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Cosa ho imparato dalla vita

“Ma chi sono io? Cosa sono esattamente io?” Mentre mi tormentavo con questi interrogativi non potevo immaginare quanto queste domande sarebbero state fondamentali a tenere viva una tensione verso una verità taciuta e dimenticata.

 

Venerdì 11 settembre 2020. Sessantasei anni, lune o primavere, che dir si voglia, che sono in questo corpo, su questa terra. Quel giorno riflettevo su cosa è successo, e sta succedendo, nella mia vita, per come oggi intendo la vita. Certo, non ha niente a che vedere con quello che credevo una volta, o meglio, con quello che mi avevano fatto credere una volta, e che, purtroppo, convengo con disappunto, continuano a farci credere.

Non è pensabile che la vita sia credibile e veritiera così come ci viene raccontata da un’economia di mercato basata sul profitto e sullo sfruttamento indiscriminato di tutto e tutti, e che, proprio per questo, non contempla domande e verità scomode. Quelle domande sono state la mia salvezza, specie quando erano accompagnate dall’angoscia di non trovare conforto e risposte intorno a me, anche se mi facevano sentire inadeguato, diverso, fuori dal coro.

All’inizio era solo la sensazione che ci fosse dell’altro, e mi chiedevo frequentemente: “Ma chi sono io? Cosa sono esattamente io?” Mentre mi tormentavo con questi interrogativi non potevo immaginare quanto queste domande sarebbero state fondamentali a tenere viva una tensione verso una verità taciuta e dimenticata.

Vero è che se ci poniamo delle domande sarà più facile trovare qualche risposta, che magari, per assurdo, ci fa capire che non dovremmo farci troppe domande, ma limitarci a vivere così come ci viene, naturalmente. Che è cosa ben diversa dal non farsi domande e vivere secondo le regole di un sistema, la cui prerogativa è il condizionamento di massa, l’omologazione del pensiero, edulcorando la realtà con mille artifici ed effimere illusioni. Tant’è che la difficoltà più grande per l’individuo è rendersi conto di questa macchinazione, considerato che la troviamo in ogni ordine e in ogni dove, nonostante generi sofferenza e malessere. Sofferenza che il sistema contempla e cura, dove può e come riesce, con lo scopo di mantenere il suo potere e i suoi privilegi. Ecco perché la “presa di coscienza” è un atto di liberazione che restituisce dignità e diritto alla vita, ma anche condizione “sine qua non” per la propria salute e per il proprio benessere mentale.

Oggi non ho più dubbi di avere intrapreso la strada giusta, non solo per i tangibili miglioramenti che osservo nella mia quotidianità e nelle mie relazioni, ma anche per la serenità con la quale affronto le difficoltà della vita e la conseguente maggior facilità nel trovare soluzioni.

Sono solito ricordare alle persone, nel tentativo di aprire una breccia sia nel mistero sia nella realtà fenomenica, che l’unica cosa certa è che moriremo tutti, per cui, ogni nostra considerazione, per quanto logica possa apparire, sarà sempre e comunque relativa. Pur non sapendo esattamente cosa ci aspetti nell’aldilà, ritengo assai stupido attraversare la propria esistenza senza immaginare, ipotizzare, qualcosa di diverso da ciò che ci hanno inculcato in modo subdolo e tutt’altro che lecito. Penso che noi dobbiamo (dovremmo …) scoprire cosa siamo, o meglio, cosa possiamo essere: saggezza e amore.

Quando ci si libera dalle convenzioni, e soprattutto dalle imposizioni, nasce un altro modo di vedere le cose, che induce (come è successo al sottoscritto) a vivere in modo rilassato, decontratto, lasciando che avvenga ciò che deve, immaginando un disegno superiore che vuole il nostro bene, consentendoci sempre di sceglierlo o meno.

Quando ci si libera dalle convenzioni e dalle imposizioni ci si libera anche dalla paura, dalla rabbia e dalla colpa, che altro non sono che il risultato del “non rispetto” e del “non amore”. Sparisce anche il bisogno di prendersela con qualcuno o con qualcosa, perché si comincia a capire che tutto nasce, si manifesta e si risolve dentro se stessi.

Quando ci si libera dalle convenzioni e dalle imposizioni, si ha più riguardo per il proprio corpo, lo si cura e lo si nutre con l’attenzione e la responsabilità necessarie.

Quando ci si apre alla vita, non c’è bisogno che qualcuno ci dica cosa dobbiamo essere e cosa dobbiamo fare, perché sarà la vita stessa che ci indicherà il giusto: noi dobbiamo solo seguire i suoi insegnamenti.

Corrado Ceschinelli

Autore del libro Codice Vitariano (Anima Edizioni)

Sito web: www.corradoceschinelli.com

 

 

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