Vedere la ferita da abbandono in un percorso di Ipnosi Alchemica
La ferita dell’abbandono e il bambino interiore
La ferita dell’abbandono è una delle ferite più profonde che un essere umano possa attraversare. Non riguarda soltanto l’essere lasciati da qualcuno, ma il sentirsi interiormente non scelti, non visti, non degni d’amore. In molti casi questa ferita nasce nell’infanzia, ma continua a vivere silenziosamente nell’adulto, influenzando relazioni, scelte, paure e perfino il modo di percepire sé stessi e il divino. Tutte le volte che si comincia un percorso su di sé diventa indispensabile osservare come le reazioni a questa ferita abbiano caratterizzato il nostro bambino interiore.
Un passaggio fondamentale nel percorso di Ipnosi Alchemica
In un percorso di Ipnosi Alchemica, il vedere questa ferita rappresenta spesso un passaggio fondamentale. Non per crogiolarsi nel dolore, ma per trasformarlo in una soglia evolutiva. L’alchimia interiore, infatti, non elimina il piombo dell’anima: lo trasforma in oro.
La storia di Domenico
Immaginiamo la storia di Domenico (nome inventato).
Domenico aveva quarantadue anni quando iniziò il suo percorso. Era un uomo apparentemente forte: lavorava molto, aveva diverse conoscenze, si mostrava brillante e ironico. Eppure dentro di sé viveva una costante sensazione di vuoto. Ogni relazione affettiva diventava una lotta tra il desiderio di fusione e il terrore di essere lasciato. Bastava un messaggio non ricevuto, una distanza improvvisa o un piccolo cambiamento nel comportamento dell’altro per far emergere ansia, rabbia o disperazione.
Per anni Domenico aveva creduto che il problema fossero gli altri. Persone troppo fredde, troppo sfuggenti, incapaci di amarlo davvero. Ma durante le prime sedute di Ipnosi Alchemica emerse qualcosa di diverso.
Il programma inconscio della paura di essere lasciati
Attraverso il rilassamento profondo e il lavoro simbolico sull’inconscio, Domenico rivide sé stesso bambino. Aveva circa cinque anni. Sua madre era spesso triste e assente emotivamente; il padre lavorava continuamente. Nessuno lo aveva davvero abbandonato fisicamente, eppure lui aveva imparato presto che per ricevere attenzione doveva “meritarsi” amore, essere bravo, utile, invisibile nei bisogni.
Dentro di lui era nato un programma inconscio: “Se mostro ciò che sento, verrò lasciato”.
Quella consapevolezza fu dolorosa. Molte persone, quando iniziano a vedere la propria ferita, attraversano una fase di resistenza. L’ego preferisce accusare il mondo piuttosto che guardare il proprio bambino interiore ferito. Tuttavia, proprio in quel momento può iniziare la trasformazione.
Attraversare il dolore con l’Ipnosi Alchemica
Nel lavoro ipnotico Domenico non si limitò a ricordare. Cominciò lentamente a dialogare con quella parte di sé rimasta congelata nel tempo. Attraverso visualizzazioni simboliche, immagini archetipiche e stati profondi di coscienza, imparò a stare accanto alla propria solitudine senza fuggirla.
Questo è uno degli aspetti più importanti dell’Ipnosi Alchemica: non anestetizzare il dolore, ma renderlo attraversabile.
Molte persone cercano tecniche spirituali per “stare bene” velocemente. Vogliono meditare, pregare, elevare la coscienza senza entrare nelle proprie ombre. Ma non esiste vera spiritualità senza incarnazione. E non esiste incarnazione senza ferita.
La ferita come porta spirituale
La ferita dell’abbandono, quando viene vista con coscienza, può diventare una porta spirituale potentissima. Perché costringe l’essere umano a confrontarsi con il proprio senso di separazione. E spesso proprio da lì nasce la ricerca autentica del Sé.
Dal bisogno d’amore alla presenza
Nel tempo Domenico comprese che la sua continua richiesta d’amore nascondeva in realtà una profonda disconnessione da se stesso. Cercava fuori ciò che non riusciva a sentire dentro. Ogni partner diventava inconsciamente una madre salvifica, qualcuno che avrebbe dovuto riempire il suo vuoto originario.
Quando questa dinamica viene resa cosciente, accade qualcosa di straordinario: l’energia prima usata per mendicare amore può essere trasformata in presenza.
Seduta dopo seduta, Domenico iniziò a cambiare. Non perché la sua ferita fosse sparita, ma perché smise di identificarvisi completamente. Iniziò a percepire il dolore non più come una condanna, ma come una guida.
In molte tradizioni spirituali la ferita rappresenta il luogo attraverso cui entra la luce. L’essere umano che ha sofferto profondamente può sviluppare una sensibilità diversa, una maggiore compassione, una capacità più autentica di sentire gli altri. Naturalmente questo accade solo quando il dolore viene trasformato e non agito inconsapevolmente.
La trasformazione della ferita
Nel percorso di Domenico avvenne proprio questo passaggio alchemico.
La paura di essere abbandonato lo aveva reso dipendente, controllante e costantemente in allerta. Ma quando imparò a stare nel proprio vuoto senza scappare, iniziò lentamente a sentire qualcosa di nuovo: una presenza silenziosa dentro di sé.
Per la prima volta sperimentò che non era realmente solo.
Molti percorsi spirituali parlano dell’unione con il divino, ma spesso dimenticano che il primo passo verso quella connessione passa attraverso l’incontro con le proprie fratture interiori. La ferita dell’abbandono può allora trasformarsi da maledizione a iniziazione.
Conclusione
L’Ipnosi Alchemica lavora proprio in questa direzione: aiutare la persona a trasformare il sintomo in simbolo, il dolore in coscienza, la ferita in possibilità evolutiva.
Perché ciò che non viene visto si ripete.
Ma ciò che viene accolto può finalmente trasformarsi.
E forse il vero opposto dell’abbandono non è l’essere amati da qualcuno.
È imparare lentamente a non abbandonare più sé stessi.
Laura Costantino
Laura Costantino è autrice del libro Ipnosi Alchemica, editoa da Anima Edizioni. Scoprilo qui, leggi un estratto e lasciati ispirare.
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