Estratto da L’aroma del Coapl. Accanto al fuoco della tradizione di Alessandra Comneno – La maestria del Veggente
Un estratto da L’aroma del copal di Alessandra Comneno per esplorare la maestria del Veggente, il silenzio interiore e il cammino tolteca verso una percezione più ampia della realtà.
La maestria del Veggente
Si è molto discusso sul potere della vista. Gli antichi hanno suggerito qualcosa che ai nostri giorni è stato ampliamente investigato. Come commentavo all’inizio del libro, noi non vediamo realmente quello che crediamo di vedere, vediamo la descrizione che la nostra mente fornisce dell’oggetto osservato. Questo evidenzia il limite della nostra vista.
Diventare artista della percezione
Se non decifriamo l’immagine, sentiamo la nostra casa interiore più ampia, aperta. Il dilemma sta nel fatto che noi esseri umani crediamo troppo nei pensieri. Se togliamo loro potere e pratichiamo, ogni tanto, il silenzio interiore, essi smettono di girarci nella mente alla ricerca ossessiva di rassicurazioni e spiegazioni e potremo navigare in un campo di percezione più vasto.
Diventare artista della percezione significa imparare a descrivere in maniere diverse quel che ai nostri occhi sembra univoco. Ogni idea, il vissuto di ogni evento in cui sono protagonista, ha vita propria e muta continuamente, non posso che arrendermi all’evoluzione, al cambiamento, alla trasformazione. Nulla è stabile, tutto è in movimento, non posso arrestarlo.
Sono i miei pensieri che imprigionano le esperienze. Uscirò dalla trance che vivo nel mio quotidiano? Imparerò a vedere? Mi risveglierò?
Interrompere il dialogo interno
Don Carlos, seduto su una pietra millenaria del centro cerimoniale di Xochicalco, il luogo dove i fiori non marciscono mai, un giorno raccontava che il dialogo interno è un guardiano che protegge e alimenta costantemente la descrizione del mondo che abbiamo imparato dagli altri.
A causa di quello che ci raccontiamo, percepiamo la realtà nel modo in cui siamo soliti fare e ci comportiamo di conseguenza. Così succede che il mondo che osserviamo viene sostituito dai pensieri che lo descrivono e dalla loro ovvia ossidazione, che scambiamo per realtà.
Tutto ciò si placa quando interrompiamo il dialogo interno.
“La pratica di non interpretare – annuiva con un sorriso il Nagual – è il colpo di grazia all’ego, l’ascesa più importante. Se tutto è un riflesso, se tutto è uno specchio, ci stiamo risvegliando e riconoscendo nei colori che respira la natura. Sentiamo questo abbraccio e il suo contenimento, la primavera sa sbocciare tra le crepe di un muro come nella vastità dei prati, non conosce confine.
Gli occhi del cuore
Crediamo che esista solo quello che vediamo, ci hanno insegnato così, ma gli occhi possono diventare dei tiranni se non li educhiamo a lasciare spazio agli occhi del cuore. Chi vede realmente è la nostra percezione!
Non entreremo nel mondo della Veggenza se non ricorderemo il naturale legame che abbiamo con la frequenza del cuore. Spesso gli eventi che accadono non sono allineati con la sua frequenza. Siamo quotidianamente testimoni di atti dolorosi dettati dalla rabbia, dalla paura, tragedie che ci colpiscono e che ci lasciano increduli… Quelli – dicono gli Abuelos – sono i momenti in cui il cuore dobbiamo mettercelo noi, l’Agguato più grande per noi esseri umani.
Il cammino del Tolteca
Il cammino del Tolteca si dedica a investigare fondamentalmente il campo dell’affettività in cui esso si riconosce. Questo è il senso del viaggio che stiamo intraprendendo. È il cuore che dà corpo al cammino e vita a ogni pratica. Con gli occhi del cuore percepiamo l’invisibile ed entriamo in contatto con i nostri antenati.
Per un Tolteca, fermare il pensiero significa fermare il mondo e vedere le cose come sono veramente: pura energia. Quando s’interrompe il dialogo interno e si accede al silenzio interiore, entriamo naturalmente in connessione con l’energia che muove l’universo (l’Intento) e con la possibilità di vedere e intuire (la Veggenza).
È necessario accomiatarsi dagli strati della propria storia personale, dai panorami conosciuti, abituali, dalle descrizioni ossidate della mente basate su esperienze passate o ritirarsi dal bisogno di confermare la propria soddisfazione nel controllare ogni cosa e ogni evento.
L’arte della Veggenza
Nell’arte della Veggenza, quando riconosci che quello che chiami Io è in grado di sperimentare il senso di vacuità, inizi a vedere. L’Io è pieno di interpretazioni, è un bel gioco creativo ma passeggero, cambiante.
L’idea del tempo, così come noi umani lo concepiamo, gli conferisce continuità, ma non è così. Quando, come osservatore, diluisci la sostanza del tuo Io, cominci a vedere, quando scopri che quell’Io che segnali dentro di te appare solo in co-creazione con quello che osserva, comprendi che tutto il percepito è un’idea, è un sogno, il sogno dell’esistenza.
Ampliare il campo di percezione
L’arte di vedere fa uso di uno sguardo spazioso e sa mettere a fuoco in forma rilassata quello che sta osservando per il gusto di giocare con l’elasticità del muscolo dell’immaginazione.
La Veggenza è la capacità che hanno gli esseri umani di ampliare il proprio campo di percezione fino a scorgere non solo l’aspetto esteriore, ma l’essenza stessa delle cose.
Quando ci sentiamo intrappolati nel nostro quotidiano o percepiamo che gli eventi non stanno fluendo come vorremmo, è sufficiente spostare l’attenzione su altro per rompere le barriere mentali che ci stanno trattenendo. Uno sguardo ossessivo non permette mai a un fatto o a un’esperienza il suo naturale fluire, li imprigiona detenendoli e obbligandoli a riprodursi nel tempo.
Cerca l’infinito
“Mettiamo a fuoco lo spazio – diventava serio il Nagual quando puntava a un salto di consapevolezza. Poche volte ci rendiamo conto di quanto lo spazio sia ciò che permette che il tutto sia contenuto. Se siamo immersi nella natura o vediamo una casa in lontananza, la nostra attenzione si posa sugli oggetti che risaltano ai nostri occhi e lo spazio perde d’importanza.
Come possiamo metterlo a fuoco? Prova a proiettare lo sguardo dal punto centrale delle tue sopracciglia. Davanti a te c’è lo spazio ma la tua attenzione è richiamata dalla colonna, da un masso, da un cancello… Concentrati per qualche minuto. Gioca con la tua vista. Non afferrarti a nulla. Puoi farlo come vuoi, seduta, sdraiata, guardando verso il cielo. Cerca l’infinito.
La messa a fuoco della nostra attenzione è creativa
Come possiamo praticare questa maniera di vedere? Guardando il cielo, gli spazi immensi, le nuvole in movimento, ricordando che la messa a fuoco della nostra attenzione è creativa.
Se siamo convinti che il corpo è solido è perché lo stiamo confermando tutti i giorni in un consenso collettivo automatico che lo ricorda, in un programma automatico. «La materia, il sogno duro» diceva una Abuela «è la sostanza della nostra percezione ossidata».
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Alessandra Comneno pubblica con Anima Edizioni L’aroma del copal, Pratiche Sciamaniche (insieme a Maurizio Balboni) e Custode del Fuoco Sacro. Insieme a Diego Dentico pubblica inoltre L’alba della Terra.
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