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22.IL FUOCO ALCHEMICO

11/07/08

La nostra cultura non ha ancora dato una definizione esaustiva, essenziale, del concetto di Fuoco; si arriva al massimo a dirne che è il prodotto di una combustione tra l’Ossigeno e il Carbonio, combustione che genera dei gas, in genere l’Azoto e dei liquidi, generalmente riferendosi all’Idrogeno. Poi si parla del Fuoco delle stelle, il Fuoco Nucleare, quello della fusione a freddo delle stelle e quello della fissione dell’atomo così maldestramente praticata nelle nostre centrali Nucleari. Si accenna anche ad un terzo Fuoco che è rappresentato dal nucleo lavico del nostro pianeta, un Fuoco questo molto più complesso poiché ricco di svariati elementi in combustione e conduzione.

Il punto è che non c’è una formula del Fuoco, non ne capiamo la Natura, ci soffermiamo solo sulle considerazioni che lo producono e lo alimentano, alla meglio ne studiamo il comportamento ed infine, lo usiamo… ma il mistero della Fiamma rimane intatto! La stessa sorte tocca a quella corrente di elettroni che chiamiamo Elettricità: abbiamo imparato a condurla, usarla, ma nulla più.

E che dire di quell’altro Fuoco Biologico che è la vita? Stessa sorte, nessuno ne sa nulla. Sintomatiche sono quelle affermazioni dei medici che ad embrione impiantato, laconici, esclamano: “ signora, fin qui possiamo agire, abbiamo agito… da qui in poi, non sappiamo, nulla spiega perché a volte la “vita attecchisca” e “a volte no” … gran bel mistero!

Il Divino, di cui il Fuoco è la metafora più vicina, non si lascia “improvettare”, lo permette nei regni più in basso, meno veloci, quelli della Terra, dell’Acqua e dell’Aria, ma quando si giunge al Fuoco è un secco rifiuto; si potrebbe addirittura affermare che questo “comportamento” del Divino è la sua unica reticenza.

Abbiamo quindi un Fuoco Fiamma, un Fuoco Luce, un Fuoco Nucleare, un Fuoco Elettrico, un Fuoco Lavico, e un Fuoco vitale, Biologico.

Se togliamo il Fuoco Elettrico e quello Nucleare che erano sconosciuti all’Alchimista (se non altro nei termini e nelle vesti moderne) ci rimane il Fuoco della Fiamma, quello della Luce, quello della Vita.

Quello della Fiamma è correlato al concetto di Calore.

Quello della Luce al concetto di focalizzazione, vedere, mettere a Fuoco.

Quello della Vita, al mistero dell’esistenza, percepire di esistere, rendersene conto.

Si palesano già le attività dell’Alchimista, che giocava con il suo calore corporeo, per trovare la Fiamma, si esercitava nell’analisi di Sé attraverso lo strumento dell’Astrologia, Scienza dei Fuochi, ovvero del mettere a Fuoco, e più in fondo, nel suo intimo, cercava il Fuoco Eterico, il suo essere corpo di Energia prima che di carne, percepirsi dietro e dentro quella statua di sale fissa e fessa che è la nostra corporeità, storica, anagrafica, attuale.

Il Fuoco era strappare il velo all’illusione del tempo, dell’entropia, della morte e dell’ignorare, ritrovare insomma, direbbe Sir Śākyamuni Siddhārtha Gautama, il Buddha: <<…la propria Natura Originale>>.

continua


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