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Lo Yoga kashmiro

Un’antica via tantrica insegna come manifestare la totalità della propria essenza attraverso la libera espressione del corpo, della mente e delle emozioni. L’obiettivo è quello di congiungere la parte spirituale dell’Essere con il principio divino dell’Universo.

In India, Tibet, Nepal e nel Kashmir si è sviluppato in epoca remota un percorso yogico che insegna l’arte di vivere in armonia con il corpo e con la dimensione spirituale, chiamatoTantra. In Occidente, questo termine e ciò che rappresenta sono spesso fraintesi. Viene infatti considerato e paragonato a una via sì legata allo yoga, ma orientata esclusivamente all’espressività fisica.

Sicuramente il Tantra, che non è né una religione, né una filosofia, a differenza degli altri percorsi yogici attribuisce molta importanza alla conoscenza e al coinvolgimento totale del corpo. In realtà, i riti e le pratiche rivolte a questo aspetto costituiscono solo una parte minoritaria e sono comunque attuati con il fine ultimo di evolvere spiritualmente e di far affiorare pienamente il potenziale di ogni essere umano. La via tantrica insegna a percepire e a esprimere in modo totale l’Essere, dilatando i sensi, la mente e l’anima.

La parola Tantra deriva dalla radice tan che significa “espansione”, “totalità”. Il termine indica inoltre la “trama di un tessuto” e vuol dire anche “libro”. Tantradenota quindi un compendio di conoscenze tecniche e spirituali. È al contempo un approccio energetico che utilizza mantra (parole sacre dal forte potere vibratorio che riequilibrano l’energia interiore e rilassano la mente), rituali, esercizi di respirazione e meditazione. Vi sono diverse tradizioni tantriche di origine buddhista e induista.

Uno dei sistemi meno conosciuti è quello trasmesso dallo Yoga Shivaita kashmiro, della via chiamata Pratyabhijna (traducibile come “riconoscimento spontaneo del sé). Questa corrente riconcilia la parte spirituale e quella terrena dell’uomo utilizzando i sensi e privilegiando l’azione. L’essenza divina di ogni individuo emerge riconciliando le parti che compongono la natura umana: il corpo, la mente, le emozioni, lo spirito.

Lo Yoga Shivaita kashmiro risale all’epoca della civilizzazione della Valle dell’Indo. Ha una storia di oltre seimila anni. Questa corrente ha dato vita a una serie di testi filosofici, poetici e scientifici redatti soprattutto tra l’ottavo e il tredicesimo secolo. Il più importante è il Tantraloka dell’undicesimo secolo scritto da Abhinavagupta, una delle figure più autorevoli dello shivaismo kashmiro. Il Tantraloka (in cui il termine loka si riferisce sia al mondo tantrico nel suo complesso, sia all’insieme delle tecniche e dei riti praticati) è un manuale pratico di mistica che spiega i principi e le tradizioni tantriche.

Abhinavagupta in uno dei suoi scritti ha affermato: “Poniti fuori dalla progressione spirituale, fuori dalla contemplazione, fuori dall’abile loquacità, fuori dalla ricerca, fuori dalla meditazione sulle divinità, fuori dalla concentrazione e dalla recitazione dei testi. Dimmi, qual’è la Realtà assoluta che non lascia spazio ad alcun dubbio? Ascolta bene! Smetti di aggrapparti a questo o a quello, e restando nella tua vera natura assoluta, gioisci tranquillamente della realtà del mondo”. In questo pensiero, viene sintetizzata la natura dello Yoga Shivaita kashmiro. Suggerisce infatti di “rimanere nella propria natura”, perché secondo la via tantrica non c’è nulla da modificare nell’Essere, dato che la vera Essenza e la Coscienza si possono manifestare solo nella piena libertà. I maestri tantrici affermano “Tu sei ciò che sei”.

Daniel Odier è tra i più noti esponenti dello shivaismo kashmiro. Insegna la tradizione Kaula del tantrismo kashmiro, che risale ai Mahasiddhas, in particolare a Matsyendranath, autore del Kaulajñananirnaya tantra.

Dopo il suo viaggio in India, nel 1968, ha appreso prima gli insegnamenti del maestro Kalou Rimpoché, per poi essere iniziato alla vera esperienza tantrica dalla yogini Lalita Devi. È ormai da oltre dieci anni che Odier conduce seminari volti alla conoscenza di una forma di yoga quasi scomparsa ai nostri giorni, chiamata Tandava una pratica in tre tempi che mette in connessione la seduta meditativa con il movimento dello shivaismo kashmiro. Insegna principalmente il Mahamûdra (il grande movimento cosmico) nella sua forma originale, antecedente all’esportazione in Tibet.

L’insegnamento kashmiro del Mahamûdra insiste soprattutto sulla realizzazione del corpo spaziale attraverso l’abbandono di tutti i sistemi, di tutti i dogmi e di tutti i concetti. “C’è in questa via un lavoro molto interessante sulle emozioni che si autoliberano nello spazio del Cuore, anche le cosiddette emozioni negative, come la paura, la collera, la gelosia, che vengono affrontate direttamente, senza trasformazione”, afferma Odier.

I seminari alternano dunque Tandava (la danza di Shiva-Shakti), l’insegnamento di Mahamûdra, il lavoro sulle emozioni, le visualizzazioni e le sessioni di domande-risposte. Nei vari incontri Odier sottolinea come questo percorso yogico riconosca alla donna un ruolo centrale. Il Tantra, nel suo complesso, considera il femminile la personificazione della saggezza e l’energia della coscienza.

Nel linguaggio tantrico si parla a questo proposito di Shakti, la Dea che simboleggia la compassione, la bellezza, l’amorevole gentilezza. Esprimere devozione alla Dea Shakti significa riconoscere il potere della coscienza individuale e il potere di trasformazione che rappresenta. L’unità dell’Essere avviene con l’unione di Shakti e di Shiva (che rappresenta il principio divino maschile). La manifestazione autentica della coscienza individuale si sperimenta quando avviene questa unità, tra la parte femminile e quella maschile.

Lo Yoga kashmiro non prevede particolari asana (posizioni) per giungere all’unità della coscienza, ma pone piuttosto l’attenzione sul controllo della respirazione e sulle visualizzazioni (immagini piacevoli create nella mente). Una delle pratiche iniziali per avvicinarsi a questo percorso consiste nella cosiddetta “non-meditazione”, seduti su una sedia o nella classica postura del “fiore di loto” con le gambe incrociate, concentrando la propria attenzione sul respiro, lasciando che la mente si fermi e si calmi. Questa e altre tecniche sono ben spiegate nei testi di Odier, a cui ci siamo ispirati come principale fonte.

Fonti:

Daniel Odier, Tantra: L’inziazione di un occidentale all’amore assoluto, Ed. Corbaccio;
Tantra Yoga. Guida Pratica del Tantra e della conoscenza suprema, Neri Pozza Editore; 
Desideri, passioni e spiritualità
, Anima Edizioni;
David Frawley, Tantra Yoga, Edizioni Il Punto d’Incontro
Pandit Rajmani Tigunait, Il tantra svelato, Edizioni Il Punto d’Incontro.

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