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Il prodigio e la sua prova

Tutti possiamo vivere in modo prodigioso se abbiamo fede in qualcosa di immensamente più grande di noi e delle nostre capacità… Articolo di Enzo Comin

 

In un qualche modo, sono sempre stato rincorso dall’arte. Anche quando non sapevo che si trattava di arte e io la chiamavo “giocare”. Il giocare era un trovare modalità inusuali di fare cose ordinarie e un creare le regole quando ne facevo altre di apparentemente imprevedibili.

All’arte vera e propria mi sono avvicinato quando i miei compagni di giochi diventarono gli studenti dell’Accademia di Belle Arti. Così ho iniziato a frequentarne le lezioni, anche se non ne ero iscritto, e avrei provato a propormi come artista solo dieci anni più tardi, ormai trentenne. Fino ad allora ho indugiato perché non avevo capito ancora che tutto mi veniva stimolato da un sentimento di attrazione verso il mistero che so di avere fin dal mio più lontano ricordo. L’arte, infatti, è un veicolo per farmi procedere in questa fascinazione per l’ignoto, oltre a quanto potrei fare con una ricerca più formale grazie all’uso delle immagini invece che la semplice parola.

Credevo che l’attrazione per quanto c’è di misterioso fosse solo un passatempo della mia infanzia, soltanto ora vedo quanto invece mi abbia influenzato. Una vera e propria ricerca che ha dovuto travalicare proprio il convenzionale, tramite appunto l’arte, perché la verità non poteva trovarsi nel conoscibile e nel già scritto.

Quando ho deciso di emergere come artista, ho voluto esporre delle foto che avevo scattato dieci anni prima, ai miei compagni di “giochi” dell’Accademia. L’esito positivo che mi portò immediatamente all’attenzione di una galleria d’arte fu il primo indizio che in realtà quello che stavo facendo era totalmente collegato. Fin dalla curiosità da bambino verso lo sconosciuto. Tant’è che le elaborazioni fotografiche che eseguii in seguito mi fecero tornare alla memoria quanto esse fossero già nei miei pensieri infantili. All’epoca mio padre dipingeva e ovviamente impiegava vari giorni, anche settimane, per completare una tela sovrapponendo i vari strati di colore e infine i dettagli; il pensiero che mi venne quando lo guardavo era quello di voler ottenere lo stesso risultato ma in un istante. È così che, come si può vedere nel catalogo qui allegato, i miei interventi sulla pellicola o sulle foto stampate, oppure quelle scattate con macchine fotografiche modificate da me (come quella che compare sulla copertina del libro che ho scritto, Vangelo Pratico), hanno il fine di mostrare immagini fotografiche con un aspetto fantastico o espanso come si potrebbe se si dipingesse.

Quest’unico filo conduttore è pertanto anche presente quando ho avuto l’intuizione di portare tutte le mie riflessioni in un libro, il Vangelo Pratico. Però, fino ad adesso avevo usato il mezzo delle immagini che non necessita di dare spiegazioni, mentre ora sarebbe stato il lavoro inverso. L’unica certezza che avevo era quella che non sarei stato all’altezza del compito: ogni giorno sapevo l’argomento dei nuovi capitoli da scrivere, ma non avevo idea di come fare per renderli facilmente condivisibili con il lettore. Allora, mi concentravo sulla prima frase e, non appena la scrivevo, tutto il resto sgorgava come un fiume; cosicché ho completato l’intero libro in tre settimane.

Al termine, avevo le mani doloranti per l’incessante battere sulla tastiera e lo stupore nel rileggere un testo di filosofia religiosa che collega temi come non avrei mai potuto fare se avessi provato a programmarlo. Il risultato supera le mie capacità e anche le mie competenze: non sono infatti un laureato di filosofia o teologia; non sono neppure laureato. Sono sicuro che se avessi provato a scrivere questo libro basandomi sulle mie conoscenze e abilità, avrei redatto qualcosa di più prevedibile. Il libro stesso è la prova che lasciarsi andare a qualcosa di infinitamente più grande di noi possa farci vivere esperienze che oltrepassino ciò che personalmente è conosciuto e già sperimentato. Un’intenzione sincera e chiara in quello che si fa, piuttosto che un preoccuparsi dell’esito, portano al cuore dell’esperienza.

Non appena ho inviato il file del libro a una persona che si occupa di trattamenti dei testi, per avere un’opinione, questa mi richiama per domandare conferma su quello che le avevo spiegato. Aveva l’impressione che fosse un lavoro per cui sarebbe stato necessario un tempo di almeno tre anni, per metterlo assieme, e non tre settimane. Disorientamento comprensibile, visto che basandomi sulla mia preparazione, ho avuto poi bisogno di parecchi mesi per poter correggere il libro e inviarlo alla Casa Editrice per la stampa.

Ovviamente, sono io ad aver scritto il libro, ma non ne sono l’autore. L’autore è questa cosa immensamente più grande di noi che, se le lasciamo spazio, può manifestarsi attraverso di noi. Certo, io ho messo il mio tempo, la mia fantasia, le mie esperienze, il mio progetto e la velocità nello scrivere, tuttavia, consapevole dei miei limiti intellettuali e impressionato dal compito, sapevo che non avrei potuto produrre qualcosa di utile affidandomi solo a me.

Questo non è per convincere che io abbia vissuto qualcosa di prodigioso. Semmai il contrario: tutti possiamo vivere in modo prodigioso se abbiamo fede in qualcosa di immensamente più grande di noi e delle nostre capacità. Anzi, facendo così esperienze simili diventerebbero l’ordinario; il fuori dall’ordinario sarebbe un voler fare qualcosa di nuovo basandoci solo su ciò che nuovo non è: quello che già conosciamo e che già sappiamo fare.

Enzo Comin

Autore del libro Vangelo Pratico

 

Puoi scaricare anche qui il catalogo citato nell’articolo: “Pratica artistica del Vangelo di Enzo Comin

 

Immagine: Particolare di una fotografia a cura di Enzo Comin

 

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