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La gentilezza

Oggi la gentilezza è un lusso che pochi possono ancora permettersi. La vita ci ha scagliati prepotentemente contro la follia dello sviluppo veloce, e resi vittime del tempo che fugge… Articolo di Simonetta Zoppo

 

La gentilezza è l’affermazione culminante della cura, che emerge quando siamo aperti nei confronti di tutta la creazione. Quando il nostro cuore è gentile rivolge la sua attenzione non solo a sé, ma all’intero Universo. Si muove con delicatezza e sensibilità nell’incontro con l’altro, e mentre percepisce il suo nucleo interno, si avvicina con rispetto, in punta di piedi, senza creare turbamento o sensazione di invasione. La gentilezza è il protendere verso la bellezza in sé delle cose del mondo, senza sciupare e violentare l’innocenza che risiede in ogni oggetto della natura; è un‘offerta di raffinata premura, di presenza amorevole e una disponibilità che non si ritira neanche di fronte all’incongruenza.

Essere gentili è un’arte che si impara cominciando da se stessi, e può nascere nel momento in cui ci rendiamo consapevoli del nostro valore di essere umani. Ogni individuo è una totalità potenziale, che emerge attraverso un processo di integrazione degli aspetti che contribuiscono alla complessità del suo essere. Se riconosciamo e accettiamo ogni frequenza che abita al nostro interno, siamo in contatto con la parte più gentile di noi, quella più accogliente. Siamo pazienti e generosi con noi stessi e stabiliamo un’autentica relazione, un dialogo profondo che coglie la forma più sottile della resa, quella di vincere la tentazione di accettare solo quello che sostiene la nostra idea di sé e di allontanare decisamente quello che può metterla in pericolo.

La gentilezza possiede il profumo della risoluzione dei disaccordi interni, una fragranza di soave armonia entro la quale risiede il suo intimo potere. Quando siamo avvinti dal suo calore è facile per noi porgere la mano all’altro, essere solleciti a risollevarlo rimanendo semplicemente in ascolto. Se da essa siamo stati riconsegnati alla nostra interezza, siamo in grado di vederla negli altri e accogliere le zone buie che altrimenti scorgeremmo come proiezioni delle nostre ombre irrisolte.

La gentilezza è morbida, flessibile, cedevole, accorta, paziente; è la forza che concilia ogni incomprensione e l’amorevolezza che cura. È connessione e comunione, non ha confini, non è separativa, non è giudicante, e agisce nell’assenza di sé. La gentilezza è la precisione del gesto quando non scivola indifferente e indolente, ma si sofferma. Gusta l’istante nella profondità dello sguardo che non superficializza l’azione, coglie i dettagli, le sfumature di cui poi diventa l’artefice consapevole. Elegantemente sicura di sé danza sulla vita e si posa su di essa e sfiora, e accarezza, e nutre, e poi danza e si muove ancora, leggera ed estatica, autentica ed eterna.

Nella gentilezza scopriamo la lentezza sapiente dei gesti, la spaziosità del cuore quando è vuoto di contenuti; la naturalezza del vivere; essa è la presenza di fronte alla reale natura delle cose, in assoluto ascolto, aperta e libera.

Oggi la gentilezza è un lusso che pochi possono ancora permettersi. La vita ci ha scagliati prepotentemente contro la follia dello sviluppo veloce, e resi vittime del tempo che fugge. La comunicazione è diventata priva di profondità, frettolosa, sciatta, disordinata, confusa, egocentrica, molto spesso aggressiva, reattiva, e conserva dentro di sé l’idea segreta di oggettivare l’altro per raggiungere una qualche forma di piacere.

Abbiamo dato il nostro assenso a rubarci il significato della nostra stessa vita, è successo senza che ce ne accorgessimo, siamo stati d’accordo perché abbiamo creduto a una promessa di felicità separatamente individuale e questo ci ha isolati dalla totalità e ha generato violenza nel nostro sistema. Abbiamo dimenticato che il cuore è inclusivo e nutre, ama e guarisce sempre ciò che avvicina. E il suo segreto riposto incita la personalità al ricordo e verso l’urgenza della scelta, così da poter recuperare il tempo sottratto, rallentare il cammino, coltivare un atteggiamento quieto e concentrato, e lasciare che l’amabile gentilezza caratterizzi e rivitalizzi la nostra esistenza.

Piccole cose, fanno grandi i nostri giorni, li rendono poetici e fecondi, e macerano strati di ferite per farne humus dentro il quale piantare i semi della nostra nuova vita.

Simonetta Zoppo

Aitrice del libro La via cristallina (Anima Edizioni)

 

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