Dipendenze affettive

 

Intervento di Jolanda De Respinis per il ciclo di serate “Femminil-Mente” (Milano, marzo 2014)

Tra gli argomenti:

Restare sempre “in porto” rischia di allontanarci dalla vita. Anche il non avere la possibilità di attraccare durante le tempeste ci espone a pericoli. La via di mezzo significa poter lasciare il porto quando si ha voglia e tornarci non per costrizione, ma per volontà propria.

Tutte le dipendenze hanno come minimo comune denominatore il colmare un vuoto esistenziale.

Per uscire dalla dipendenza è necessario fare un salto, passando dalla modalità “bambino” a quella “adulto”.

Tra madre e figlio si verificano alcuni tipi di attaccamento.
1) attaccamento sicuro, dove la madre ha soddisfatto le esigenze del bambino il quale formerà una personalità sicura.
2) Attaccamento ambivalente, dove la madre è stata a volte opprimente e a volte assente. Da adulta la persona con questo tipo di madre cercherà un partner ambivalente.
3) Attaccamento evitante. La madre in genere è anaffettiva. e l’adulto tenderà a sviluppare una personalità evitante, che ha difficoltà a rapportarsi e a mettersi in gioco.

La scelta del partner non è casuale ma è condizionata dal nostro vissuto nell’infanzia. potremmo imitare la relazione dei nostri genitori oppure cercare degli opposti.

I dipendenti affettivi, hanno l’idea dell’amore come di un solo binario.

Nell’amore completo e maturo, c’è impegno, intimità, passione. E rispetto.

E’ solo stando da soli, soprattutto dopo una relazione finita male, che possiamo riprendere il “possesso” di noi. Quando raggiungiamo la sicurezza di poter sopravvivere da sole, facciamo un passo avanti e siamo pronte a vivere nuove relazioni in modo più sano.

Il profilo del dipendete affettivo:
fa fatica a riconoscere i propri bisogni;
ha la convinzione che per essere amati bisogna sacrificarsi;
ha paura di cambiare.

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