Spazio Nero-Avorio

C’è un universo nascosto nei contrari e negli opposti; esso si svela nel moto dell’accorgersi e diventa tutto d’un tratto meraviglia.
Ci siamo persi nel semplicistico e nelle parole usate a caso, ci siamo immersi in programmi assurdi che non ci attrezzano al nuovo e al miracolo. Ci siamo confusi e dispersi nelle trame delle parole.
Se è vero il vero, lo è anche il suo contrario… Monia nel meraviglioso mondo delle contraddizioni.

Monia Zanon

Monia Zanon

18. ANIMA GEMELLA O ANIMA COMPLEMENTARE?

(Su ispirazione del mio libro Sincronicità, Anima Edizioni)

Il compito massimo nell’esperienza dell’amore condiviso non è certo quello di trovare un altro “te” che faccia l’uno più uno che fa due, ma di trovare un altro te che faccia l’uno più uno che fa Uno. Due per Uno! Tra i molti desideri-bisogni che un essere umano può avere c’è la ricerca del compagno. Ricerca, questa, tutt’altro che illecita, solo che l’idea della cosìddetta “altra parte di noi”, l’altra metà della mela, risulta essere un po’… confusa!

Siamo tutti sempre molto pronti nell’elencare le cose che non ci vanno del nostro compagno o della nostra compagna, ma siamo alquanto spiazzati quando ci viene chiesto come dovrebbe essere il nostro uomo o donna ideale. Si ricorre così, miseramente, ai soliti giri di parole, per descrivere un modello di uomo o di donna che non esisterebbe nemmeno su di un catalogo! È un imprinting! Accorgiamoci!

18_sAd esprimere le visioni più falsamente romantiche, e terribilmente manipolate, troviamo parole del tipo: “Prima che arrivassi tu mi sentivo incompleta!” Oppure: “Sei la vita mia!”
“Senza di te la mia esistenza perderebbe di significato!” E… così via, parole molto, davvero molto lontane da quelle dell’amore!

Ma non ci si accorge! Perché? Perché questo è l’imprinting, il programmachiamato Amore, ma che dell’autentico Amore non è nemmeno lontano parente!

Uomini o donne che siate, in entrambi i casi ognuno ha le sue particolari esigenze, dettate da anni ed anni di abitudini e tradizioni che hanno sfornato centinaia di disadattati. Il problema è sempre lo stesso: la domanda sbagliata! Non siamo in grado di formulare bene il desiderio, e attraiamo a noi l’uomo o la donna che ci hanno insegnato a volere, non chi realmente ci farebbe crescere e ci renderebbe felici… soprattutto felici!

Quando si parla d’amore, la felicità non è compresa, o è lontanissima dalle prime posizioni nelle richieste di chi aspira a vivere questa esperienza. Sembra che non capiamo che cosa significhi essere felici sul serio! Sembrano essere solo parole, che non comportino una comprensione più profonda. Una ricerca invece che, come nel complemento di specificazione, risponde alla domanda “Di chi? Di che cosa?”. Che cos’è amare e che cos’è essere amati sembra essere il cono d’ombra dell’oscura parte di noi, che non sa cosa volere. Non siamo in grado di capire chi e che cosa farebbe la nostra felicità, perché non siamo in grado di vedere qual è la nostra felicità. Questo è un dato di fatto!

Anche nella ricerca dell’amore, noi, come cavalieri erranti, ci muoviamo in foreste di nebbia fittissima, senza riuscire a distinguere la destra dalla sinistra! Questo è dovuto ad un imprinting vecchissimo, giurassico, oserei dire! Non cerchiamo l’amore, cerchiamo l’idea che ci hanno insegnato dell’amore! Che di per sé non esiste!

Partiamo dalle origini: le persone cercano l’altra metà. L’altra metà: questa espressione, peraltro diffusissima nell’immaginario collettivo come nel linguaggio di tutti i giorni, riflette la convinzione che abbiamo di non essere completi, che ci manchi un pezzettino,
che siamo rotti, difettosi, che così, da soli, non possiamo funzionare.

È così, da questa idea corrotta, che nascono e si alimentano le forme-pensiero dell’abbandono e del “non valgo abbastanza”. Noi siamo già interi, se cominciamo a capire questo, non ci aspettiamo di incontrare un altro “noi”, il nostro gemello robotizzato, che si muova come una nostra estensione. Questo sarebbe un rapporto
auto-referenziale, non d’amore!

Di fatto, la prima cosa che facciamo in un rapporto di coppia, quando abbiamo la fortuna di sperimentarne uno, è creare il nostro compagno, modellandolo sulle nostre esigenze. Ma non è un rapporto di coppia questo! È schiavitù! Nel migliore dei casi, capita che ognuno si muova come fosse single pur ritenendo di essere accoppiato! Cliché che ci hanno insegnato a volere, che ci hanno insegnato ad essere! Ed ecco che l’uomo per essere tale deve possedere queste particolari caratteristiche… e una donna queste altre virtù… Ego distorto!

Il nostro compagno è un compagno di vita, non la nostra vita! Ed è proprio perché si dice nostra, cioè di noi, che dovrebbe come minimo esserlo! Finiamo spesso per impadronirci della vita dell’altro, fin quando ce lo permette, cioè fino al momento in cui arriverà a spaccarci il cuore pretendendo di riprendersela! E viceversa! Nessuno dovrebbe vivere per un’altra persona! Nessuno dovrebbe vivere di un’altra persona. Ognuno dovrebbe imparare a vivere di sé!

Che tragedia vedere sgranellarsi i nostri giorni e i nostri anni con la terribile aspettativa che ci fa vivere in felicità (o presunta tale), in funzione del fatto che una persona sia al nostro fianco o meno! Significa crearsi, giorno dopo giorno, con le nostre proprie mani, l’inferno, poiché quando ci si affida a qualcuno in un rapporto di
grande o addirittura piena dipendenza di fatto noi permettiamo che i successi e gli insuccessi di questa persona determinino lo stato di salute del nostro sistema nervoso, e qualche volta in modo irrimediabile! Punto d’appoggio illusorio, ci arrecherà grandi sofferenze il giorno in cui ci verrà a mancare.

Infatti prima o poi il nostro compagno, o la nostra compagna, si comporterà in modo tale da farci sentire messi da parte o allontanati, ed in quel momento il mondo ci crollerà addosso.
Ego distorto!

Allora, ricapitolando, niente altra metà della stessa mela, noi stiamo bene come stiamo, interi! Siamo esseri divini e perfetti esattamente così, non ci manca nulla! Si dice che noi esseri umani siamo stati fatti ad immagine e somiglianza di Dio. Vi pare dunque plausibile che Dio, che è perfetto, possa aver creato qualcosa che non lo sia? Non è logico!

Nell’amore si cercherà quindi non più qualcuno che ci completi, ma qualcuno che ci faccia vedere come tutto soggiorni già in noi. Il nostro compagno dovrebbe essere come un sole che ci illumina, permettendoci di vedere la nostra divina perfezione e come siamo completi da sempre!

L’amore della nostra vita dovrebbe farci semplicemente luce, luce, mentre condivide la vita con noi. Condividere la vita significa che, mentre ognuno vive e scopre la propria grandezza, illumina di entusiasmo l’altro, nell’osservazione della sua. La coppia divina, l’uno più uno che fa Uno. Questo ci renderà enormi! La luce d’amore del nostro compagno, della nostra compagna, illuminerà i nostri talenti assopiti e diverremo famosi per noi, senza rubarci la vita, senza elemosinare attenzioni, ma riscoprendoci e
illuminandoci di immenso nel nostro Essere Divini e Unici!

L’Amore è una cosa seria! O forse no?!

14/09/10

Commenta l'articolo tramite e-mail

Messaggio (max 2000 caratteri)Tutti i campi sono obbligatori. L'e-mail non sarà pubblicata

Commenta l'articolo tramite Facebook