Alchimia Urbana

In questo spazio cercheremo di sviscerare alcuni punti nodali del pensiero Alchemico, mettendone in chiaro, fin dove ci sarà possibile, le più intime dinamiche. Sfateremo anche quei luoghi comuni, che ben lungi dal voler nascondere l’operatività alchemica, ne hanno oscurato e inquinato l’immagine; infatti il segreto dell’alchimia, se segreto c’è, si è sempre custodito da solo…

Pascal Fabio Patruno

Pascal

15.DIARIO DI ALCHIMIA N.5

Respirare.

Era durante una lezione di Yoga e Meditazione, pian piano perdevo contatto con la voce della mia Maestra, Evelyne, sempre più lontana, adombrato come da un velo di sonno, immerso in una zona di obnubilamento… poi, coscienza! Sono riemerso, mi sentivo lucido, presente, per nulla turbato, senza più sapere chi io fossi, ma tremendamente sveglio e attento, in pace. Non sapevo più dove mi trovavo e non mi importava. Mi era bastato respirare, respirare su me stesso. Più tardi, anni dopo, compresi che durante quell’esperienza ero semplicemente entrato in una zona franca, l’Io Ordinario aveva valicato il confine Mentale, mi trovavo nel corpo Causale, fuori dell’Atanor, tuttavia incosciente per scelta del mio Guardiano della Soglia, che valutò prematura quell’Incursione generando protettivamente l’esperienza paradosso di Coscienza e amnesia.

Non conoscevo ancora in dettaglio i meccanismi che qui descrivo, a riprova che non è il tipo di strada che scegli o percorri a far la differenza per ottenere un risultato; semmai, la differenza –retaggio a parte – la fa il riuscire a collocare, gestire, ripetere e amplificare certe esperienze, che altrimenti, come allora, si addormentano in chissà quali cassetti della nostra memoria.

Individuare il mio Zolfo Vogare è stato difficile e lo è ancora; tuttavia, un buon lavoro sulle Acque Corrosive mi ha permesso di accorgermi piuttosto in fretta dei miei limiti e quindi dei contorni del mio essere Zolfo. Certo è un lavoro lungo, di osservazione continua, di attenzione intensa. Più respiravo e respiro – sia nel senso dell’atto pneumatico in sé che in quello simbolico del vivere, respiro esisto – e più mi sentivo e mi sento emergere, nudo, senza scuse, senza paratie. Sei quello!

La scoperta della propria “volgarità” sulfurea azzera la tendenza al giudizio, non ci riesci più, distingui al massimo tra difetto o eccesso, tra luogo o fuori luogo, semplicemente, come farebbe la tua mano nei pressi del Fuoco. Finisce la boria, la sufficienza, l’ipocrisia. Ma è un gioco infinito, di tanto in tanto, come un Drago, la volgarità del proprio Zolfo ti colpisce con la coda, e devi tornare a respirare, unire Ossigeno allo Zolfo, mantenere costante la corrosione, aggredire le superfici dello Zolfo con l’Acido Solforico prima che il sulfureo volgare si ricostituisca.

Tempo fa feci un sogno incredibile, lucidissimo, nel quale cercavo di salire i gradini di una Scala Mobile che procedeva in moto contrario… da bambini si faceva, stupiti da quel senso contrario, salire, mentre le scale scendono, il senso dell’energia doppia necessaria. Nel sogno le scale erano di Zolfo. La Scala era altissima, non ne vedevo la fine e non potevo fermarmi, altrimenti sarei ridisceso al ritmo contrario della Scala e il mondo con il suo sonno mi avrebbe nuovamente divorato, consumando i miei giorni, gestendo a piacere la mia memoria, cancellando ogni mattino i propositi della notte.

Ho scoperto che non ha senso e non produce risultato dedicarsi saltuariamente a questo lavoro, ogni giorno che passa, nel lavoro, è vinta un po’ di inerzia…basta saltare un giorno o periodo (il tempo è simbolico e soggettivo) che sia, e si riparte da zero, in fondo alla Scala Mobile, con il rischio per giunta di cadere. E’ allora che “mangi un’altra foglia”, che comprendi che da solo, solo respirando o vivendo, non ce la puoi fare e devi scoprire le altre parti dell’Alkaest.

Ti accorgi che sei Precario, che devi Pregare. Ma cosa è la Preghiera?

Continua

17/06/08
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