1. Difenderti quando ti senti indifeso

 

“Nonostante tutto… il meglio deve ancora arrivare” è un ciclo di 11 pillole-video che la Dott.ssa Erica F. Poli ha dedicato a questo particolare periodo. Ecco la prima pillola, dal titolo “Difenderti quando ti senti indifeso”.

In un momento storico come questo, è facile sentirsi indifesi.

Siamo in una situazione in cui il nemico appare invisibile, nel senso che non può essere circostritto perché può trovarsi ovunque. Vediamo, inoltre, il disfacimento di tantissime certezze che avevamo e su cui ci eravamo appoggiati.

Esiste un modo per difendersi e attivare difese quando ci sembra che non ci siano difese? La risposta è sì.

Il primo punto è imparare e calmare il sistema nervoso autonomo.

Se lo stress è cronico e continuo (come accade durante l’attuale bombardamento mediatico), provoca come un cortocircuito del sistema nervoso autonomo, cosa che provoca la perdita del senso di padronanza e della centratura.

Mai come in questo momento, invece, abbiamo bisogno di mantenere i nervi saldi.

Nel libro “Anatomia della coscienza quantica” (Anima Edizioni) si invita ad “accettare la diagnosi, ma rifiutare la prognosi”.

La negazione di una condizione avversa non porta nulla di buono e può provocare autosabotaggi. Accettare la diagnosi significa accettare la criticità in cui ci troviamo, senza negarla o viceversa senza avere reazioni di ribellione.

Rifiutare la progonosi significa non credere in modo cieco alle previsioni fornite, alle letture date continuamente e ai bombardamenti non solo di notizie ma anche di apparenti verità che ci vengono continuamente comunicate. Possiamo invece esercitare il potere e l’autonomia di un cervello pensante, che può raccogliere le informazioni e scegliere come valutarle, esercitando la libertà di pensiero.

Viktor E. Frankl è uscito sano di mente dai lager, perché ha continuato a esercitare l’autonomia di pensiero ed è rimasto concentrato sulle sue percezioni al di là di quello che gli veniva comunicato dall’esterno. Questa libertà interna non è ribellione, ma esercizio di un discernimento interiore, che tuttavia è possibile tanto più riusciamo a non farci sopraffare dallo stress.

Per pensare con la propria testa ci vuole infatti il tempo e il campo adatto. Una tecnica per fornirci questo campo è quella di soffermarsi sulla respirazione. È un esercizio semplice ma potente.

Mai come adesso è stato bello respirare e prendere un boccata d’aria. Ora, per calmare il sistema nervoso autonomo e ritrovare la nostra logca interna, possiamo usare la respirazione.

Con le mani copriamo le orecchie. Se vogliamo, chiudiamo anche gli occhi, e poi, semplicemente, lasciamo fluire il respiro. In questo modo riusciremo a sentire dall’interno il suono del respiro, il che agisce in modo immediato sul sistema nervoso autonomo.

Abbiamo dunque delle difese anche quando sembra che siamo indifesi, e tali difese si manifestano nell’esercitare la nostra libertà di pensiero. Il pensiero e il punto di vista cambiano le cose. Quando non accettiamo automaticamente la prospettiva che ci viene fornita, ma ci apriamo a nuovi punti di vista, possiamo attivare ulteriori risorse.

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