Spazio Nero-Avorio

C’è un universo nascosto nei contrari e negli opposti; esso si svela nel moto dell’accorgersi e diventa tutto d’un tratto meraviglia.
Ci siamo persi nel semplicistico e nelle parole usate a caso, ci siamo immersi in programmi assurdi che non ci attrezzano al nuovo e al miracolo. Ci siamo confusi e dispersi nelle trame delle parole.
Se è vero il vero, lo è anche il suo contrario… Monia nel meraviglioso mondo delle contraddizioni.

Monia Zanon

Monia Zanon

160. ATTIVARSI PER IL PROGETTO “SALVEZZA DELL’UOMO”

Caro Viandante, ricordi che nel precedente articolo avevo scritto che avrei reso agibili dei post per rieducare il cuore e aiutare a fare spazio eliminando supponenza, giudizio, paura, cinismo, incertezza ecc.? Eccomi pronta con la prima parte di una serie di articoli dedicati, come in un percorso letterario (ma non meno efficace), al cuore.

L’importanza di avere il cuore aperto in questa era è fondamentale, come già accennavo, per la costituzione di quella famosa massa critica rappresentata dal 10% degli esseri umani di buona volontà.

Partiamo subito dai primissimi rudimenti che ci aiutano a scoprire come togliere il velo… Come attrezzarsi al cambiamento?

La comprensione della mente

Accade che, ciò che la mente non comprende, non avalla. Il punto è che, così facendo, ciò che non è compreso dalla mente non sarà mai a nostra disposizione, caro lettore! Quei file che contengono gran parte di ciò che ci attrezzerebbe al cambiamento, al miracolo, alla possibilità, sono of limits!

Cosa fa la mente quando arriva una informazione nuova? Essa decide, con la comprensione mentale, se accettare l’esperienza oppure no. La mente vuole la motivazione, la spiegazione, il motivo per cui dovrebbe crederci.

L’antico modo di dire credendo vides  (per vedere è necessario credere) ci spiega come siamo improvvisamente tagliati fuori dall’accesso a file innovativi, solo perché non ancora capiti, quindi etichettati dalla nostra mente come “inutili”.

Eppure dovrebbe essere, saggiamente, l’esperienza a insegnarci ciò che è funzionale a noi e ciò che non lo è.

Lo strumento chiamato Fede

È attraverso la fede – il mezzo che ci attiva al magnifico – che noi, caro viandante, possiamo avere nuovi modi di vedere e, quindi, nuovi risultati.

C’è un gran problema: la fede implica essere attivati alla fiducia, e la tale strumento non è compreso dalla testa, che vuol subito “capire” prima ancora di provare. La fede non ha bisogno che gli venga argomentato alcunché, essa se è attiva si fida e affida, poiché la coscienza che si permette il lusso di usarla sa, oltre ogni dubbio, che accadrà sempre e solamente ciò che risponde al massimo fine dell’individuo.

Quale parte di noi si offende?

Una coscienza tale non ha tempo per offendersi, poiché l’ego è agile, non scende a tranelli del genere! Una persona  attivata alla fede non ha bisogno di capire, quindi non suppone, sa oltre ogni aspetto che accadrà il meglio, come sa oltre ogni discussione che anche  domani sorgerà il Sole. Questa è fede, fiducia.

Questo mezzo è indispensabile per avere un cuore sgombro dalla supponenza e dall’ego che si risente perché ferito in parti delicate e scoperte, che ancora dolgono da chissà che tempi e scene.

La differenza tra intelligenza della mente e intelligenza della coscienza

Riassumendo:

La mente decide con la comprensione se accetterà un’esperienza prima ancora di averla sperimentata. Essa tendenzialmente è diffidente e soprattutto, se può, pensa male. La mente vuole spiegazioni, motivazioni sul perché dovrebbe accettare tale fatto, azione, lezione, insegnamento ecc. Lei non si permette di provare, di percepire di cosa si tratta, senza voler capire a livello mentale. La mente è lenta, più di altri sistemi più sottili d’apprendimento basati sull’esperienza e la fiducia.

La coscienza è attivata alla possibilità; il suo mezzo primario è la fiducia, l’affidarsi oltre la comprensione. Alla coscienza non servono argomentazioni, essa ama scegliere attraverso la pratica, la sua tecnica di apprendimento è rapida. Una persona con la coscienza vigile è in grado di attuare continui cambiamenti senza che l’individuo si accorga che sono avvenuti. Sono le altre persone-specchio ad accorgersi che l’amico è cambiato, il partner è diverso, il figlio sta maturando (dove per maturazione si intendono cose diverse dal reparto di frutta e verdura!).

L’apprendimento della persona cosciente, infatti, si basa sull’apertura e sulla certezza, oltre la capacità di comprensione della mente (che mente), che ogni evento che le accadrà non sarà condizionato dal giudizio del bene e del male, piuttosto ciò che è nuovo è percepito come possibilità affinché si compia un disegno più grande, e, in ogni caso e sempre, funzionale, oltre ogni valutazione mentale.

L’esperienza e la supponenza

Ne risulta che l’esperienza ci fa cambiare, e lo strumento della mente, la supponenza, ci mantiene nel vecchio sistema “nasci-consuma-muori”.

La coscienza non è interessata alla comprensione del momento. Quante volte di primo acchito non avremmo fatto o frequentato cose, persone, esperienze solo per una valutazione parziale e priva di esperienza dettata dal primo approccio? Cosa avremmo perso? Cosa non avremmo capito in modo profondo e approfondito se avessimo usato la comprensione della mente? Quali esperienze ci saremo persi, quali occasioni, quali opportunità che poi sono scaturite in altre cose, persone, esperienze, novità?

Come mi risuona in questo momento, caro viandante, quel detto che ci sprona ad “amare come se non fossimo mai stati feriti, a scegliere come se non avessimo mai sbagliato, a dare come se non ci fosse mai stato tolto, ad accogliere come se non avessimo mai perduto”!

La guida del vero Sé

Nel quotidiano, perché l’umanità abbia un futuro, è necessario sia il più possibile il vero a guidarci, non la mente che ha creato il mondo che conosciamo.

La mente è quella che vuole fidelizzare, mantenere per il proprio tornaconto persone e cose vicino. La mente è quella che crea sudditi, moderni schiavi a pagamento.

La coscienza invece è quella che spinge un venditore, un terapeuta, un costruttore a rendere libere le persone di scegliere e di fare anche da sole. La persona che lavora con coscienza è in grado di essere attivatore, di risvegliare il dormiente che lo desidera. Questo è l’uomo nuovo ed è anche tutto ciò che ci occorre, caro lettore!

Un altro passo…

Un altro passo verso il risveglio è stato fatto, per gli esseri di buona volontà. Se ti è servito quanto ho scritto, se ha vibrato in qualche luogo di te, attivati al nuovo modo di imparare.

Ci vediamo al prossimo post.

Che la salute ti perseguiti. Ripetutamente!

 

Monia Zanon
Operatore olistico con livello Trainer, accreditato SIAF (Società italiana armonizzatori familiari, councelor, operatori olistici)
Codice di attestazione VE855T-OP.
Professionista disciplinato ai sensi della legge 4/2013.
Direttrice didattica dell’accademia Human Project ®.

 

Credits Img

24/11/14
monia

2 commenti a “160. ATTIVARSI PER IL PROGETTO “SALVEZZA DELL’UOMO””

  1. gianluca

    cara Monia, dopo aver letto l’articolo mi sento di dire questo. C’è bisogno anche della comprensione della mente. E c’è bisogno di unire quella del cuore con quella mentale. sono d’accordo con te su tutta la linea a parte quando viene detta quella cosa: che la mente mente. Ormai è un detto diffuso e suona anche bene ed è efficace nella sua forma dialettica. Ma non è vero che la mente mente per forza. Perché la mia esperienza mi ha portato a capire e comprendere e vedere che la mente in realtà non esiste. E’ soltanto l’illusione che creiamo noi stessi spostando i pensieri qua e là. Quando li mettiamo nel ripostiglio. O quando ce ne distacchiamo. In realtà non è lei che mente. Ma siamo noi. Poi anche il cuore può mentire. E infatti ben sai che il nemico è nel cuore, quando questo non è purificato. Anche se pure qui ci sono delle eccezioni. Come ad ogni regola. Perché dipende sempre dal livello di maturità spirituale di una persona. Ma anche in questo caso siamo sempre noi a mentire. Siccome ho detto che la mente non esiste, per me esiste solo il cervello. (e tutto il resto). (Ora nn so per mente cosa intendi con esattezza. Quindi per comodo continuerò ad usare ancora questo termine). E dico che la soluzione non è “demonizzare” la mente. Poverina. Ha le sue funzioni, le sue capacità, il suo ruolo. Se noi le parliamo male, o in qualche modo la additiamo o le diamo un ruolo negativo, non credi che ci si rivolterà contro? Diventerà sì nostra nemica. La soluzione è sempre la stessa. L’amore. Amare la nostra mente, il nostro cuore, e tutto quello che ci compone. Monia spero di non essere stato irritante o irriverente. Ho voluto solo renderti partecipe della mia esperienza e di quello che ho imparato da essa. Spero mi risponderai perché desidero conoscere la tua risposta. Grazie x tutto il lavoro che svolgi dal più profondo del mio Cuore. Un abbraccio. A presto

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    • Monia

      Ciao Gianluca! Grazie per avermi scritto e per l’energia che dedichi alle mie ricerche e ciò che ci sta a cuore. Cerco di risponderti in meno di 200 caratteri
      :-)La mente che intendo nel testo è quella che vuole capire e comprendere senza lasciarsi guidare dall’esperienza, ma in contrattacco, perché si sente minacciata. La mente che intendo è quella legata agli istalli, che sceglie per partito preso, non per autentica esperienza piuttosto per egregora collettiva, forme pensiero, installi, credenze, convinzioni, educazione, status sociale, convenienza (o presunta tale) ecc.
      Come ho poi scritto anche il cuore può essere altrettanto tarlato 😉

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