le varie fasi della creazione, lo scopo della vita e il rapporto con il Divino, ma fornisce anche una serie diinsegnamenti rivolti alla dimensione spirituale. Oggetto di studio sono soprattutto i primi cinque libri della Bibbia (Genesi, Esodo, Levitino, Numeri e Deuteronomio), che vengono interpretati decifrandone le simbologie e le immagini raccontate nelle narrazioni. Chiamati anche Pentateuco, formano laTorà ebraica, scritta da Mosè su ispirazione divina, contenente le leggi del popolo ebraico, tra cui i Dieci Comandamenti.

Il sistema allegorico delle Sacre Scritture è sintetizzato nel cosiddetto Albero della Vita. Si tratta di un diagramma simbolico formato da dieci entità, chiamate sefirot, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro. Sefirot indica il plurale della parola sefirah (uno dei concetti centrali della dottrina cabalistica), traducibile come “calcolo, numerazione”. Le sefirot esprimono importanti concetti metafisici: alludono infatti all’energia divina e indicano i nomi designanti i poteri di Dio. Rappresentano al contempo i dieci principi basilari in grado di dare senso e compiutezza al caos e alla complessità dell’esistenza umana.

Ogni sefirot ha un nome proprio: Kéter (corona), è la più vicina a Dio; Bináh(scienza o conoscenza); Khokhmáh o Hokmah (saggezza); Gevuráh o Geburáh(forza) e Khésed o Hésed (misericordia o pietà) si trovano al terzo livello; seguono Tiféret (bellezza); Hod (gloria) e Nétzah (eternità o vittoria); Yesód(fondamento o fondazione); Malkút (regno), è la più vicina all’uomo. Esse costituiscono dunque l’Albero della Vita, descrizione simbolica della creazione dei mondi.

Secondo la dottrina cabalistica, vi sono quattro universi o livelli di realtà distinti, chiamati: Atzilút (emanazione), Beriáh (creazione), Yetziráh(formazione) e Asiyáh (realizzazione). Il mondo dell’Atzilút è il più vicino a Dio ed è governato solo da forze immateriali.

L’Albero della Vita tratteggia anche due percorsi: il cammino di discesa, lungo il quale le anime hanno raggiunto la loro forma attuale, e quello di risalita, attraverso cui il creato ritorna all’unità del “grembo del Creatore”, come afferma una nota espressione cabalistica. È per il tramite dell’Albero della Vita che l’energia divina, scorrendo lungo le sefirot, nutre le creature sulla Terra. I tre pilastri che lo costituiscono corrispondono all’Amore (destra), alla Forza (sinistra), e alla Compassione (centro). I primi due rappresentano anche le polarità del maschile e del femminile. Uno dei più importanti insegnamenti presenti nella dottrina cabalistica è proprio quello di tendere verso l’integrazione degli opposti.

Fonti:
Gershom Scholeme, La Cabala, Edizioni Mediterranee
Elizabeth Clare Prophet, Cabala. La chiave del potere interiore, Armenia.

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