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Conflitti – Istruzioni per l’uso

 

Conferenza di Tiziana Fragomeni, dedicata al suo libro Conflitti – Istruzioni per l’uso, Anima Edizioni (Milano, novembre 2014)

Libro-Conflitti-Fragomeni

Tutte le vittime si fanno la domanda: “Perché proprio io? Perché hai scelto me?” Ma è una domanda a cui nessun processo potrà dare risposta.

Lo strumento della mediazione penale, della giustizia riparativa, permette di creare uno spazio dove la vittima può ottenere una risposta, una riparazione simbolica.

Il mondo dei diritti è importante, ma è importante aiutare le persone anche senza inserirle nello schema del conflitto.

Il conflitto, quando entra in un tribunale, non finisce con una sentenza.

Riguardo il conflitto, individuiamo due principali “scuole di pen siero”:

1. Cedere e rinunciare a entrare nel conflitto. Ma resterò frustrato internamente.

2. Entrare nel conflitto per difendersi a ogni costo. “Vita mia, morte tua”.

Sono due visioni che parlano di un mondo fatto di o-o, o questo o quello: un codice binario e separativo.

Esiste in realtà una terza opzione, una modalità alternativa al “o vinco o perdo”. Questa realtà è data dalla “mediazione”.

Il mediatore è un professionista formato alla gestione dei conflitti e che è consapevole di come si sentono i litiganti.

Tutte le storie sono punti di vista che hanno diritto di esistere.

Il conflitto è una assenza di conoscenza di cosa sia il conflitto, di come funzioniamo nel conflitto e di quali dinamiche esso inneschi.

L’aspetto emozionale del conflitto è perturbante e accresce la frustrazione o i sensi di colpa.

Il conflitto è una danza, se la accettiamo significa che entriamo nella sua trappola. E ciò accade in due modi, come detto: o reagendo aggressivamente o subendo.

Nel conflitto, l’altro attacca la nostra identità, il nostro ruolo, la nostra immagine, e chi l’altro pensa che noi siamo. E’ l’ego quello che si sente attaccato e minacciato.

Nel conflitto escludiamo, giudichiamo, occupiamo spazio solo per noi. Non possiamo eliminare l’ego, ma possiamo trasformarlo, agendo l’osservazione, la giustificazione cioè il comprendere, e l’espandere il proprio punto di vista.

Il conflitto può essere un’opportunità per ampliare la conoscenza di noi stessi nella relazione con l’altro.

Nella mediazione non si lavora sulle richieste e sui voglio, ma sui veri motivi sottostanti, sui bisogni.

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