SOS per l'Anima

Emozioni, Salute, Felicità

Un video-blog interamente dedicato al benessere psicosomatico.

Erica F. Poli

EFP

29. IL DISPREZZO E LA COPPIA – PARTE 2

Continua dalla parte 1

Gottman e il suo team hanno seguito centinaia di coppie anche nel corso del tempo, osservando il modo in cui litigavano, discutevano e risolvevano i conflitti. Non ha individuato solo il disprezzo come fattore di grande rischio, ma anche altri fattori come precursori del naufragio di un rapporto […].

Ora voglio soffermarmi in modo particolare sul disprezzo perché è senza dubbio un punto centrale dell’intelligenza emotiva, non solo per le coppie ma anche nella vita di relazione in generale e per la vostra salute.

Il disprezzo è una difesa in realtà. L’ultima strenua difesa contro la critica. Quando la critica è dura e il senso di essere sbagliati si fa sempre più forte, l’unico modo di difendersi infatti è quello di mettersi su un piedistallo e guardare l’altro dall’alto in basso. In questa fase si usa molto il sarcasmo, o ci si prende gioco dell’altro.

Situazioni del tipo in cui lei furiosa dice al marito se sa dove si trova l’aspirapolvere, visto che in casa non fa nulla, e lui sarcastico risponde, guardando di solito il terapeuta e ammiccando: “Magari ci sta anche quello nella tua borsa, vista tutta la roba inutile che ti porti dietro!”.

L’esempio di Gottman che ho sempre trovato tristemente esilarante è quello del correggere la grammatica dell’altro durante una sfuriata. Magari lei urla “Se tu mi aiuteresti almeno a guardare i bambini mezz’ora io riuscirei a preparare un cena decente!” e lui risponde “Cara, si dice se tu mi aiutassi, non se tu mi aiuteresti!”.

O le situazioni in cui lei, soprattutto di fronte a terzi, ironizza sulle prestazioni sessuali di lui inesistenti, come quando lui, molto arrabbiato, diceva “In casa mia non sono praticamente nessuno, va bene che ormai le donne portano i pantaloni da tempo, ma ancora non hanno gli attributi” e lei mi guardò ammiccante e mi disse “Beh, per quelli che ha lui, i pantaloni non credo servano più”.

Gottman e il suo team hanno verificato che la persona che subisce il disprezzo dell’altro ha un abbassamento delle difese immunitarie, con evidenti ricadute sullo stato di salute.

Il disprezzo segnala la fine del rapporto, a differenza della rabbia che rappresenta ancora l’esistere di un coinvolgimento e di un attaccamento che si possono recuperare. Nulla colpisce il nostro cervello emotivo e anche la nostra fisiologia quanto il sentirsi emotivamente allontanati dalle persone che ci stanno accanto, il consorte, i figli, i genitori. Chi è solito difendersi dal conflitto o reagire con la freddezza, il distacco, la durezza e il sarcasmo tenga ben presente che sta agendo la peggiore soluzione, la più distruttiva e pericolosa per il rapporto.

A partire dal 1972 Gottman e i suoi colleghi hanno incontrato migliaia di coppie, alcune volontarie, altre che avevano contattato il Love Lab per iniziare una terapia. Tutti gli incontri sono stati filmati, registrati e analizzati, e durante le conversazioni fra i partner sono state analizzate microespressioni che durano anche soltanto qualche frazione di secondo e registrati molti dei loro parametri fisiologici, per esempio il ritmo cardiaco, la traspirazione, la pressione arteriosa e alcune funzioni immunitarie. Le coppie sono state seguite periodicamente per anni dopo il primo incontro, e Gottman e la sua équipe hanno cercato di rintracciare gli elementi negativi ricorrenti per cercare di stabilire se e in quale misura è possibile prevedere la riuscita o il fallimento di una relazione di coppia.

Una parola di troppo, una minima smorfia di disprezzo e di disgusto appena percepibile sono sufficienti a produrre un’accelerazione del ritmo cardiaco nel destinatario. Una frecciata, una stoccata umiliante sono in grado di portare la frequenza cardiaca da 70 a 110 battiti al minuto. Il fatto è che questo produce quello che chiamiamo shutdown corticale: il cervello limbico, allertato in questo modo, cortocircuita i network del cervello corticale.

Risultato? Il cervello cognitivo non è più in grado di ragionare e soprattutto la corteccia prefrontale, sede delle funzioni integrative, della capacità di dare un senso a ciò che ci accade e di sentire la connessione con gli altri e con il mondo si trova del tutto scollegata.

Entrambi i sessi sono sensibili a questo meccanismo detto di affogamento affettivo, ma gli uomini in particolare, vista la rapidità con cui attivano il network dell’amigdala, vanno incontro rapidamente a uno stato nel quale, attivata la loro fisiologia cardiocircolatoria, reagiscono subito in termini di puro attacco e difesa.

Questo genere di scambi suona a tutti familiare:
Lui: “Mi hai messo a posto…?”.
Lei: “Mi hai messo a posto le calze?! Perché dovrei? Tu forse metti a posto le mie? Non sono la tua governante!”.
Lui: “Beh, se fossi una governante romperesti meno i…!”.

In uno scambio come questo, la fisiologia di entrambi si sregola molto in fretta, con esiti davvero terribili. I cervelli limbici di ciascuno prendono il sopravvento sulla corteccia prefrontale, registrano un pericolo in atto e cominciano a reagire con attacco o fuga.

Dunque, da questo momento, mai più disprezzo.

Almeno, provateci. Non vi sto dicendo di non litigare, non a questo punto del libro quanto meno, ma di imparare a farlo bene.

Erica F. Poli

Estratto dal mio libro Anatomia della Coppia

Erica Francesca Poli

6/05/16
29

Un commento a “29. IL DISPREZZO E LA COPPIA – PARTE 2”

  1. Susy Od

    Buongiorno, ho letto con molto interesse, i due articoli sul disprezzo. Purtroppo è quello che sto vivendo, da anni, con il mio compagno. A parte l’inizio molto coinvolgente della ns. storia, in pochi mesi di convivenza è uscito il sarcasmo di lui, inizialmente e apparentemente rivolto a mio figlio (di primo letto), ma sotto sotto, destinato a me per sottolineare la mia inadeguatezza come madre. Quello che ho sempre pensato, in questi anni, è che lui avesse, nei miei confronti, aspettative ben precise che, puntualmente, io ho disatteso, ma non so cosa e perchè. E’ come se, negli anni, avesse tentato di demolirmi, di sottomettermi, di farmi diventare qualcosa di completamente diverso, cosa che io mi sono sempre rifiutata di fare, cadendo però nella rassegnazione più profonda. Ora mi sono stancata e, ieri, l’ho accusato di provare, per me, disprezzo. Non so come andrà, non so se c’è speranza per noi, per il momento siamo ancora qui, la mia intenzione è, andando avanti, di sottolineare tutte le occasioni in cui io sento il suo disprezzo e chiederne spiegazione. Può avere un senso? Grazie

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